La ragazza Afgana

The green-eyed Afghan girl became a symbol in the late twentieth century of strength in the face of hardship. Her tattered robe and dirt-smudged face have summoned compassion from around the world; and her beauty has been unforgettable. The clear, strong
Afghan Girl, at Nasir Bagh refugee camp near Peshawar, Pakistan 1984. Photo by Steve McCurry
La fotografia di Steve McCurry.
The green-eyed Afghan girl became a symbol in the late twentieth century of strength in the face of hardship. Her tattered robe and dirt-smudged face have summoned compassion from around the world; and her beauty has been unforgettable. The clear, strong
Afghan Girl, at Nasir Bagh refugee camp near Peshawar, Pakistan 1984. Photo by Steve McCurry

Museo Macro Testaccio La Pelanda, 11 Gennaio 2012, Roma

Nella suggestiva location del Museo Macro Testaccio La Pelanda di Roma, ex mattatoio della città recuperato e destinato all’arte, si può ammirare la straordinaria mostra fotografica di Steve McCurry.

Un viaggio attraverso le immagini, incontrando popoli, tradizioni, usi e costumi, vite e ritratti degli abitanti della terra.

La ragazza Afgana” è il celebre scatto di Steve McCurry che ha fatto il giro del mondo, finendo sulla copertina della rivista “National Geographic” nel 1985, ed è forse una delle sue immagini più significative e note al grande pubblico.

La mostra inizia con un percorso video dove diversi filmati raccontano l’emblema di questa “sconosciuta” bambina fotografata tanti anni fa. Steve McCurry torna nel paese dove ha scattato la foto per cercare di rintracciarla.

Un documentario che racconta al visitatore, comodamente seduto su delle poltrone coloratissime a forma di volto umano, la storia di questa avventura quasi impossibile; la bambina, ormai adulta, potrebbe non vivere più in quel paese, potrebbe esser mutata così tanto da non essere riconosciuta.

Le peculiarità di questa fotografia sono i colori, nonché la brillantezza degli occhi della bambina che sfumano dall’azzurro al verde; elementi che saranno la chiave di volta per ritrovarla. Dopo varie peripezie e “finte” ragazze afgane, Steve McCurry nel 2002 riesce nel suo intento e fotografa di nuovo lo stesso volto, ormai adulto.

Il percorso quindi si snoda attraverso delle sfere, le quali ricordano un po’ il mappamondo ed i numerosi viaggi affrontati da McCurry, dove sono appese le fotografie.

Iniziamo con una serie di ritratti di bambini, i quali testimoniano la vita e la bellezza della nascita, per poi sviluppare con un filo conduttore magico di immagini, la vita di una, o più, ipotetiche persone nell’arco della loro esistenza sulla terra, ovvero vita, gioco, lavoro, guerra, amore, povertà, felicità, gioventù, culti, riti e vecchiaia.

Bambini che si approcciano alla vita, al gioco, alla miseria, alla guerra; bambini che crescono e diventano uomini e donne, assumendo i colori delle loro terre, fieri di rappresentare la loro cultura, variopinti nei costumi, concentrati e raccolti nei loro culti, circondati dalla bellezza della natura che vivono nel quotidiano, o nella miseria che nonostante tutto non ruba loro il sorriso.

Ritratti dai colori vivi, emozionanti e dolcissimi; i bambini sanno incantare ma anche rattristare, specie in un paio di ritratti di un impatto devastante. Vedere bambini con le armi anziché con i giocattoli non è una immagine che resta indifferente agli occhi di chi visita la mostra, per non parlare di coloro che hanno subito la violenza delle guerre. Nel complesso, la fotografia di Steve McCurry è una fotografia viva, colma di speranza e umanità.

L’uomo e la natura sono elementi che si intrecciano e si fondono nelle fotografie di Steve McCurry; l’uomo assume le sfumature della natura, talvolta si ritrova ad essere di semplice contorno, come quando una figura piccola piccola emerge tra il panorama verdeggiante di immense montagne, o di un uomo che si affaccia su di una vallata semi desertica dai colori tenui.

La forza dei colori colpiscono nei riti dei popoli, come quelli indù ove le pelli assumono colori talvolta blu, verdi e rossi.

Le terre d’oriente, come l’Afghanistan, Beirut, Cambogia, India e Birmania, con i loro colori caldi si alternano alle terre occidentali con i loro colori più tenui. Un omaggio anche ad alcune città italiane, tra le quali riconosco a colpo d’occhio Roma e Venezia; fanno bella mostra anche dei particolarissimi scorci della Sicilia e borghi dell’Umbria.

Tra i ritratti celebri si possono ammirare quelli di Aung San Suu Kyi e Robert De Niro.

Una mostra che risveglia nel visitatore la voglia di esplorazione, di viaggiare, conoscere quei meravigliosi posti ed incontrare quelle persone, per fondersi nelle loro culture.

Steve McCurry è un fotoreporter statunitense, il quale ha visitato e immortalato con la sua macchina fotografica numerose terre e popoli, ricevendo svariati premi e riconoscimenti per il suo lavoro.

Le fotografie saranno in mostra fino al 29 Aprile 2012.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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