Il Monaco nel letto

Tra moglie e marito non mettere lo scaldino.

Teatro Greco, 26 Aprile 2012, Roma

Quando un napoletano e una romana si incontrano e si innamorano, fanno letteralmente scintille. Il problema è che anche quando litigano, producono vortici incandescenti nell’aria.

Felice Caccavale e Amalia Separazzi sono una coppia sposata da anni. La fiamma della passione si è spenta, lasciando però i due sempre in perfetto attrito tra di loro, indisponenti ed esasperati dai rispettivi dispettucci.

La musica assordante della banda, sotto il palazzo di Napoli, a tutte le ore del giorno e della notte, è ormai diventata insopportabile per Amalia che per mandar via quel fracasso è costretta a pagare i musicisti. Felice si lamenta invece del “monaco nel letto”, un vero e proprio attentato ai doveri coniugali.

Finchè un giorno Felice decide di troncare definitivamente la loro unione, con il divorzio.

Consultandosi con il suo avvocato di fiducia, ovvero Antonio Saponetta, Felice scopre che per non farsi addebitare la causa e per ereditare inoltre il palazzo portato in dote dalla consorte, deve assolutamente trovare un buon pretesto, persino subire una “violenza” da parte della moglie. Uno schiaffo o una ingiuria, l’importante è che l’episodio avvenga sotto gli occhi di un testimone. Meglio ancora se questo qualcuno è uno sconosciuto.

Anche Amalia prende precauzioni con il suo tartagliante avvocato Garganelli. Non intende affatto lasciare il bellissimo palazzo ereditato dalla madre, comprato con tanti sacrifici. Sacrifici che la stessa Amalia ha affrontato, interrompendo la sua carriera da soprano per sposare colui che pensava fosse l’uomo della sua vita.

L’avvocato Garganelli le suggerisce di essere amorevole e accondiscendente nei confronti del marito, così da sottolineare il brutto carattere del consorte, trasformarsi nella vittima.

I due indossano queste due maschere di fronte all’ignaro testimone Gaetano Pappocchia, il quale conosce i coniugi in occasione del suo interessamento nell’affittare l’appartamento al primo piano del palazzo.

Un testimone ideale per entrambi; ma la farsa dura ben poco. I difetti ed il rancore dei due coniugi hanno la meglio.

Il povero Pappocchia, che cerca discrezione per affittare in realtà l’appartamento per la sua bellissima e giovanissima amante Emma Bò, viene coinvolto dai due come testimone alla loro causa.

Tutto viene a galla nel secondo atto, dove i protagonisti si ritrovano in un’aula di tribunale a chiarire le loro posizioni, oltre a dichiarare i loro peccati.

Pappocchia infatti è costretto ad ammettere davanti alla furiosa moglie Dorothea Latores, la relazione con la soubrette, la stessa che ha rapito anche il cuore dell’avvocato Saponetta, il quale però non intende sposarla.

Le tre donne, ingannate da sempre da false promesse, si uniscono contro gli uomini bugiardi, ritrovando una complicità e una coesione inaspettata.

Soltanto sul finale si scopre che l’artefice dei dispetti in casa Caccavale sono ad opera dello stravagante Michele Pappafava, il domestico di palazzo. Tutto ciò per vendicarsi del trattamento poco amorevole che ha ricevuto quando i due coniugi si sono trasferiti a Napoli dopo le nozze, sentendosi un romano emigrato ed emarginato.

Il “monaco nel letto”, ovvero la borsa dell’acqua calda, è inserito nel letto proprio da Michele per indispettire il “padrone”. Anche la banda che suona sotto le finestre del palazzo, è chiamata dallo stesso Michele.

Lo spettacolo, tratto dalla commedia in due atti di Eduardo Scarpetta, con la regia e l’adattamento di Enzo Avolio e le musiche originali del Maestro Stefano Fresi, è di un divertimento oltre misura. Ridere e sorridere delle svariate situazioni e delle caratterizzazioni dei personaggi è naturale per lo spettatore.

Il domestico Michele, interpretato da Vincenzo Gentile, evidenzia le sue isterie; l’avvocato Garganelli, alias Achille D’Aniello, distorce le parole, creando dei surreali discorsi poco consoni alla sua figura.

Straordinarie le interpretazione di Felice, alias Gianni Nazzaro, e di Amalia, ovvero Donatella Pandimiglio, che danzando e cantando, arricchiscono questo esuberante spettacolo.

Il tocco finale è dovuto al giudice Luigi Montini, il quale sottolinea alcune caratteristiche di chi vive al nord, un personaggio pieno di pregiudizi nei confronti di chi vive al Sud.

L’Italia è comunque tutta ben rappresentata in questo spettacolo, giocando sulle tradizioni e sui sentimenti di coppia, alle prese con gli imprevisti della vita.

A concludere il cast teatrale vi è il saccente avvocato Antonio Saponetta, interpretato da Raffaele Proietti, la soubrette Emma Bò, interpretata da Ketty Rosselli, la moglie di Pappocchia, interpretata da Maria Lauria ed infine l’usciere del tribunale, interpretato da Claudio Giova.

Tutti personaggi che rendono unico questo spettacolo.

Risate assicurate al Teatro Greco di Roma, fino al 20 Maggio.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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