INTERVISTA A FLAVIO TALAMONTI

 

D: iniziamo con una domanda semplice, parlami di te

R: ho iniziato studiando musica, chitarra canto batteria, circa 9 anni fa ma ho sempre avuto la passione per il cinema, anche se non avevo ancora avuto modo di esprimermi in questo senso, poi ho conosciuto tramite amici comuni un ragazzo che fa l’attore Angelo Iannelli ed è iniziata questa collaborazione ed è uscito un primo mediometraggio a gennaio 2012 che è andato molto bene e ha ricevuto critiche positive, che verrà replicato all’isola del cinema  a fine agosto/ primi di settembre.  Continuo a fare e a provare un po’ di tutto, è uscito da poco un album autoprodotto con degli altri amici che suonano BINARIO 4 si chiama e si può trovare su youtube.

Ho cambiato diversi gruppi musicali ma questo è il più presente, tra l’altro ho partecipato anche al fantafestival di quest’anno con un lavoro della durata di dieci minuti, “il nulla alle spalle” anche questo è andato molto bene e ho ricevuto critiche positive, purtroppo il lavoro non ha vinto per un discorso di indipendenza del prodotto, diciamo che l’amatorialità è una cosa che ti aiuta e si paga allo stesso tempo però è andato molto bene è stato giudicato uno dei migliori e ci ha fatto molto piacere anche se è stato scritto girato e montato in neanche un mese; adesso è uscito questo medio metraggio di nuovo con la collaborazione di Angelo Iannelli quest’ultimo non è una storia come il nulla alle spalle ma è più una specie di piccola ricerca stilistica, una costruzione formale più che una storia vera e propria, l’indipendenza ci aiuta anche in questo, a provare e sperimentare, non avendo nessuno a cui rendere conto.

D: Come nascono le idee per un lavoro?

R: non lo so, anche perché a livello di sceneggiatura abbiamo molto più materiale di quello che poi abbiamo effettivamente utilizzato, compresi i lungometraggi che però purtroppo indipendentemente sarebbe quasi impossibile realizzare;

D: per un problema di costi quindi …

R: non solo, è difficile motivare 20 persone a lavorare gratuitamente su un progetto per due mesi, ci si può provare ma è molto difficile perché un lungometraggio coinvolgerebbe troppe persone soprattutto nel momento del girato, perché finchè sei tu che hai l’idea è un conto, ed è più facile trovare il reparto artistico perché sono i più motivati ad esprimersi e a recitare …

D: e forse di avere anche un po’ di visibilità

R: si, il reparto tecnico è più difficile da reperire, la mia idea soprattutto era quella di cominciare a trovare diverse case di produzione anche per cercare di realizzare qualcosa di più impegnativo, considerando che finora i consensi sono stati tanti e sempre abbastanza positivi.

D: è sempre importante trovare un piccolo aiuto soprattutto dal punto di vista della visibilità che non guasta, molti artisti ormai conosciuti hanno cominciato così e poi con un po’ di visibilità sono arrivati al grande pubblico.

R: si, in questo mondo si incontra tutto e il contrario di tutto

D: forse anche la fortuna gioca un ruolo non indifferente in questi casi, e poi soprattutto non bisogna mai smettere di provarci e fare in modo che i sogni diventino realtà

R: ed è in questo che mi sto impegnando, nel modo in cui penso che ci si debba impegnare non lasciando niente a l caso anche se la fortuna serve sempre, ho imparato che per quanto ti impegni di fare, se non hai quel pizzico di fortuna, non arrivi mai dove vorresti.

D: tu sei partito con la carriera musicale e poi sei approdato ai medio metraggi, ma a che cosa ti ispiri quando crei ?

R: non parto mai da qualcosa di predefinito, può esserci un’immagine particolare di qualche film particolare che mi ha colpito poi tutto il resto viene da se anche perché io ho iniziato tutto per passione, i miei studi sono convogliati nella direzione artistica, sia musicale che teatrale che cinematografica e di letteratura, però nascono soprattutto come passione, da ragazzino, e anche tutt’ora, sapevo a memoria cast titoli e trame di film che magari non ho visto ma che ho trovato in vari dizionari del cinema.

D: e in questo ci aiuta molto anche internet

R: si, è stato un bell’aiuto prima con la musica e poi col cinema; io sono molto istintivo e col tempo ho imparato come  canalizzare cosa so fare e cosa non so fare, però principalmente sono sempre molto istintivo; l’idea mia è quella di conoscere le regole però non per seguirle, piuttosto per poterle anche infrangere, ci sono tante regole che servono e che sono utili ma se si possono  infrangere è sempre meglio secondo me.

D: per poter stare un po’ fuori dagli schemi in pratica

R: non è neanche quello, è proprio per un’esigenza personale di non sentirsi troppo stretti, di sapere che ci sono certe modalità di fare le cose ma per la modalità artistica ci deve essere sempre un po’ di “anarchia”

D: certo, l’artista di solito non segue dei parametri predefiniti, altrimenti sarebbe tutto meccanico e predefinito

R: ci sono artisti che dati i parametri riescono a tirare fuori cose bellissime, io lavoro diversamente, devo sapere che i parameri ci sono ma devo potermi muovere molto più liberamente.

D: quando hai deciso di intraprendere la carriera di attore o di regista, perché a volte i ruoli non sono così definiti e rigidi

R: bhè, non mi ritrovo molto nel ruolo di attore anche se a volte ho dovuto interpretare o suggerire come interpretare una parte, mi è capitato anche di dover fare da sceneggiatore piuttosto che da assistente al direttore della fotografia ma tutto questo è servito per accrescere le mie conoscenze, e a farmi crescere.

D: a volte però da cosa nasce cosa

R: si, per esempio il direttore della fotografia l’abbiamo chiamato per altre opportunità, un po’ per volta ci si conosce e pian piano ci si avvicina a qualcosa di sempre più interessante.

D: sono d’accordo, bisogna provarci e qualche volta bisogna anche azzardare, buttarsi nelle cose, altrimenti ci si fossilizza su qualcosa e non si cresce

R: diciamo che fare il regista è sempre stato il mio sogno, uno dei tanti sogni fin da ragazzino, quando non hai mediazioni quindi o ti vedi che vinci l’oscar oppure niente, in pratica o riempi gli stadi olimpici come rockstar oppure niente.

D: in realtà tutti siamo potenzialmente dei grandi, delle star, poi però bisogna avere la forza e il coraggio di tirar fuori la star che è in ognuno di noi, di proporre nuove cose anche se poi sicuramente verranno criticate ma questo è un altro discorso.

R: soprattutto bisogna capire in cosa si può eccellere e verso cosa si è più portati.

D: a questo punto ti faccio una domanda “scabrosa” … che cosa ne pensi dell’attuale panorama cinematografico?

R: bella domanda, per quanto riguarda il cinema secondo me la situazione è più difficile dal punto di vista del ricambio che e dalla qualità, non è vero che la qualità è così scadente come si dice, spesso il cinema italiano produce sempre i soliti “cinepanettoni” perché purtroppo sono quei film che fanno cassetta, ma il problema purtroppo è la percezione che si ha verso questo tipo di cinema, non è l’esistenza del cinepanettone di per se a determinare la scarsa qualità del cinema italiano, anche perché è un genere perfetto per una serata piacevole, senza pensieri, c’è qualcuno che pensa che chi si avvicina all’arte debba viverla necessariamente in modo intellettuale e provare necessariamente emozioni altissime, in realtà in questo mondo c’è tutto e il contrario di tutto ed è giusto che sia così; secondo me il problema è dal punto di vista produttivo e creativo, va bene andare sul sicuro, però utilizzare il sicuro per poi dare risalto al reparto artistico, cioè fare un film di cassetta per poi poterne produrre un altro è troppo facile.

Più che altro stanno cambiando un po’ le cose, c’è il discorso del web, sta ritornando molto l’autoproduzione, anche per lavori impegnativi, certo non sono a favore di una certa qualità tecnica  che a volte purtroppo, in parte viene meno per forza di cose, però è sempre una scuola di nuove idee e di nuovi stimoli che porta a successi impressionanti, Garrone ha iniziato in questo modo vincendo a Cannes per due volte di seguito, ed è impressionante, lui è forse un esempio eccezionale di questa tipologia di fare cinema

D: è un esempio un po’ particolare, stiamo parlando del regista di Gomorra e di Primo Amore pellicole un po’ particolari che hanno riscontrato il favore del pubblico e della critica

R: si, è vero sono sempre contingenze particolari, il compagno della madre era direttore della fotografia, se non erro il cugino era operatore ecc.

D: non dimentichiamoci anche il pizzico di fortuna che in questi casi non guasta mai

R: ma lui era anche pittore per cui  riversa la sua arte anche nelle sue opere cinematografiche, e si, un pizzico di fortuna ci vuole sempre, ma in questo caso non è una colpa perché bisogna riconoscere che c’è gente che ha tantissima fortuna, passa tutto il tempo ad aspettare l’idea giusta senza impegnarsi più di tanto e poi quando l’idea arriva fa la differenza.

D: Che cosa ti piace di questo lavoro?

R: Quello che mi piace di più di questo lavoro sono le persone che incontro, c’è tantissima gente che ha voglia di fare, io sono piuttosto giovane, ho 25 anni, e ci si aspetta l’entusiasmo e l’energia più da uno come me che da persone più grandi, per esempio da gente che si avvicina ai settant’anni, che si mette in gioco

D: io penso che le idee a qualunque età si presentino, bisogna prenderle al volo, da giovano hai tutta la vita per poterle sviluppare e rielaborare mentre in età più adulta hai un bagaglio culturale a monte che ti permette di azzardare, di provare cose innovative

R: certo, da grandi è ancora meglio, è bello saper cogliere le idee, sapersi mettere nella condizione di coglierle; una cosa che ho imparato è non autocensurarsi, non tanto in quello che si pensa perché a volte l’idea può essere anche troppo azzardata per tanti motivi, però proprio nel pensarlo, io sono dell’idea che bisogna provare tutto, non fraintendermi, non tutto così come viene viene, però anche lo scrivere, cosa che negli ultimi tempi sto provando e che è ancora a livello di sogno nel cassetto, mi è capitato di conoscere un gruppo di esordienti che organizza presentazioni di libri e sto contribuendo con presentazioni di corti, nella prima metà dell’anno prossimo dovremmo partire concretamente ed è affascinante, sono esperienze che comunque sono legate tra loro.

D: altra domanda scabrosa, cosa ne pensi del panorama televisivo odierno

R: dal punto di vista prettamente artistico non c’è praticamente nulla, c’è qualche idea nuova per la televisione italiana, però nulla che non sia già stato fatto altrove; per esempio una fiction che secondo me ha funzionato molto bene è stata il tredicesimo apostolo su canale 5, era molto ben fatta ed era anche abbastanza originale per la televisione italiana per essere un prodotto italiano perché a livello americano è materiale datato di almeno 15 anni

D: quindi qualcosa che loro hanno sperimentato e poi abbandonato per qualcosa  di maggiore effetto

R: si, tipo x-files, lost anche se lost un po’ di meno, però quell’impronta è assolutamente ormai collaudatissima nella televisione americana

D: quindi già sfruttata e abbandonata anche quell’idea

R: quello che fa rabbia appunto è che dall’estero prendiamo tutto tranne il modo di fare le cose, perché la televisione americana è eccezionale per quanto riguarda la qualità, poi purtroppo è attentissima all’audience, non puoi perdere un punto di audience che ti stroncano senza pietà, però è il prezzo da pagare per avere una libertà creativa come quella che hanno loro. Dal punto di vista prettamente televisivo in Italia qualcosa di buono secondo me c’è più di quanto si dica, però è nel campo televisivo; ho notato che ad esempio tanti programmi di inchiesta giornalistica che prima non c’erano sono aumentati sia di numero che di qualità, però dal punto di vista fiction, film, serie televisiva, sinceramente ci sono poche idee; le cose più nuove che sono state fatte sono state fatte in tv a pagamento, tipo boys e romanzo criminale che sono stati citati come esempi di diversità nella vita italiana però è vero, sono le cose più diverse che si sono fatte negli ultimi anni; lo stesso film di boys anche a livello cinematografico è una delle cose più “coraggiose” che sono state fatte nel cinema italiano degli ultimi anni abbastanza dissacrante, non si vedeva niente di simile da circa vent’anni, ma queste cose ci devono essere, purtroppo però vengono solo per avere successo, non c’è lo spirito americano che da questo punto di vista è una delle poche cose che abbiamo da invidiare, ossia provare, come viene viene, purtroppo si sta sempre sul filo del rasoio, tutti, più in Italia che altrove.

Al cinema in Italia vanno le commedie oppure i “polpettoni”, non c’è più un cinema di genere, i Manetti bros vengono osannati come grandissimi esempi anzi come unici registi di genere in Italia e secondo me è una cosa assolutamente non vera, sono tra quelli che stanno avendo più successo ma secondo me non sono assolutamente gli unici registi di genere

D: è vero che nel nostro panorama cinematografico non c’è tanta scelta

R: ma più a livello distributivo, è vero che non c’è tanta scelta, però a livello produttivo di scelta ce n’è, il problema è che poi rimane a livello festivaliero o nei circuiti dell’università che a volte si propongono con cose interessanti, che però restano confinati in quei circuiti.

D: forse in questo momento in Italia siamo carenti di generi ma anche di grandi registi

R: una volta avevamo generi diversi, avevamo i polizieschi, gli spaghetti western, è vero che i generi prima o poi ritornano di moda, ma buttarli totalmente a scapito di quei pochi che ancora resistono come le commedie appunto, mi sembra veramente un peccato; Manetti bros ci provano e in parte ci riescono per esempio con il penultimo film l’arrivo di Wong a Venezia che è veramente un bel film: Il genere che spicca ci sarà sempre, magari il prossimo decennio sarà la fantascienza, magari tra cinquant’anni ritorna il genere western, adesso vanno i vampiri, però un conto è l’egemonia di un genere che viene da se, e rientra in un discorso quasi darwiniano di selezione naturale delle cose, e un conto è la fossilizzazione di un genere  finchè è il pubblico che sceglie

D: forse il problema è proprio questo

R: il pubblico sceglie su una proposta che dovrebbe essere il più varia possibile cosa che purtroppo non è. Da una parte c’è la scelta del pubblico ma dall’altra parte purtroppo c’è anche l’ignoranza del pubblico, ignoranza nel senso che il pubblico non viene messo a conoscenza di altre possibili alternative

D: forse il pubblico dal cinema italiano si aspetta il solito film-commedia di Natale, oppure una produzione decisamente impegnativa, e i numeri parlano da se, è più numeroso il pubblico di una commedia leggera tipo il cinepanettone piuttosto che una produzione interessante ma più impegnativa  come potrebbe essere un film di Tornatore

R: finchè lo fa il pubblico, posso non essere d’accordo, ma mi “arrendo” al volere del pubblico, ma a volte sono scelte artistico-distributive. Sono andato ad una presentazioni di Manetti bros e ad una mia domanda uno dei fratelli ha fatto notare che era appena uscito Abemus Papam di Nanni Moretti, un film talmente diverso dal panorama italiano che all’oscar non è stato proposto, al suo posto è stato proposto Terraferma di Crialese che secondo me è un film bellissimo, e Crialese aveva già avuto modo di essere proposto dallo stesso Moretti, però Abemus Papam era qualcosa di nuovo, il film di Crialese è bellissimo ma rientra in una certa cinematografia italiana di denuncia sociale. E’ questo il punto: quando c’è qualcosa di bello e di un poco nuovo viene snobbato o si parla di caso isolato e tutti si stupiscono.

D: purtroppo questo è il cinema che c’è in Italia, anzi, è il cinema che la gente vuole, abbiamo degli attori e dei registi preparati ma finiamo sempre nel cinepanettone di natale

R: sono d’accordo che ci siano film del genere ma dovrebbero essere utilizzati in modo intelligente, anche se ben vengano i film che fanno venti milioni di euro di incasso o anche di più, ma che questi soldi vengano utilizzati anche in modo diverso. (30.04)

D: Impegni futuri?

R: per il momento riproietteremo il medio metraggio “il nulla alle spalle” il primo di settembre all’isola del cinema, presente anche su youtube in due video (link1 link2) e poi si vedrà.

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Segni particolari: Informatica di lungo corso, cittadina di internet, residente del web. Nasce assistente al software nei primi anni 90, poi cresce come programmatore di vari linguaggi (c, cobol, Visual Basic, sql, pl1 ecc.) evolve come analista programmatore ma poi cambia rotta, ma non troppo, ricoprendo il ruolo di recruiter (di figure informatiche ovviamente, ma non solo) poi di responsabile del personale e infine di direttore del personale di una nota testata giornalistica politico/economica. Ma non si ferma qui; quasi per caso intraprende con successo la carriera di docente informatico presso importanti aziende e clienti istituzionali nel lontano 2002 e scopre di amare non solo la cattedra ma anche i fogli di calcolo e i database relazionali di cui in breve tempo ne diventa cintura nera. Consegue la certificazione ECDL e l'abilitazione di esaminatore AICA, ed esercita anche come esaminatore ecdl dal 2004. Attualmente la docenza è la sua vita, le da molte soddisfazioni a livello professionale . Materie insegnate: pacchetto office a tutti i livelli, gestione della segreteria, d.lvo 81/2008 (salute e sicurezza). insomma, informatica di lungo corso, amante dei libri dei viaggi degli animali e della birra; attualmente docente transumante con la speranza forse utopica di trovare un pascolo fisso.

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