C’E’ QUALCHE COSA IN TE

L'OMAGGIO DI ENRICO MONTESANO ALLA GRANDE COMMEDIA MUSICALE ITALIANA

Nel sottopalco di un teatro si trova un grande deposito di costumi: sono il ricordo impolverato, ma affascinante e tangibile, delle grandi commedie teatrali italiane. Il custode, Nando, conserva gelosamente questo tesoro. E’ il soggetto di “C’è qualche cosa in te”, musical in due atti diretto, interpretato e scritto (con la collaborazione di Giancarlo Borrelli) da Enrico Montesano. Uno spettacolo che è un vero e proprio atto d’amore per la commedia musicale italiana, che segna il ritorno sulle scene dell’artista romano e apre la stagione 2013/2014 del Teatro Brancaccio.

I costumi sono i grandi protagonisti dello spettacolo. Innanzitutto sono “magici”, perché chi li indossa non può fare a meno di cantare, recitare e ballare alla perfezione, come i grandi attori che li hanno indossati. E poi sono belli, ancora più belli sotto le luci del palcoscenico.

Nando vive nel mondo dei sogni e immagina anche ad occhi aperti le atmosfere e le melodie di quel tempo. Un giorno riceve la visita di una ragazza, Delia (come la celebre Delia Scala…), che si intrufola curiosa tra i costumi del deposito. Nel frattempo giungono degli operai, che, ballando e cantando, discutono di lavori di trasformazione del teatro sovrastante e del deposito. Nando non conosce la situazione, ma poco dopo riceve un avviso di sfratto e la visita di un giovane avvocato senza scrupoli, che, in perfetto stile yuppie, lo invita a sgomberare e a liberare al più presto il locale. Nando si opporrà con tutte le sue forze, con proteste e scioperi della fame, incoraggiato anche dal suo merlo indiano! Ma ci sono i colpi di scena: il presidente della società che ha disposto lo sgombero è una donna che si chiama Adelina, lo stesso nome dell’unico grande amore della vita di Nando. Facile immaginare l’epilogo, degno della più tradizionale commedia romantica a lieto fine.

Lo spettacolo ha un ritmo eccellente e parte alla grande con “Gente matta” (ottima la coreografia per il balletto), prosegue con “Buonanotte Bettina” di Delia Scala e Walter Chiari, giunge a “Giove in doppio petto” di Dapporto per finire al “Ciao Rudy” di Marcello Mastroianni. Insomma una carrellata delle principali canzoni delle commedie musicali più amate, da “Rugantino alla berlina” a “Simpatica”, da “Non so dir ti voglio bene” a “Quant’è buono il bacio con le pere”, “Donna” e un gran finale con “Bravo”!

Lo spettacolo ha impreziosito senz’altro una serata romana degna delle migliori stagioni teatrali per la cura e l’esecuzione perfetta di un genere teatrale particolarmente difficile come il musical. I brani (che hanno fatto la storia popolare di questo paese) sono stati suonati, cantati e ballati alla perfezione, ma alla mera e semplice riproposizione si è opposto un più sentito ed emozionato “omaggio”. Ottime le coreografie di Manolo Casalino e davvero bravo il corpo di ballo, con un gruppo di ballerini abili nella danza ma anche nella recitazione e nel canto. Ottimi anche gli arrangiamenti e l’orchestra di Renato Serio, così come la scenografia preparata da Gaetano Castelli. Bravi gli attori, oltre al mattatore Montesano, una citazione d’onore va alla bella e brava Ylenia Oliviero, davvero a suo agio nei panni di Delia, e al figlio d’arte Marco Valerio Montesano, credibile nel ruolo di “Tuttofare”, il ragazzo del bar. Ma il plauso maggiore va a Pamela De Santi, la creatrice dei costumi che sono stati, dall’inizio alla fine dello spettacolo, i protagonisti in scena, il legame intimo tra gli attori sul palco e il pubblico in platea, testimonianza storica di un pezzo di cultura teatrale italiana.

L’omaggio di Montesano è andato a interpreti come Walter Chiari, Renato Rascel e Aldo Fabrizi, a melodie e a canzoni indimenticabili scritte da musicisti del calibro di Trovajoli, Kramer, Mattone. Fino al 27 ottobre si avrà l’opportunità di rivivere le atmosfere create da quegli anni fantastici. Noi lo consigliamo.

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Lavora da oltre quindici anni nel campo del web e della comunicazione digitale. È un project manager e ha conseguito un Master in Politiche Sociali dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Prima, si era diplomato come perito di elettronica e telecomunicazioni. Se questo percorso non vi sembra lineare, allora leggete anche i suoi articoli.

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