GHOST – IL MUSICAL

DAL FILM CULT DEGLI ANNI '80 UN MUSICAL CHE VUOLE EMOZIONARE

Per chi è cresciuto a cavallo degli anni ’80 e ’90 e ha un po’ di sentimentalismo nelle vene, il termine romanticismo si associa automaticamente a un’immagine e a un momento ben preciso: la storia d’amore tra Patrick Swayze e Demi Moore in “Ghost” e la celebre scena con il vaso d’argilla sulle famose note di Unchained Melody. Non c’è coppia di innamorati che non abbia in qualche modo “ripetuto” e fatto il verso, bonariamente, a quel fotogramma.

Lo stesso deve aver pensato lo sceneggiatore di quel film – Bruce Joel Rubin, vincitore con Ghost del premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale – che nel 2010 decide di adattare il copione per la versione teatrale, collaborando con Dave Stewart e Glen Ballard per la parte musicale.

In Italia, Ghost è arrivato solo recentemente, grazie a Music, Arts & Show (già produttori del musical campione d’incassi “Priscilla, la Regina del Deserto”) e grazie al Teatro Brancaccio che lo ha ospitato a Roma dal 22 gennaio al 9 febbraio.

E’ difficile legare una intensa e drammatica storia d’amore, come quella tra Sam e Molly, a uno spettacolo che per definizione mischia teatro, musica e danza. Difficoltà non superate, se non con l’arrivo in scena di una convincente Loretta Grace nei panni di Oda Mae Brown (la Whoopi Goldberg della pellicola cinematografica, per intenderci). L’elemento frizzante infatti “accende” letteralmente il musical (dal punto di vista della commedia ma anche nel ritmo e nella musica), quasi a ribadire il concetto precedente. Come Whoopi Goldberg nel film (che infatti vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista), l’ingresso in scena della incerta ed eccentrica “medium” Oda Mae scatena un potente vortice di risate ed emozioni. E anche il ritmo ne trae beneficio.

Elemento centrale dello spettacolo è anche una poderosa (e si immagina costosa) scenografia, che  proietta in una sorta di video wall gli ambienti e gli effetti speciali, fornendo allo spettatore una visione cinematografica che spiazza rispetto a un più tradizionale palcoscenico. New York si materializza davanti gli occhi degli spettatori, così come sembra di planare sui grattacieli o di salire su un vagone della metro o su un ascensore insieme ai protagonisti.

E a proposito di protagonisti, molto brava la Molly interpretata da Ilaria De Angelis, che dall’inizio alla fine regge egregiamente il palco grazie a una voce intensa e a un’interpretazione sofferta e realistica del personaggio. E una nota di merito anche Christian Ruiz (Carl), tra i più apprezzati performer teatrali. Attore, cantante e ballerino già protagonista in numerosi altri musical e per questo molto a suo agio sia nelle scene attoriali sia nelle scene musicali.

Si poteva probabilmente osare maggiormente con le coreografie, che in alcuni passaggi restano troppo in ombra rispetto alla bravura del corpo di ballo, ma al centro della scena resta comunque il destino e il sogno di due innamorati che, pur divisi dalla morte, continuano a cercarsi.

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Lavora da oltre quindici anni nel campo del web e della comunicazione digitale. È un project manager e ha conseguito un Master in Politiche Sociali dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Prima, si era diplomato come perito di elettronica e telecomunicazioni. Se questo percorso non vi sembra lineare, allora leggete anche i suoi articoli.

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