Intervista a Lorenzo Lavia

Lorenzo Lavia
Raggiungo Lorenzo Lavia per una intervista telefonica. Lorenzo è uno dei protagonisti del film “Smetto quando voglio” di Sydney Sibilia, una divertentissima commedia ove alcuni ricercatori cercano di riscattarsi in una società che non li valorizza, intraprendendo una strada del tutto insolita, che li porterà per un periodo di tempo a diventare uomini di successo, con soldi, donne e una marea di guai. Finchè...

Lorenzo LaviaRoma, 7 Febbraio 2014

Smetto quando voglio” è finalmente nelle sale cinematografiche. Una storia davvero insolita e divertente, ove i “nerd”, in questo caso dei piccoli geni “incompresi”, trovano il loro spazio mostrando però il lato “oscuro” di ognuno di loro, o semplicemente tirando fuori la forza dalla disperazione di non veder riconosciute le proprie capacità. Cosa ti aspetti da questo film?
Mi aspetto moltissimo.

Mi hanno detto comunque che è andato molto bene quando è uscito nelle sale.

Il lato oscuro, che poi di lato oscuro non si tratta in quanto la nostra è una commedia dove prendiamo molto in giro tutta la situazione, viene fuori da una forte necessità sentita da queste persone che hanno studiato tutta una vita, dove alcuni di loro, come Giorgio e Valerio (due personaggi del film) sono definiti latinisti di fama internazionale.

Sono quindi persone che hanno fatto quello per cui hanno studiato per un po’, ma poi si ritrovano a spasso per ragioni burocratiche, politiche e quant’altro. Certo, guardando la pellicola si capisce che non si va avanti per meriti, ma per ben altri motivi.

Sicuramente, spesso ci paragonano un pò alla banda de “I Soliti Ignoti” (il celebre film di Mario Monicelli) una banda di sgangherati che si sono ritrovati insieme per tentare un clamoroso furto poichè non riuscivano a mangiare.

La nostra è una commedia, seppur un pò paradossale, ma non è la nostra commedia paradossale ad andar incontro a ciò che sta accadendo veramente in questo periodo in Italia. Il problema è che l’Italia sta andando verso la commedia, è proprio il contrario.

Abbiamo raccontato una storia un pò paradossale per far ridere le persone, poi se in realtà l’Italia è in uno stato di commedia perenne, non è colpa nostra.

Giorgio Sironi” è il personaggio che interpreti. Quanto ti somiglia?
Molto poco. Non sono mai stato bravo in latino. Anzi, andavo molto male.

Il mio professore di latino mi ha poi mandato un messaggino su Facebook dicendomi di esser molto sorpreso dal mio ruolo di latinista. Sicuramente non sarei mai diventato un latinista di fama internazionale, però ogni personaggio ha qualcosa che ti somiglia e altre no.

Sono comunque una persona che si applica in tutto ciò che fa, ma non mi sognerai mai di mettermi a spacciare come fa “Giorgio” nella pellicola. Non sono neanche una persona così stralunata, così come lo è “Giorgio”.

Una volta scalati i vertici della “piramide sociale”, i nerd non sono più tali, ma si sono trasformati in uomini di successo, con soldi, potere e donne. Ma con essi arriveranno anche dei guai imprevedibili o meno. Come riusciranno a gestirli?
Sbagliando, poichè loro restano sempre un pò sfigati.

Possono fare tante cose, però il loro modo di essere studiosi resta, quindi sbagliano tutto e riusciranno a far fallire tutto quanto.

Seppur si esaltino nel loro ruolo di “uomini d’affari”, restano pur sempre degli studiosi.

Quanto “Giorgio Sironi” e tutti gli altri personaggi, pensi che insegneranno ai giovani ricercatori e talentuosi italiani nel non arrendersi e a cercare di far prevalere i propri talenti e bravura? Magari restando nell’ambito della legalità.
La nostra infatti è una commedia paradossale, non è moralista ma sicuramente non invita a commettere degli atti illegali.

Consiglio sempre a qualsiasi persona, non necessariamente a un laureato o a un ricercatore, di non arrendersi.

Nessuno di noi consiglierebbe a un’altra persona di arrendersi.

Non bisogna mai arrendersi, però sinceramente io non mi scandalizzo se molte persone se ne vanno all’estero.

Non mi accodo al coro di coloro che dicono che i “cervelli” devono rimanere in Italia. No, no di certo.

Se hanno possibilità di poterlo fare, buon per loro e che lo facciano. Perchè delle persone preparate dovrebbero vivere male con soli 500 euro al mese, quando invece all’estero ne guadagnerebbero 5000 euro al mese?

Hanno studiato una vita ed è giusto che vedano premiati i loro sforzi. Bisogna anche dire che sono persone superiori alle altre. Sono dei geni e qualcuno di loro salva anche le vite delle persone. Quindi è giusto valorizzarle per quello che sono e che fanno. Se qui in Italia non lo fanno, è giusto che se ne vadano all’estero.

Quanto reale è secondo te questo film rispetto alla società italiana contemporanea?
Il film è surreale. E’ la società italiana che è surreale.

Ora parliamo un po’ di Lorenzo. Quanto ti è piaciuto interpretare il ruolo di Giorgio? Come ti sei trovato con i tuoi colleghi?
Sicuramente fare questo film è stato molto divertente e piacevole. Mi ha molto divertito anche litigare in latino.

Sul set c’è stato un bellissimo clima, noi ci conoscevamo già tutti quanti. Ma anche con il regista e la troupe si è instaurata una bella atmosfera. E’ stata una esperienza molto positiva.

Il successo del film è dovuto anche al fatto che, al di là che sia un bel film, dove si ride anche molto, il pubblico percepisce sicuramente l’armonia instaurata sul set, ed è per questo che ci è venuto particolarmente bene.

Una buona armonia lo spettatore la percepisce, ed in effetti c’era un’ottima armonia tra tutti noi.

Il tuo primo amore è però il teatro. Qual è lo spettacolo a cui sei più legato?
Lo spettacolo a cui sono più legato è sicuramente “Molto rumore per Nulla“, di William Shakespeare, anche se ho lavorato a tanti altri spettacoli del celebre drammaturgo e poeta inglese.

Anche “Colazione da Tiffany” è uno spettacolo a cui sono molto legato, poichè è stato molto divertente realizzarlo insieme a Francesca Inaudi, mia cara amica. E’ stata una tournée molto felice. Senza ombra di dubbio però, lo spettacolo che più amo personalmente è “Molto Rumore per Nulla“.

Quest’anno debutterai inoltre come regista teatrale con lo spettacolo “Vero Amico” di Goldoni. Quali emozioni al riguardo?
Ho talmente tante cose a cui pensare, di come dirigere gli attori sul palco, della visione che ho del testo ed in più recito nello spettacolo, è quindi un doppio ruolo per me, che l’emozione la lascio un pò da parte in questo momento.

Probabilmente ce l’ho poichè in questo periodo dormo pochissimo. Ci sono tante persone che lavorano per me e quindi in questo momento sono molto concentrato sul lavoro che sto svolgendo e l’emozione l’ho lasciata un pò da parte, ma sicuramente prenderà spazio dopo, quando andremo in scena.

Come mai hai scelto di mettere in scena questo spettacolo?
Sai, la scelta di un testo è sempre complicata.

Amo molto Goldoni, volevo far qualcosa di molto divertente e poi questo spettacolo è stato rappresentato l’ultima volta circa quarant’anni fa, quindi lo conoscono in pochi.

Un pò come “Smetto quando voglio“, uno spettacolo molto divertente ma che fa anche riflettere.

Per concludere, un consiglio da parte tua –Lorenzo– e un consiglio da parte di “Giorgio” ai giovani ricercatori o talentuosi cervelli che sono in cerca di uno spazio qui in Italia.
Personalmente suggerisco di andare all’estero, se si ha la possibilità di trovare un lavoro che vi gratifichi.

Non si sta poi così male fuori dall’Italia. Si può sempre tornare a Natale o per le vacanze a trovare i parenti.
Giorgio, il mio personaggio, invece ha deciso di fare il benzinaio e di restare in Italia.

Il lavoro è una cosa nobile, quindi nella vita, vi può capitare anche di far qualcos’altro, magari anche quello per cui non avete combattuto o che sia qualcosa di diverso da ciò che avete studiato.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come sancisce il primo articolo dei principi fondamentali della Costituzione. Il lavoro deve essere quindi una base fondamentale della vita delle persone e deve essere dignitoso, qualsiasi esso sia.

Quanti spazzini laureati ci sono in Italia? Tantissimi. Pensandoci bene, è un lavoro importantissimo, più di quello dell’attore, poichè la mondezza nessuno la vuole, ma bisogna pur tenere pulite le nostre città.

La conoscenza è comunque molto importante anche per la propria vita, al di là del lavoro che si fa, anche per non farsi prendere in giro da chi ci circonda. La conoscenza è importante anche per votare, e lo studio, una laurea, può servire anche ad arricchirsi culturalmente.

Sydney Sibilia, il regista del film, è stato ammaliato da un articolo letto sul giornale riguardo a degli spazzini romani laureati. Si immaginava che la sera pulissero le strade dialogando di filosofia. Una visione molto romantica, se vogliamo, ma ogni lavoro è dignitoso e nobile.

Ad ogni modo sicuramente i ragazzi non devono imitare i personaggi del film, che decidono di delinquere. E’ contrario alla mia filosofia e, parlando a nome di tutto il cast, anche alla loro.
Il nostro film è naturalmente un paradosso della situazione in cui ci si può ritrovare.

Lorenzo, romano, classe ’72, è un attore prevalentemente teatrale, figlio dell’attrice Annarita Bartolomei e del regista e attore Gabriele Lavia, con il quale lavora molto spesso sin da ragazzo.

Tra i ruoli di maggior successo ricordiamo Benedetto in Molto rumore per nulla e quello di Angelo in Misura per misura, entrambe commedie shakespeariane.

Lorenzo ha preso parte negli anni in numerose serie televisive di successo come Perlasca, La squadra, Don Matteo e Amiche mie.

Tra gli altri registi con cui ha lavorato ricordiamo Piero Maccarinelli, Alberto Negrin, Giuseppe Patroni Griffi, Liliana Cavani e Mario Missiroli.

Vedremo Lorenzo nel cast di Smetto quando voglio, il film di Sydney Sibilia con Edoardo Leo e Valeria Solarino, uscito nelle sale italiane il 6 febbraio.

Nel 2014 avverrà anche il suo debutto alla regia teatrale con lo spettacolo Vero Amico di Goldoni .

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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