Giacinto Cerone

Giacinto Cerone
Il massimo dell'orizzontale

Giacinto Cerone  Roma, 6 Maggio 2014, Museo Macro

Un’altra grande mostra si è inaugurata al Museo Macro, nella sede di via Nizza, ovvero “Giacinto Cerone – Il massimo dell’orizzontale. Opere su carta”, a cura di Benedetta Carpi De Resmini.

Una mostra che, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa dell’artista avvenuta nel 2004, rende omaggio a uno dei protagonisti dell’arte italiana del secolo scorso, in una esposizione che vede racchiudere alcune delle produzioni del Cerone realizzate su carta.

Questa esposizione fa parte del ciclo degli “Omaggi” del Museo Macro, mostre dedicate ai protagonisti che hanno dato vita all’arte contemporanea.

Giacinto Cerone nasce a Melfi nel 1957. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico si trasferisce a Roma dove frequenta lo Studio Internazionale di Arte Grafica l’Arco.

Nel 1990, grazie a Mauro Zammataro e Corrado Bosi della Galleria Graffiti Now, con la collaborazione di Roberto Monti, si trasferisce ad Albisola, dove presso le Ceramiche S. Giorgio realizza le prime opere di ceramica.

Giacinto CeroneMa nel 1993, in occasione della mostra alla Galleria Maurizio Corraini di Mantova, sposta il lavoro sulla ceramica presso la Bottega Gatti di Faenza, rimanendo così uno dei suoi luoghi prediletti per la sua carriera artistica.

Tra le sue più note esperienze artistiche, ricordiamo quella del 1999, quando viene incaricato nel realizzare una grande installazione scultorea nello Spazio per l’Arte Contemporanea Tor Bella Monaca.

Cerone lascia un grande vuoto con la sua scomparsa avvenuta nel 2004 a Roma, ma le sue opere hanno fortemente caratterizzato ed influenzato molti altri artisti successivamente formatisi.

Il percorso espositivo della mostra del Cerone si snoda attraverso una selezione di oltre trenta disegni, molti dei quali inediti, provenienti da collezioni pubbliche e private.

Le opere su carta catturano il personale linguaggio del Cerone, che si sprigiona appieno nelle sue sculture, evidenziando come anche i bozzetti e le grandi superfici di carta, siano caratterizzate da quel tratto espressivo ove la tensione emotiva, la fisicità, i tagli, le torsioni e la lacerazione della materia plastica si trasformano sulla carta in segni nervosi, vibranti, macchie di colore, realizzati impiegando tutto il corpo, steso a terra.

Le opere di grandi dimensioni, come la serie delle Ofelie o degli Argonauti, evidenziano la sperimentazione del Cerone nel trasformare un elemento naturale, come è la fioritura di un arbusto o come le figure senza volto, in una visione del tutto tramutata, quasi artificiosa, creando così un qualcosa che smette di essere ciò che è, ma diviene ciò che ognuno desidera che sia.

Di gran supporto sono i colori che vibrano nelle opere di carta esposte lungo le pareti della sala dedicata a questa mostra, frapposte al tratto frenetico e “nervoso” delle opere realizzate in bianco e nero.

Giacinto CeroneMolte sono racchiuse in alcune teche vetrate, tra fotografie, lettere, scritti, estratti di cataloghi e periodici. Documenti provenienti dall’Archivio Giacinto Cerone che, grazie alla sua collaborazione, ha reso possibile la realizzazione di questa mostra.

Un’altra iniziativa legata a questa mostra è la pubblicazione di un quaderno ove saranno racchiusi una serie di testi critici inediti, accompagnati da molteplici immagini.

La mostra è aperta al pubblico fino al 14 settembre 2014.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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