ROMA VERSO LA LIBERTA’

AL COMPLESSO DEL VITTORIANO UNA MOSTRA CHE CELEBRA I 70 ANNI DELLA LIBERAZIONE DI ROMA

Dal 4 giugno scorso, data in cui si celebra il 70esimo anniversario della liberazione di Roma, fino al 20 luglio prossimo, al Complesso del Vittoriano sarà possibile ammirare la mostra “Roma verso la libertà”, un racconto in parole e immagini dei terribili giorni che  “Roma città aperta” visse tra il 19 luglio 1943 (giorno del bombardamento di San Lorenzo da parte degli Alleati) e il 4 giugno 1944 (con i primi carri armati americani che entrarono nella città).

315 giorni durissimi, segnati dalla ferocia dell’occupazione nazifascista, dai bombardamenti alleati, dalla sofferenza, dalla morte, dalla miseria e dalla fame, dai rastrellamenti e dalle torture, ma giorni illuminati anche dalla voglia di sopravvivenza, dalla voglia di combattere e di reagire, dal desiderio di riacquistare la libertà.

E’ un racconto bellissimo, che riallaccia la Grande Storia con la “s” maiuscola alla storia degli uomini e delle donne che l’hanno combattuta, al centro come alla periferia. Il percorso infatti si snoda lungo sette direttrici che fanno emergere luoghi noti e altri meno conosciuti o del tutto inediti, per immaginare, anche reinterpretandolo, il tessuto urbano di Roma.

Sette sono le sezioni espositive: “I luoghi dei bombardamenti” (oltre alla già citata San Lorenzo, ricordiamo i bombardamenti sull’Ostiense e sulla Casilina, lungo il percorso della ferrovia Roma-Cassino, allo scopo di interrompere i collegamenti con le truppe tedesche di stanza nel sud della regione). “I luoghi della battaglia per la difesa di Roma” (porta San Paolo, la Montagnola, ma anche Tor Pignattara e le decine di isolati ed eroici tentativi solitari o quasi). “I luoghi del potere nazifascista” (gli hotel in Via Veneto sede degli alti comandi tedeschi, le caserme). “I luoghi della Resistenza” (rifugi antiaerei, tipografie clandestine, circoli antifascisti frequentati da persone che rischiavano ogni minuto la vita per combattere i tedeschi). “I luoghi dei processi, delle torture, della morte, dei rastrellamenti, delle deportazioni e delle uccisioni” (le gesta della famigerata banda Koch, le torture in via Tasso, l’eccidio delle Fosse Ardeatine). “I luoghi della Liberazione” (le strade che hanno visto arrivare le prime truppe alleate). “I luoghi della memoria e del ricordo”, come quelli che con occhio attento e curioso è possibile scorgere in molti angoli di Roma.

L’allestimento della mostra si gioca tutto tra le dicotomie  occupazione e liberazione, e i luoghi proposti sono il prodotto di un’attenta selezione dei risultati offerti dalla ricerca storiografica. Minuziosa l’attività di ricerca. E’ possibile dare uno sguardo ai giornali dell’epoca, a quelli di regime e a quelli clandestini ma anche della prima stampa libera. Si possono vedere i volantini, sia quelli della propaganda tedesca che incitava i romani alla collaborazione, sia quelli clandestini che facevano leva sulla ribellione dall’oppressione straniera e dalla dittatura del fascismo. E’ possibile scorgere atti eroici, come quello del fabbro che impara a costruire bombe rudimentali da utilizzare contro gli occupanti. Colpiscono gli occhi del visitatore, oltre le fotografie vivide nella loro tragica poesia, i documenti ufficiali (da quelli del Ministero dell’Interno, al Decreto Regio con il quale Vittorio Emanuele III nomina suo figlio Umberto Luogotenente) e gli oggetti di quel tempo di guerra: le sirene che preannunciavano i bombardamenti, le divise degli SS, le radio rudimentali.

Ci si è rivolti a ricerche del tutto inedite, che hanno scandagliato luoghi e spazi della città fino a questo momento quasi del tutto sconosciuti – come nel caso dei quartieri della periferia storica – o che hanno saputo fornire una rilettura, alla luce di nuove fonti, di episodi conosciuti e luoghi assai noti di Roma.

A Roma, come in nessun altro luogo al mondo, gli edifici, le chiese, i palazzi storici e in genere i resti architettonici del passato continuano a vivere nei secoli e nel presente attraverso nuovi utilizzi, investiti di nuove funzioni, conservando in sé tutti i trascorsi e le sovrapposizioni della storia passata. Ed è per questo motivo che la mostra li celebra, siano essi l’hotel Flora o l’aeroporto di Centocelle. E’ la suggestione da cui prende corpo l’idea di una mostra che celebra la liberazione proprio partendo dai luoghi, le strade, le piazze, i vicoli, le vie, le botteghe, gli hotel, disseminati dal centro alle periferie, in cui quella storia si è consumata, ripercorrendo i momenti salienti di un lungo cammino che la popolazione di Roma ha dovuto compiere nell’attesa dell’arrivo degli Alleati e della liberazione.

Luoghi che esistono ancora oggi, forse asserviti a diverse finalità e usi, ma pur sempre presenti nel paesaggio urbano e forse nei nostri tragitti quotidiani, che conservano al loro interno il ricordo e la memoria degli eventi, le tracce di esperienze vissute che hanno disegnato la nostra storia.

Chiude la mostra un cameo sull’opera cinematografica “Roma città aperta” di Roberto Rossellini alla quale è dedicata una saletta espositiva con documenti ufficiali (da leggere ad esempio il documento che censura la scena della devastazione provocata dai bombardamenti americani) e video con interviste ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, protagonisti della pellicola.

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Lavora da oltre quindici anni nel campo del web e della comunicazione digitale. È un project manager e ha conseguito un Master in Politiche Sociali dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Prima, si era diplomato come perito di elettronica e telecomunicazioni. Se questo percorso non vi sembra lineare, allora leggete anche i suoi articoli.

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