6 BIANCA

IL TEATRO A PUNTATE. UN ESPERIMENTO INNOVATIVO E ATTRAENTE NEL PANORAMA CULTURALE ITALIANO

Sei episodi, otto personaggi, una città: Torino. E’ un appuntamento nuovo, quello di 6 Bianca, che coinvolge e incuriosisce. 6 Bianca infatti è l’esperimento teatrale a puntate che è iniziato a Torino nel mese di febbraio e andrà avanti per sei episodi fino alla metà di maggio. Attualmente siamo alla terza puntata, che andrà in scena fino al 15 marzo al Teatro Gobetti di Torino.

Il tutto parte da un assunto: se il cinema è nato dal teatro, e la televisione dal cinema, perché non riportare la televisione al teatro? Come? Attraverso un linguaggio che le è proprio: ovvero la serialità. Quindi un concentrato di quotidianità, di esperienze e di creatività artistica che si distingue nettamente dall’offerta culturale attuale. 6 Bianca è una storia ideata da Stephen Amidon, nato a Chicago, autore di raccolte di racconti e di sette romanzi, tra i quali “The New City” e “Human Capital” (Il Capitale Umano), da cui è stato recentemente tratto l’omonimo film. La serie è scritta da Amidon insieme a Riccardo Angelini, Sara Benedetti, Filippo Losito e Francesca Manfredi. La regia è di Serena Sinigaglia, mentre gli attori sono Carolina Cametti, Pierluigi Corallo, Mariangela Granelli, Alessandro Marini, Daniele Marmi, Francesco Migliaccio, Camilla Semino Favro e Ariella Reggio. Il tutto è stato possibile grazie alla collaborazione tra pubblico e privato instauratasi tra la Fondazione del Teatro Stabile di Torino e la Scuola Holden.

E’ evidente come la creazione di “reti territoriali”, come queste, generi e arricchisca sempre più il “capitale pubblico”, ovvero il patrimonio della comunità che vive nel territorio. La strada molto spesso risulta invece impraticabile dalle varie istituzioni culturali italiane e tutto ciò ha portato alla tendenza attuale, in cui tutti sono alla disperata ricerca di un proprio “posto al sole” e si lotta per piccoli quadratini di terreno che diventano, anno dopo anno, sempre più piccoli. Una lotta tra poveri che non genera nuovo valore. Un modello miope, che permette a tutti di erogare formazione e cultura, ma in maniera tale che ognuno, singolarmente, organizzi il suo festival, la sua piccola rassegna per il suo pubblico, elevandosi a frammento del tutto, in un clima di autoreferenzialità dilagante.

Ma qual è la storia di 6 Bianca? E’ la storia di una famiglia innanzitutto e delle trame che si celano all’interno di essa. Dietro la faccia di una società dove la corruzione scorre sotto una patina sempre brillante. La corruzione non ha la faccia sporca del delinquente, ma più quella ordinata e pulita dell’uomo “per bene”. La storia è una storia di connessione e relazioni di famiglia, di fabbrica, di corruzione e di misteri. Come facciamo i conti con la vergogna e il senso di colpa per i compromessi che abbiamo deciso di accettare per avere successo? E se le cose andassero diversamente? Se avessimo il coraggio di dire la verità? Di essere tutto e solo quello che siamo? A queste domande sta rispondendo man mano il sempre più crescente pubblico delle date torinesi…

Il format di 6 Bianca, ovvero quello del teatro a puntate, non è nuovo in senso assoluto. In Italia lo si è già visto con Bizarra, ad esempio, una saga argentina che creò “dipendenza teatrale” e incollò gli spettatori alla seggiola del teatro invece che al divano di casa. Ogni settimana c’era ad attenderti una puntata della storia, con tanto di sigla in video e riepilogo delle puntate precedenti. Un progetto off che catturò le attenzioni dei media fine alla conquista del premio UBU.

E a 6 Bianca auguriamo lo stesso successo. D’altronde, Serena Sinigaglia è una regista che sa rendere accessibili e umane le storie, sa catturare l’attenzione ed esporre con leggerezza il suo pensiero.

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Lavora da oltre quindici anni nel campo del web e della comunicazione digitale. È un project manager e ha conseguito un Master in Politiche Sociali dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Prima, si era diplomato come perito di elettronica e telecomunicazioni. Se questo percorso non vi sembra lineare, allora leggete anche i suoi articoli.

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