Intervista alla band iFasti

iFasti
iFasti sono due bassi, due computer, due chitarre elettriche e una voce. Il nuovo album “Palestre” è prodotto da 211dB, ed è uscito il 28 marzo 2015 con distribuzione digitale a cura di I Dischi Del Minollo.

iFastiPalestre” è il vostro nuovo disco. Come nasce questo lavoro?
E’ un lavoro iniziato più di anno fa.

In “Palestre” ci sono canzoni inedite ma anche canzoni che suoniamo da molto tempo.
I dischi precedenti li abbiamo sempre fatti in casa e questa volta avevamo voglia di condividere il lavoro sia nella parte artistica che in quella di produzione con amici che ci dessero una mano a rimescolare le carte.

In questo ci è stato di grande aiuto Dario Colombo di “211dB”. Ringraziamo anche Mario Martini, Francesco Strino de “I Dischi del Minollo”, Emanuele De Siro e Simone Squillario, persone che hanno condiviso con noi tutta la preparazione del disco.

Cagnolini di gesso” è il primo singolo/video estratto dall’album “Palestre“, uscito in premiere su La Stampa Tv. Quanto questo brano è significativo per il vostro lavoro?
Cagnolini di gesso” è molto significativa per noi, è una delle prime canzoni create e suonate da iFasti ed è anche una rappresentazione abbastanza credibile del mondo in cui viviamo, un mondo in cui le banche hanno sostituito le chiese nelle nostre città, impossessandosi non solo del portafogli delle persone ma anche dei pensieri, delle emozioni e delle azioni.

iFasti nascono nel 2008 dalle ceneri dei Seminole. Quanta eredità si portano dietro?
Per prima cosa come eredità de i “Seminole” si portano dietro tre persone (Andrea, Federico e Rocco) e, di conseguenza, una attitudine importante del “fai da te” (D.I.Y.) e del “fare rete” con le tante persone che sperimentano percorsi di auto-organizzazione nei vari campi del vivere umano.

Tutto questo è iFasti.

Personalmente avete un passato da attivisti, associazionismo culturale e collettivi sociali. Quanto ciò ha influenzato la vostra musica?
Diciamo che quel passato è anche presente e futuro. Le esperienze vissute influenzano molto il progetto iFasti, viviamo delle situazioni, spesso in prima persona, di sfruttamento, di ingiustizia di violenza ma anche di organizzazione e condivisione con altri e queste esperienze abbiamo voglia di raccontarle.

Quanto la musica può fare per il sociale?
Sicuramente l’arte in generale può stimolare, far conoscere, avvicinare persone e di conseguenza svolgere un ruolo importante nella messa in discussione di un sistema di credenze e di agiti.

Non crediamo che una sola canzone possa cambiare il mondo ma di sicuro può contribuire a farlo.

Quali sono gli episodi dai quali magari avete preso spunto per alcune delle vostre canzoni?
Ci sono episodi personali, come ad esempio in “Mercy” esploriamo quello che qualcuno di noi viveva nei quartieri periferici di Torino, mentre in “Corpo” ci sono episodi più sociali che riguardano il mondo della psichiatria o delle dipendenze, essendo molti di noi operatori sociali.

Prossimi live da segnalare?
Abbiamo suonato il 28 marzo a “Spazio 211” per la presentazione del disco, ma nei prossimi due mesi gireremo tra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna.

Progetti futuri?
Abbiamo tanta voglia di suonare!

www.ifasti.it

facebook.com/ifasti

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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