FARID A ZURIGO O DOVUNQUE

IL DOCUMENTARIO CHE RACCONTO ZURIGO CON GLI OCCHI DEL DISPERATO

REGIA:  Pino Esposito
TITOLO ORIGINALE: FARID – In Zürich Oder Irgendwo
GENERE: Documentario sociale
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Pino Esposito
MONTAGGIO: Pino Esposito
ATTORE: Dhamra Farid
PRODUZIONE: OS Film
PAESE: Italia, 2013
DURATA: 87 Min

TRAMAUn film su Zurigo raccontato dal punto di vista di coloro che vivono ai margini della società: i sans papiers, i richiedenti asilo respinti, i vagabondi, le prostitute straniere, i clandestini in cerca di una casa. Protagonista del film è il palestinese Dhamra Farid, un richiedente asilo respinto e la sua deportazione imminente in Israele. Farid tiene un diario, annotando appunti sui sogni infranti di migranti che vivono più o meno illegalmente a Zurigo – e in isolamento. Farid scrive e scrive, come testimonianza della sua, propria, disperazione e per lasciare una traccia letteraria del mondo degli ultimi.

Il protagonista è Farid, un intellettuale palestinese, un richiedente asilo respinto che vive a Zurigo e aspetta la “deportazione” in Palestina. Farid gira la città, si siede negli angoli, qualche volta nei bar, osserva e redige una specie di diario. Annota e commenta a bassa voce i sogni infranti dei sans papier, delle prostitute, dei vagabondi, dei richiedenti asilo come lui respinti, dei reduci di Sarajevo, del Ruanda, dei clandestini in cerca di una casa.

Quindi non la Zurigo delle banche, delle vetrine costosissime, delle signori ricchissime e dei signori distinti, ma una Zurigo diversa, nuova, più “umana” nella sua disperazione (relegata agli angoli della città). La macchina da presa, più che raccontare, “respira” la Zurigo degli ultimi e degli “invisibili”, toccando le emozioni nel mutare della stagioni, soprattutto da un angolo abitato dai disperati, senza enfasi né effetti speciali.

Esclusi dalla vita di tutti i giorni, la presenza di queste “anime nere” deve rimanere invisibile, perché è illegale. La pellicola è come un collage di diversi frammenti che ha come principio guida lo sferragliare dei treni e dei tram, che a partire dalla stazione centrale si diramano verso tutti quartieri della città. Esposito intervista gli immigrati “irregolari” in una scuola di lingue, un progetto educativo pensato dal Comune, ma gli intervistati sono sempre sull’attenti per il timore della polizia.

Toccante, la città degli irregolari sotto la neve e coinvolgenti le musiche, che non scaturiscono da una colonna sonora artificiosamente costruita ma piuttosto, registrate sulla strada. Sono i violini mal suonati dei mendicanti, i sassofoni che maltrattano le note, le trombe che emettono suoni affanati… E poi le parole di Farid, pochi versi che raccontano del contrasto stridente tra il benessere opulento e la precarietà, la solitudine, la fame. Farid raccoglie le impressioni e gli sfoghi di altri disperati come lui perché “qualcosa deve rimanere scritto”. E struggente la immagine di un vecchio che ogni tanto compare e pronuncia la parola Sarajevo, senza un apparente motivo.

Un film che “fa stare in silenzio” perché riesce “a fare cultura” autentica, raccontando ed emozionando. Emerge la passione spirituale, civile e politica per il mondo degli ultimi, la poesia. Questi “ultimi” combattono contro i pregiudizi e per una vita di dignità.

E’ il secondo lungometraggio di Pino Esposito. Il suo primo, “Il nuovo Sud dell’Italia”, è stato selezionato e proiettato in numerose rassegne internazionali: Locarno, Toronto, Milano, Cannes, Verona dove ha vinto il primo premio al Festival San Giò. Il regista è nato a Rossano Calabro (provincia di Cosenza), ha frequentato la facoltà di Architettura e diversi corsi su Cinema e Teatro all’Università di Firenze. A Zurigo si è diplomato alla scuola EB di Cinema Digitale.

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