STEVE MCCURRY, L’ARTE DEL RITRATTO

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Le opere del fotografo statunitense in mostra al Teatro1 di Cinecittà

 

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Roma, dal 18 al 20 settembre, Teatro1 di Cinecittà

Oltre lo sguardo è il titolo che Biba Giacchetti, amica e curatrice della mostra di Steve McCurry ha scelto per l’esposizione dei capolavori del celebre fotografo. Originario degli Stati Uniti, McCurry è noto al grande pubblico per il ritratto di Sharbat Gula, comparsa per la prima volta sulla copertina del National Geographic nel 1985. Con il tocco di McCurry un’anonima ragazza afghana con un velo rosso e lo sguardo vigile della preda diviene una delle foto più viste e apprezzate in tutto il mondo, la scoperta della bellezza in un paese sconvolto dall’orrore.

Il ritratto è attualmente in mostra a Roma, nel Teatro 1 di Cinecittà, e vi resterà fino al 20 settembre. Con Sharbat Gula altrettanti volti, altrettanti sguardi esposti all’interno di un teatro minuto, essenziale. La presentazione, curata da Peter Bottazzi, è pensata come fosse un labirinto di teli neri, su cui le foto rimangono sospese. La scelta del fondo nero si rivela perfettamente adatta ad esaltare le opere di McCurry, con i loro colori squillanti e le sagome al limite del contrasto.

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Sono le testimonianze dei numerosi viaggi che il fotografo ha fatto in giro per il mondo, dall’Etiopia all’Afghanistan, dall’Italia al Perù, e soprattutto l’India, il luogo che più di tutti ha affascinato il McCurry, come egli stesso ammette.

Lo spettatore passa così attraverso il porpora interso, il turchese e il verde, osservando i ritratti di bambini dal carattere duro e quelli degli anziani gioiosi e sapienti. Vi sono sciamani dalle barbe colorate che potrebbero essere confusi con un Van Gogh, l’11 settembre e Aung San Suu Kyi, financo Robert De Niro appare diverso se catturato dall’obbiettivo di McCurry. Scrive Biba Giacchetti: “potremo perderci nel mondo di Steve, ma in qualche modo saremo noi stessi osservati”. La curatrice mette in evidenza l’empatia che questi ritratti suscitano. Vi è infatti una comunicazione perenne, comprensiva e solidale nell’estetica di McCurry, nel suo chiodo fisso: l’umanità tutta.

mccurryAnche lo sguardo più fiero o enigmatico sa raccontare una vita intera. I luoghi risultano accessibili e familiari: la foto di una casa diroccata, stampata genialmente in grande formato, dà l’illusione di poterci infilare un piede dentro. Vi sono treni su cui viaggiare e finestre alle quali affacciarsi.

L’esposizione si compone di una seconda sala in cui sono racchiusi i lavori che il fotografo statunitense ha confezionato in collaborazione con Lavazza e Slow Food. Un viaggio in Africa a base di caffè dove Slow Food è impegnata nella messa in opera di 10mila orti comunitari.

Un’esposizione estremamente attuale, giacché racconta le storie di quei paesi da cui oggi giungono tutt’altro tipo di immagini: quelle della propaganda terroristica. McCurry ci ricorda che anche in quei terreni nasce la bellezza.

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