MÙSAMI O VATE ALLE COLONNE DEL VIZIO

Suggestioni dannunziane al Teatro di Documenti, grazie a uno spettacolo sensuale e raffinato

Musami o vateRoma, Teatro di Documenti, 19 maggio 2015
Testo e Regia: Mariaelena Masetti Zannini
Auto- regia: Emanuela Bolco
Cast: Giuseppe Talarico (Gabriele D’Annunzio), Gianluca Vicari (Andrea Sperelli), Kyrham (Madre),Gabriella Giuditta Sin Infelise (Ida Rubinstein – musa danzatrice), Lucia Rossi (Popolana – amante), Emanuela Bolco (Amèlie Mazoyer – Governante/amante), Glenda Canino (Alessandra Di Rudini – Amante divenuta suora carmelitana), Priscilla Micol Marino (La bella Otero – Attrice e amante), Mariaelena Masetti Zannini (Marchesa Luisa Casati Zampa – Amante), Martina Leporelli (Serpente)
Scene: Marco Fioramanti
Performance art scritta e diretta da: Kyrham e Julius Kaiser
Musiche: Claude Debussy, Fryderik Chopin, Wolfgang Amadeus Mozart, Michele Papa
Ufficio stampa: Silvia Buffo
Date: Dal 19 al 24 maggio 2015, presso il Teatro di Documenti

Musami o vate 2
Mariaelena Masetti Zannini

Può capitare, di tanto in tanto, che si assista a spettacoli così ben inseriti nello spazio scelto per la messa in scena, da rendere persino difficile immaginarli altrove. Come se alla fine della rappresentazione attori e scenografie non potessero approdare da nessuna altra parte. Quasi come se fossero lì da sempre. E destinati a restarvi per un tempo equiparabile all’eternità. Un effetto del genere non deve essere certo estraneo al Teatro di Documenti, realtà “testaccina” che con la solennità dei suoi interni si pone un po’ come un unicum, all’interno della scena teatrale romana. Ed è in questa raffinata cornice che una regista/interprete di talento, qual è di sicuro Mariaelena Masetti Zannini, ha deciso di ambientare la sua fantasia dannunziana, che ci ha lasciato a dir poco incantati.
Aver potuto beneficiare delle atmosfere sognanti e sospese nel tempo di Mùsami o Vate alle Colonne del Vizio in una serata particolare, quella della prima, ci ha poi suggestionato al punto di farci percepire nell’aria un’energia insolita, per alcuni versi magica. Volerci illudere di questo è forse una conseguenza delle sinestesie così forti che si instaurano in scena, coinvolgendo in primis gli interpreti, ma allargandosi poi anche al pubblico.

D'Annunzio
Giuseppe Talarico a.k.a. D’Annunzio

Il verbo. La carne. Il mito. L’eros. La guerra. L’arte. Il desiderio. La mortificazione. Termini di un variegato discorso, la cui poetica può essere a rischio di banalizzazione, aleggiano invece con naturalezza durante lo spettacolo, restando incollati alle parole come anche ai corpi, quei corpi seducenti e flessuosi, che vibrano in un sottofondo di musiche classiche (Debussy, Chopin, Mozart) grazie alla profonda dedizione che gli attori e le diverse, magnifiche interpreti donano alla rappresentazione. Sì, soprattutto le donne. Dalla madre di D’Annunzio alla Duse evocata in forma di statua, dalla Marchesa Luisa Casati Zampa a Ida Rubinstein, sono consigliere ed amanti, meri oggetti del desiderio e compagnie raffinate con le quali condividere piaceri fisici ed intellettuali. La ricchezza di quell’universo femminile, collegabile all’immaginario dannunziano, finisce per svelarsi gradualmente agli spettatori… i veli cadono, in ogni senso.
La peculiare magia dello spettacolo andato in scena al Teatro di Documenti è poi nelle diverse forme artistiche che vi si intrecciano. La recitazione, in cui pure eccellono alcuni dei convitati (Giuseppe Talarico, già visto in pellicole interessanti come Giamaica di Luigi Faccini, è un D’Annunzio perfetto), rappresenta solo uno degli elementi che si impongono allo sguardo, mentre danze sfrenate e orgiastiche, al pari di altre performance artistiche proposte nello spazio scenico, catturano l’occhio dei presenti. E in certi casi non potrebbe essere diversamente.

Giuditta
Performance di Giuditta Sin e Marco Fioramanti

Difatti nel cast di Mùsami o Vate alle Colonne del Vizio vi è, tra gli altri, Giuditta Sin Infelise a.k.a. Ida Rubinstein, la star del burlesque in cui sensualità, magnetismo ed eleganza si sovrappongono in modi che è difficoltoso anche descrivere; ecco, in certi momenti l’aura estatica del suo volto e le movenze del corpo studiate ad arte ma dagli esiti così naturali, per così dire felini, fanno retrocedere realmente le lancette dell’orologio ai primi decenni del secolo scorso.
Come a completare l’incantesimo. Se tali impressioni, relative all’atmosfera creatasi, valgono indubbiamente da punto di forza, il testo stesso rivela strada facendo una certa arguzia; lo fa per esempio nel rendere palpabile, con pochi accorti dialoghi, la distanza del letterato D’Annunzio dalla retorica mussoliniana e dalla volgarità del Fascismo, riportando invece la sua figura a un altro genere di ossessioni erotiche e linguistiche, tenere e guerresche, pubbliche e personali. Pure in questo il lavoro di Mariaelena Masetti Zannini, positivo il suo impatto in scena nei panni della Marchesa Luisa Casati Zampa, dimostra di saper danzare su un filo sottile, lontano dalle banalità e dalle generalizzazioni.

1 Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *