FABI SILVESTRI GAZZE’ A ROMA

I TRE CANTAUTORI ITALIANI NON POTEVANO NON CONCLUDERE IL LORO TOUR NELLA LORO AMATA CITTA’

Ci eravamo lasciati a Verona più o meno due mesi prima con l’annuncio del concerto a sorpresa a Roma. E non poteva non essere così: il tour de “Il Padrone della Festa”, l’album frutto del lavoro collettivo di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, si è concluso a Roma, la città in cui i tre cantautori sono nati, cresciuti e si sono conosciuti.

E Roma, è una città che è sempre pronta ad accoglieri i suoi figli. Così oltre 20.000 mila persone si sono riversate all’Ippodromo delle Capannelle per celebrare uno dei lavori più interessanti del cantautorato italiano degli ultimi anni. Doveva essere una festa e una festa lo è stata davvero con quasi 3 ore di musica ininterrotta.

Lo spettacolo regalato dai tre non ha deluso le attese. L’anno di straordinari e meritati successi, anche dal punto di vista discografico, ha donato nuova linfa a Niccolò, Max e Daniele che hanno in qualche modo “legato spiritualmente” i fan dell’uno con i fan degli altri. I tre artisti hanno dato, fin da subito, la sensazione di non giocare “al risparmio” ma di voler inondare di emozioni il pubblico accorso alla serata. Le anime artistiche dei tre hanno fatto vibrare l’aria di Roma, in un riuscito mix tra le note ironiche e intelligenti di Silvestri, con il tocco sublime ed elegante di Fabi e infine con il ritmo e l’allegria di Gazzè.

La serata ha inizio con un battito cardiaco, che fa da colonna sonora alle immagini più belle del tour, proiettate sul maxi schermo. E’ qui che fanno il loro ingresso i tre, che aprono le danze con “Alzo le mani” e “Life is Sweet”. I tre si raccontano, quindi quando arriva il momento di “Sirio” (brano di Max Gazzè), Fabi spiega che questo è l’emblema della libertà che si sono concessi in questo tour. I tre ricordano spesso gli anni in cui suonavano più o meno insieme “al locale”.  “Già ai tempi del locale avevo cercato di mostrare che si poteva scrivere una canzone su qualsiasi minchiata”, afferma Silvestri per introdurre il suo divertentissimo “Il flamenco della doccia” (dedicata a una ragazza che non si vuole concedere), accompagnato dai battiti di mani da improvvisati ballerini spagnoli e dai cori in francese maccheronico dei suoi divertiti compagni di viaggio.

Verso la fine del brano fa il suo ingresso, battendo le mani a mo’ di ballerini di flamenco, la superband che li ha accompagnati in questi mesi di tour: Roberto Angelini alla chitarra elettrica e slide, Max Dedo  ai fiati, Gianluca Misiti alle tastiere, Piero Monterisi alla batteria, Josè Ramon Caraballo Armas alle percussioni e tromba e Adriano Viterbini alle chitarre.

Regala emozioni “L’amore non esiste”, in cui il cinismo di alcuni passaggi fa da contraltare al romanticismo esemplificato dalla frase “l’amore non esiste, esistiamo io e te”.  Per ognuno, giunge quindi il momento repertorio: “Ma che discorsi” di Silvestri, “E’ non è” di Fabi e “Il solito sesso” di Gazzè, fino a “Vento d’Estate”, ormai un classico della musica italiana, accompagnata da un boato del pubblico fin dalle prime note. Silvestri denuncia la politica ipocrita grazie a “Il mio nemico”, mentre atmosfere decisamente più spensierate caratterizzano “L’avversario”, in cui Max Gazzè e Niccolò Fabi, vestiti da pugili, si sfidano a colpi di “hit”, arbitrati da Daniele Silvestri, che a sua volta accenna “Le cose che abbiamo in comune”.

Uno dei momenti più toccanti del concerto è senza dubbio quando Fabi canta “Mentre dormi” di Gazzè e, subito dopo, regala “Costruire”, in assoluto uno dei brani più poetici del panorama musicale italiano. Quindi, è il momento per Silvestri di deliziare con “L’autostrada” e “Occhi da orientale”, per poi far cantare tutti i 20.000 di Capannelle con “Capelli”, “Il timido ubriaco”, “Cara Valentina” e “Il negozio d’antiquariato”. Ma è, ovviamente, la celebrazione della romanità di “Testardo” che infiamma lo show con l’urlo liberatorio “de lì mortacci tua!”.

Il finale del concerto è travolgente con la “La favola di Adamo ed Eva”, “Lasciarsi un giorno a Roma” e “Salirò”, che trasforma l’Ippodromo delle Capannelle in una gigantesca discoteca all’aperto. Arriva il tempo di una breve pausa, prima di concedere il bis con altri cinque brani: la bellissima “Sornione”, le ritmate e rockeggianti “Una musica può fare” e “Gino e l’alfetta”, fino a “Sotto casa” e “Cohiba”.

La chiusura è affidata, e non poteva essere diversamente, alla title track “Il padrone della festa”. Ad uno ad uno, i cantautori e i musicisti guadagnano le quinte, sommersi dalle ovazioni del pubblico entusiasta. Fabi rimane lì ad osservare, vuole gustarsi ogni attimo di questo grande momento.

La luna piena accompagna il pubblico verso l’uscita. Parlottando, tutti non vedono l’ora di scoprire i loro prossimi album.

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