IL GIAPPONE NELL’ARTE

COME GLI ARTISTI GIAPPONESI HANNO INFLUENZATO L'ARTE DEGLI IMPRESSIONISTI

C’è una mostra che ha avuto molto successo a Zurigo in questi mesi. Grazie al successo di pubblico e al grande interesse dei visitatori, al museo delle Arti di Zurigo è stata prorogata la mostra “Monet, Gauguin, Van Gogh – Inspiration Japan”.

Questo mi ha permesso di avere a disposizione un giorno per andare al Kunsthaus dove più di 350 opere tra dipinti e xilografie hanno raccontato l’influenza della cultura giapponese sulla modernità europea e, d’altra parte, come il Giappone è stato percepito nel 19° secolo in Occidente.

Il “Japonisme” (corrente culturale sviluppatasi principalmente in Francia) è stato un fenomeno transculturale che spaziava dalla pittura all’artigianato sui mobili che la prima modernità ha spinto in avanti con decisione.

Con un’abbondanza di oggetti e dipinti, il Kunsthaus rende la diversità di questa corrente, ma anche l’atteggiamento che l’arte in generale ha avuto nella visione del mondo orientale.

C’è una lettera di Van Gogh che con una lettera descrive al fratello una xilografia di Katsushika Hokusai, uno dei grandi artisti giapponesi di quegli anni, maestro della xilografia giapponese. Van Gogh apprezza la brillantezza della scena, la vivacità dei colori, la realtà dipinta che emerge dall’opera.

L’arte degli impressionisti è stata sicuramente influenzata dal “Japonisme”. Lo stesso Van Gogh si riferiva anche ai modelli di ruolo, trasferendo la rappresentazione di una Geisha su tela, un omaggio caratteristico. Aveva preso dalla rivista “Paris Illustré” il modello. Fenomeni di Japonisme si possono trovare nei dipinti di Manet, Gauguin, Renoir, Monet, Redon, Vuillard e Vallotton. Non solo nelle figure che possono trovarsi nei dipinti degli artisti sopra citati, ma – ancor con più forza – nel trattamento della superficie e del colore. Chi avrebbe mai pensato che il giardino di Monet a  Giverny possa essere stato ispirato direttamente dalle immagini di giardini giapponesi?

Quasi nessuno degli artisti esposti ha visitato il Giappone direttamente. E’ un effetto transfer, trasformato e reinterpretato, passato attraverso il filtro della visione occidentale e, in particolare, del modo di vita francese. Con l’apertura del Giappone a metà del 19° secolo la grafica, le porcellane, i mobili e molto altro ancora sono arrivati a Parigi come oggetti da collezione e modelli per l’arte e l’artigianato.

Japonisme non significa né uno stile né un’epoca, piuttosto rappresenta un atteggiamento che si riflette in molte zone d’arte e di stile di vita. 350 opere suddivise in dieci sezioni forniscono al visitatore un’esperienza molto bella. Non solo pittura e grafica, ma anche vasi, armadi, cassetti, vestiti e perfino maschere. La diversificazione della mostra ha una ricchezza sorprendente e trasmette la sensazione di trovarsi in diverse mostre contemporaneamente.

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Lavora da oltre quindici anni nel campo del web e della comunicazione digitale. È un project manager e ha conseguito un Master in Politiche Sociali dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Prima, si era diplomato come perito di elettronica e telecomunicazioni. Se questo percorso non vi sembra lineare, allora leggete anche i suoi articoli.

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