Festival del cinema di Roma: le novità e i vincitori

Il regista indiano Pan Nalin premiato dal pubblico per il film Angry Indian Goddesses. Cosa cambia con il nuovo direttore artistico Antonio Monda.

I riflettori si spengono sul Festival del cinema di Roma. Una rassegna lunga nove giorni, dal 16 al 24 ottobre, che si è sviluppata all’interno dell’Auditorium Parco della Musica e che festeggia quest’anno il suo primo decennale. Quella del 2015 è la prima edizione con il nuovo direttore artistico Antonio Monda, venuto a sostituire Marco Muller che ha tenuto le redini del Festival per tre anni. A Monda l’arduo compito di risollevare l’evento, dopo il declino in cui è andato avviandosi a seguito della scelta dell’amministrazione Alemanno di costringerlo nel recinto del cinema italiano. Inizialmente infatti il Festival era nato per competere con le rassegne internazionali e sulle prime riscuote un discreto successo, con attori e registi di un certo calibro (si ricorda la presenza di Sean Penn, ubriaco sul tappeto rosso, venuto nell’edizione del 2007 a presentare in qualità di regista Into the Wild). La scelta di confinarlo nell’italianità si è rivelata essere disastrosa, tanto che il Festival si è visto superare, quanto a importanza, dal TFF, il Torino Film Festival, sebbene le due rassegne presentino caratteristiche completamente diverse.

Per il decennale l’evento si accorcia di due giorni rispetto all’edizione 2014, ma cerca di allargare i confini. Così ha deciso il nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma presieduto da Piera Detassis (in rappresentanza di Roma Capitale) e composto da Laura Delli Colli (Regione Lazio), Giancarlo Cremonesi (Camera di Commercio), Carlo Fuortes (Fondazione Musica per Roma), Roberto Cicutto (Istituto Luce Cinecittà).

Ebbene il direttore artistico Antonio Monda opta per uno stile spartano: “i festival non sono sfilate di moda”, aveva dichiarato, serafico, un mese fa. Si riferiva all’andirivieni di star sul tappeto rosso, ai lustrini, ai flash dei fotografi. “Ultimamente vedo più attenzione per i red carpet che per i film, noi faremo il contrario: partiamo dalla qualità dei titoli e non dalle star”. Insomma sebbene il red carpet sia la carta moschicida su cui si incollano volentieri le case di moda, i vip, la stampa, e dunque la risonanza internazionale, Monda preferisce optare per una risalita lenta e sostanziale. Una rassegna stile Berlinale, dove il tappeto rosso non sanno neanche cosa sia. Cassate anche le cerimonie di apertura e chiusura della manifestazione, non c’è una madrina, né i premi e neanche una giuria. La sfida si fa sempre più difficile.

L’unico premio possibile è quello assegnato direttamente dal pubblico, il costo dell’intero Festival si aggira intorno ai 3milioni di euro (un terzo della spesa rispetto alle edizioni precedenti, si intuisce facilmente il perché).

Jude_lawC’è di buono l’ampio spazio dato al cinema indipendente, accanto ai nomi noti. Il direttore artistico Monda ha inoltre previsto incontri d’autore con il pubblico, tra cui spiccano il regista Wes Anderson, l’attore americano Jude Law e i nostrani Paolo Sorrentino, Carlo Verdone e Renzo Piano (archistar e progettista dell’Auditorium).

Nella selezione ufficiale sono presenti, tra gli italiani, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Alaska di Claudio Cupellini e Dobbiamo Parlare di Sergio Rubini. Tra gli ospiti internazionali la Delgada Línea Amarilla di Celso García, Amama Asier di Altuna e Hiso Hiso Boshi di Sion Sono. Ma a vincere sarà Angry Indian Goddesses, ideato e diretto dal regista indiano Pan Nalin che si era già fatto conoscere al grande pubblico nel 2001 con Samsara. Di seguito gli altri vincitori.

PREMIO ALICE NELLA CITTÀ

Four Kings di Theresa Von Eltz

MIGLIOR OPERA PRIMA

The Wolfpack di Crystal Moselle

MENZIONE SPECIALE

Mustang di Deniz Gamze Erguvem

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