INCONTRO CON MARCO CALDORO:

Marco Caldoro
il “pazzo” di Gogol, e non solo!

Il 2 dicembre è andato in scena, al teatro Savoia di Campobasso, a cura della Fondazione Molise Cultura, per la regia di Flavio Bucci, “Diario di un pazzo”di Mario Moretti, interpretato da Marco Caldoro.

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Caldoro nel “Diario di un pazzo” di Gogol

Marco Caldoro ha saputo ben interpretare la figura del pazzo di Gogol che, “attraverso” il suo diario, racconta tutto il suo delirio di un uomo frustrato, con ambizioni represse, costretto ad essere sottomesso ed a fare un lavoro monotono fino a diventare, appunto, pazzo e credersi re di Spagna ed immaginare altre situazioni non reali e vivere in realtà parallele, anche se, nonostante il suo delirio, alla fine riconosce che tutto ciò che sta vivendo è frutto della fantasia di un malato e chiede aiuto alla madre affinché salvi il figlio malato.

Caldoro è stato bravissimo nell’interpretare la follia e trasmettercela attraverso cambi di intonazione di voce, ottima mimica, egregia espressività.

Ho incontrato Marco Caldoro ed ha risposto ad alcune domande.

 

COSA TI HA PORTATO A FARE L’ATTORE?

Non c’è un qualcosa o un inizio preciso. Da quando ero piccolino facevo le imitazioni. A casa organizzavamo spettacoli, imitavo Beppe Grillo etc. Non è che c’è stato un momento in cui ho scelto di fare l’attore. E’ una cosa che è dentro di me da sempre.

E’ UNA SCELTA PROFESSIONALE O UNA SCELTA DI VITA?

E’ una scelta di vita. Fare l’attore non è come fare un altro lavoro. E’ un lavoro privilegiato se si riesce a farlo come si vorrebbe. E’ un lavoro diverso, come il prete, il monaco, non per fare il filosofo, ma perché è un lavoro che ti porta a dare qualcosa, devi dare qualcosa. E’ una vocazione!

OLTRE CHE NEL TEATRO TI SEI CIMENTATO IN CORTO E LUNGOMETRAGGI. PREFERISCI RECITARE IN TEATRO, CON UN PUBBLICO CON IL QUALE INTERAGISCI, E SE SBAGLI NON C’E’ UN ALTRO CIAK, O DAVANTI AD UNA MACCHINA DA PRESA?

Preferisco, personalmente, recitare sempre a contatto con il pubblico, dove c’è il rapporto umano. Ti faccio una piccola differenza dei tipi di recitazione: la recitazione teatrale è una recitazione che ti permette di seguire un percorso, inizi dalle prove, segui un percorso fino alla fine. Mentre nel lavoro dell’attore di cinema tendono tutti a correre per problemi di costi, però, d’altra parte vedi la macchina da presa che ti viene sempre dietro per cogliere le tue espressioni, i tuoi sentimenti. Sono due forme diverse di recitazione e mi piacciono tutte e due, ma il teatro mi permette di farmi vedere dal pubblico direttamente.

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MI RACCONTI UN ANEDDOTO DELLA TUA CARRIERA?

Anni fa, con Mario Scaccia, facevamo l’Avaro. Mario Scaccia mi ha inserito nella sua compagnia. Eravamo in giro per tutta Italia ed approdammo a Campobasso, mia città d’origine. Eravamo all’Ariston, famoso teatro di Campobasso che è stato chiuso. Ero così emozionato e, come attore, avrei dovuto fare un cambio di quinte ma, per l’emozione di essere nella mia città, dimenticai di mettere un sacchetto di sabbia dietro una quinta che cadde durante lo spettacolo.

QUALE E’ STATA L’ESPERIENZA PIU’ SIGNIFICATIVA DELLA TUA VITA?

Diciamo che ce ne sono un paio: nel 2009 ho fatto uno spettacolo con Paolo Rossi a seguito di un laboratorio durato 20 giorni. E’ stato molto formativo,   trovo che lui sia un maestro vero. Anche Mario Scaccia è un grande. Dall’anno scorso ho cominciato a lavorare con Flavio Bucci che mi ha fatto la regia di questo spettacolo “Diario di un pazzo” ed è stata un’esperienza umana molto forte perché lui è un altro grande maestro.

COME MAI HAI SCELTO PROPRIO LUI, FLAVIO BUCCI, COME REGISTA DEL TUO SPETTACOLO?

E’ stata un po’ una pazzia, un caso, lo incontrai nel 2001 sul set di un film, ci siamo intravisti ed abbiamo ricordato le nostre origini, siamo molisani entrambi. L’ho rincontrato l’anno scorso alla giornata organizzata dall’università in suo onore, abbiamo parlato un po’ ed alla fine della giornata mi disse che non aveva più voglia di recitare a teatro, infatti lui sta facendo solo cinema, non se la sente più di fare teatro ma voleva comunque fare il regista, continuare a fare il regista, allora gli ho fatto la domanda a bruciapelo di farmi da regista per il mio spettacolo e lui ha accettato e, oggi, siamo qui!20151202_194520

QUALE PERSONAGGIO CHE HAI INTERPRETATO FINORA TI RISPECCHIA DI PIU’? SPERO NON QUELLO DI OGGI.

Quello di oggi è un personaggio fuori di testa, ma non è che la Russia dell’800 sia così diversa dall’Italia di oggi. La crisi economica, la crisi dei valori, l’impiegato, il “mio pazzo” è un impiegato della casta più infima della società Russia. All’epoca, anche se eri qualificato,talentuoso, non potevi fare carriera e questo era molto frustrante per lui. Non mi ci rispecchio ma è una condizione comune, ci sentiamo sempre gli ultimi, sempre spodestati.

E’ STATO DIFFICILE INTERPRETARE QUESTO PERSONAGGIO ?

E ‘stato difficile ma non difficilissimo. Non avevo visto lo spettacolo interpretato da Flavio Bucci, se l’avessi visto forse non glielo avrei chiesto. In questo caso l’incoscienza mi ha dato una mano. Non ho avuto modo di confrontarmi, me lo sono studiato ed immaginato da solo, chiaramente seguendo le indicazioni del regista Bucci. E’ un po’ diverso da quello interpretato da lui perché l’espressione della follia è soggettiva.

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TRA I VARI LAVORI CHE HAI FATTO QUAL E’ QUELLO DEL QUALE SEI PIU’ ORGOGLIOSO?

Adesso sono orgoglioso del documentario che sto facendo sulla vita di Flavio Bucci. E’ la mia prima produzione cinematografica, quindi sono molto orgoglioso e curioso di come uscirà. Professionalmente sono molto contento di uno spettacolo che ho portato in scena a Campobasso nel 2013 che si chiama “Una pura formalità”, tratto dal film di Tornatore. E’ stato il film di Tornatore uscito subito dopo “Nuovo cinema paradiso” e fu un flop pazzesco ma il testo era bellissimo, e si prestava molto come opera teatrale in quanto era ambientato tutto in un commissariato.

L’adattamento teatrale è stato molto più facile di altri adattamenti da film di cinema e mi sta dando grandi soddisfazioni anche questo spettacolo.

 

QUALE QUALITA’ DEVE AVERE UN AUTORE SECONDO TE?

Deve avere sensibilità, non quella comune, ma quella particolare che si riesce ad esprimere nell’immedesimazione.

La prima forma di recitazione è proprio quella imitativa, tu vedi, imiti, riproponi etc. poi, crescendo, la riproposizione diventa più profonda perché ci metti anche del tuo.

QUANDO NON LAVORI COSA FAI?

Mi dedico soprattutto a mio figlio , e poi cerco di progettare come fare meglio il mio lavoro.

PROGETTI FUTURI?

Il documentario sulla vita del Maestro Flavio Bucci, il Film in uscita “Il viaggio”, altri progetti teatrali che vorrei capire se riesco a portare a termine. Di idee ce ne sono tante, mancano sempre i soldi per metterle in pratica.

A PROPOSITO DEL FILM “IL VIAGGIO” ME LO DESCRIVI UN PO’?

Questo progetto di film, che uscirà a breve, è nato da un cortometraggio che abbiamo girato nel 2012 e voleva sensibilizzare questa tratta che è stata un po’ abbandonata , la Carpinone-Sulmona, perché le ferrovie stanno cominciando a tagliare quelle tratte non più interessanti in chiave di spostamento di persone. E’ chiaro che una tratta come quella, che taglia il Molise ed arriva in Abruzzo, non poteva non diventare una tratta turistica. La Fondazione FS Italiane ha avviato un lungo progetto di rilancio dei treni storici su questa linea, in collaborazione con l’associazione culturale Le Rotaie, che cura l’organizzazione di viaggi turistici. L’idea era quella di far parlare un po’ di questa Transiberiana.

Maurizio Santilli, attore di Venafro, insieme ad Alfredo Arciero, sceneggiatore di Roma, si sono fatti venire in mente 4 storie di 4 personaggi che, per varie vicissitudini, si sono ritrovati in questo treno. Il cortometraggio finiva con un piccolo accenno alle loro vite. Il lungometraggio “Il viaggio” ci ha permesso di sviluppare meglio le storie, i personaggi, di far conoscere meglio le varie storie e di far vedere meglio i paesaggi e le tratte che si vogliono abbandonare. L’ultimo ciak è stato fatto il 7 novembre, dovrebbe uscire a febbraio sul grande schermo, per la produzione INCAS di Campobasso. La cosa importante adesso è come lanciarlo e distribuirlo. Si sta pensando ai festival, quei festival che trattano di ambiente, cultura, vedremo cosa succederà appena il film sarà pronto.

 

ALLORA COSA DIRE?

IN BOCCA AL LUPO PER TUTTO, PER I TUOI PROGETTI IN CORSO E PER QUELLI FUTURI!

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