SOGNI E BISOGNI

Testo di Vincenzo Salemme

Regia Vincenzo Salemme

Interpreti: Vincenzo Salemme, Nicola Acunzo, Domenico Aria, Andrea Di Maria, Antonio Guerriero e Biancamaria Lelli.

Scene: Alessandro Chiti

Costumi: Mariano Tufano

Musiche: Antonio Boccia

Luci: Umile Vainieri

 

 

Sold out in poco più di 2 ore al teatro Savoia di Campobasso per le due date dello spettacolo teatrale di Vincenzo Salemme Sogni e bisogni.

Commedia divertente nata con il titolo “Io e Lui” dove il “lui” è il suo pene, chiamato il “tronchetto della felicità”, che si materializza diventando uomo e rivendicando la sua importanza.

Tutto ha inizio in una giornata di ferragosto.

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Rocco Pellecchia, persona oculata e mediocre i cui desideri più importanti sono “un panino, una birra ed un caffè”, si ritrova tra le mani 2 bollette , una della luce ed una del gas. Vuole spiegazioni sull’importo e cerca di contattare la moglie, ospite, insieme ai figli (anche se i figli lo chiamano signor Pellecchia e nel quartiere quando passa gli fanno il gesto del cornuto) della pensione Stella al mare. Comincia a telefonare al numero della pensione e, dopo aver parlato con alcuni inservienti dai nomi improbabili e ridicoli, riesce a sapere che sua moglie “sta” con il bagnino. Ed è qui che comincia a sentire la voce, la voce del suo “lui” , del tronchetto della felicità, dell’abitante del piano di sotto al ventre, che gli fa presente che vuole sfogarsi, che vuole più considerazione, che vuole vivere staccandosi da lui. Così il signor Pellecchia si ritrova senza pene e chiama la polizia per denunciare il fatto. Comincia una situazione paradossale in cui il suo “tronchetto della felicità”, interpretato da Salemme, diventa “uomo” e interagisce con i vari personaggi, con l’ispettore di polizia, con l’agente, con “le sorelle portinaie” del palazzo, con l’inquilina del piano di sopra, oggetto di un suo desiderio, vestita sadomaso e, ovviamente, con il suo “padrone, Rocco.

Interpretazione perfetta di Salemme che, attraverso un ritmo sostenuto di gag, equivoci e spassosi giochi di parole ha tenuto vivo l’interesse del pubblico anche interagendo con lo stesso. Gag improvvisate al momento, o studiate a tavolino, hanno divertito il pubblico ma anche la stessa compagnia, compagnia che ha supportato in maniera ottimale tutto lo spettacolo di Salemme.

Nicola Acunzo e Domenico Aria sono stati esilaranti nell’interpretazione delle sorelle portinaie.2

Le quasi due ore, senza intervallo, di spettacolo sono volate tra una risata ed un’altra. Uno spettacolo leggero che porta un messaggio profondo: incita le persone a vivere al meglio, a rincorrere i propri sogni per non morire dentro ed arrivare, come è accaduto al signor Pellecchia, al suicidio. La leggerezza della commedia ha fatto da apripista al finale, quando il capocomico ha congedato il pubblico con un monito che riassumo così: 50 anni fa le persone per conoscersi si dovevano incontrare, guardarsi negli occhi, parlare, oggi, con le nuove tecnologie, i figli dei poco più che 50enni vivono in un mondo dove non ci sono più confini, si hanno 700 e più “amici” dove gli amici sono quelli che ti seguono sui social network, non c’è più tempo per incontrarsi, per parlare e la guerra è ovunque. Si vive nella paura e si insegna ai figli ad avere paura. Questo ha fatto sì che i genitori risultano cattivi genitori ed i figli cattivi figli, ma non è colpa di nessuno, se non del fatto che non esistono confini netti ma c’è solo contaminazione.3

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