ATAVICUS + DYRNWYN + ESHUNA + HAMNÉSIA

TRAFFIC-Dyrnwyn
Prima metà di gennaio: l’italica scena Metal cala un poker d’assi al Traffic di Roma!

Intanto un piccolo dato autobiografico. Il 9 gennaio scorso era la prima volta in cui mettevo piede al Traffic Live in Via Prenestina 738, attratto dal programma di una serata che si annunciava succosamente, italianamente Metal. E subito mi si è spalancato un mondo: locale non particolarmente grande ma di sicuro accogliente, gente simpatica, tre diverse birre alla spina tra cui scegliere, più le grosse aspettative che i quattro gruppi previsti per la serata (in particolare i più noti, Atavicus e Dyrnwyn) avevano suscitato in me, da precedenti ascolti.

TRAFFIC-AtavicusEppure, per descrivere il tanto agognato esordio nel pubblico del Traffic con la massima onestà possibile, non posso fare a meno di menzionare una subdola (ma sul momento apprezzatissima) “arma di distrazione di massa”: lo schermo posto davanti al bancone del bar, sul quale scorrevano in quel momento le immagini di Roma – Milan. Lo ammetto candidamente. Le preoccupazioni insite in un cuore giallorosso m’hanno spinto a seguire la prima esibizione, quella degli Hamnésia, a diversi metri di distanza dal palco e con l’occhio distratto dal secondo tempo di una mediocre partita. Questa mia deprecabile scelta ha avuto, inaspettatamente, un corollario positivo: il vuoto avvilente delle azioni intraprese dalla compagine romanista, ancora allenata in quella circostanza dal poi “esodato” Garcia, è stato riempito in un certo senso dal sound avvolgente di una band che mi riprometto di ascoltare con più attenzione, la prossima volta. Sono stato infatti raggiunto dalla bella voce di Livia Montalesi, pronta a inserirsi nei lunghi e articolati passaggi strumentali che alla loro impostazione Progressive Metal rimandano fermamente.

TRAFFIC-DyrnwynCon una simile connotazione musicale le tastiere, neanche a dirlo, assumono notevole rilevanza. E qualcosa del genere si può affermare anche a proposito di Andrea De Petrillo, il tastierista degli EsHuNa, band che sono riuscito finalmente ad ascoltare a pochi passi dalla “linea del fronte”, essendo ormai finito lo strazio della Serie A. Anche se poi, nel caso in questione, keyboards pare sinonimo del misticheggiante potenziamento offerto in dote a un succedersi di robuste schitarrate e alla voce scream di Beatrice Serra a.k.a. Beatrix Scarlett. Del resto un alone mistico compare anche nella descrizione della band rinvenuta su Facebook: “Il nome EsHuNa, deciso da tutti i membri fondatori del gruppo, sta semplicemente per Essentia Humanae Naturae: un concetto che vede l’uomo, verso l’universo e verso il mondo che lo circonda, come un mezzo filosofico ed esoterico.“

TRAFFIC-Dyrnwyn2Non arrestiamoci però sul sentiero della filosofia. C’è da registrare innanzitutto quel clima saturo di energie e volendo anche divertente. Un piccolo incidente di percorso con le tastiere, toccato in sorte al già citato Andrea De Petrillo, ha comunque permesso a un altro della band di accompagnare il rituale “problemi tecnici!” con un bel bestemmione, il che ci ha fatto sentire tutti ancora più a casa. Del resto l’atmosfera tra il pubblico è stata sin dall’inizio di gioiosa e grintosa compartecipazione. L’affiatamento raggiunto sarebbe poi raddoppiato con le ultime esibizioni perché, diciamoci la verità, pur con qualche limite di esperienza e di personalità le prime due band hanno retto bene il palco, ma di assi veri e propri il poker annunciato nel titolo poteva contarne giusto un paio: Atavicus e Dyrnwyn. Con loro il Pagan / Folk Metal di casa nostra si è trasformato nuovamente in veemente sfida alla croce e inno agli Dei, tutto espresso a ritmi trascinanti, furoreggianti.

TRAFFIC-EsHuNaGrande emozione, quindi, per l’apparizione sul palco dei Dyrnwyn, vesti chiare innervate di riflessi sanguigni e una flautista, la splendida Michela Luciani, che a vederla pare un’Elfa giunta in prestito dal Signore degli Anelli. È proprio il suo flauto traverso a tracciare spunti meditativi e atmosferici in quel sound spesso, tambureggiante, su cui la voce di Daniele Biagiotti ha saputo inserirsi così bene. Ed è altrettanto evidente la fierezza dei ragazzi nel presentare al pubblico capitolino un album, Ad Memoriam, che con toni anche lividi (qui fa testo un brano come Teutoburgo: penso, in simpatia, che ai teutonici Rebellion e al loro eroe Arminio saranno fischiate un po’ le orecchie) trasferisce in musica la grandezza di Roma e degli antichi culti pagani. A tal proposito ritengo che la parte quasi recitata di Sigillum, con la sua toccante ieraticità, sia da citare alla lettera: “Nelle terre una volta costellate di templi agli dèi / lugubri edifici sormontati da croci / spuntavano come la malerba nei campi. / Coloro che una volta si vantavano d’esser perseguitati / misero in atto la più brutale delle repressioni / arrivando di fatto a cancellare quasi del tutto gli antichi culti. / Con false promesse plagiarono le menti trasformandoci in schiavi… Noi che un tempo eravamo guerrieri!”.

TRAFFICE poi tutti in coro ad invocare “IUPITER OPTIMUS MAXIMUS”, mentre incalzaTubilustrium, altro brano meraviglioso con qualche inserto in latino. Posso giusto confermare emozione, empatia, partecipazione, sia da parte del pubblico che dei gruppi coinvolti. Ma di sicuro il momento di più profonda osmosi lo si è raggiunto allorché Lupus Nemesis e Triumphator degli Atavicus si sono uniti ai Dyrnwyn, per eseguire insieme un’ottima cover di quello storico brano, L’Augure e il Lupo, che tutti i vecchi fan dei Draugr ricordano con affetto. “figlio dei lupi, tu che indossi le falci di luna, sei la guida del sacro cammino di guerrieri devoti agli dèi!“. Infine spazio a loro, i più attesi, i più gagliardi, i più dirompenti sul piano musicale. Risorti come Araba Fenice sulle ceneri dei già menzionati Draugr, gli Atavicus sono con ruvidezza appenninica gli alfieri di un Italic Pagan Heavy Metal che, caricando le chitarre come fossero catapulte, ci proietta indietro nel tempo, raccontandoci di legionari caduti stoicamente sul campo di battaglia, di valori scomparsi, di rituali connessi a divinità autoctone e ai ritmi delle stagioni. Si succedono così gli aggressivi, epici brani dell’album Ad Maiora, mentre la prima invitta linea di fan si accalca di fronte al palco, con la scritta “Acciaio e Morte” in evidenza sulle t-shirt. Come suggerisce lo stesso Manuel Visconti alias Lupus Nemesis, ovvero il cantante, un pezzo plumbeo come La disciplina dell’acciaio va inteso quale momento di riflessione; e sebbene non manchino accelerazioni al suo interno, io stesso l’ho percepito quasi al livello di una ballad rispetto ai loro brani più urlati, fragorosi, veloci.

Sempre a bilanciare il massiccio urto sonoro che tale repertorio propone, ci sarà tempo anche per quella sorprendente cover di un vecchio successo dei Pooh, L’aquila e il falco, che il pubblico degli Atavicus ha confermato di apprezzare parecchio. In mezzo, però, un gradito regalo: l’anteprima di un nuovo brano che la band registrerà prossimamente e che, se le orecchie al termine di siffatta maratona non mi hanno tradito, dovrebbe chiamarsi L’ardire degli avi. Lo definirei il giusto sigillo, anzi, sigillum, per una prima serata al Traffic che mi ha fatto tornare a casa inebriato di metal, di malto, di romanità e di genuino fervore pagano.

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