CARTEL LAND, DALLO STATO AL MACHETE

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NEL DOCUMENTARIO DI HEINEMAN TUTTI I CONFINI DEL NARCOTRAFFICO MESSICANO

Da un lato all’altro del confine, i contorni giungono fino al cuore del continente. Il documentario Cartel Land, uscito nel 2015 e premiato al Sundance Film Festival per la miglior regia, racconta i limiti, umani e geografici, del narcotraffico messicano. Matthew Heineman, l’impavido giornalista che si è addentrato nelle file del narcotraffico, è per sua stessa ammissione alla prima esperienza con questo tipo di inchieste. Tutto inizia con la descrizione dei vigilantes, cittadini americani che operano controlli lungo il confine Usa-Messico pur non facendo parte delle forze armate ufficiali. In America corrono strane voci sui vigilantes. I media statunitensi li descrivono come gruppi di cittadini animati da spiriti idealisti al limite del fascismo.

cartel landIl sospetto è che i vigilantes adoperino le maniere forti contro quei cittadini messicani che tentano di attraversare illegalmente il confine tra i due Stati. All’accusa di razzismo loro rispondono evidenziando lo sconfinamento dei gruppi narcos all’interno del territorio americano. La verità è meticcia. Davanti all’obbiettivo di Heineman alcuni vigilantes non nascondono una certa insofferenza verso la “razza” latina. Ma c’è anche chi si ritrova a lottare sul confine perché mosso da motivazioni personali. Come è accaduto a Tim “Nailer” Foley, a cui la crisi economica ha portato via tutto e oggi trova nella difesa dei suoi concittadini una nuova ragione di vita.

Il punto è che questi luoghi sono ben lontani dall’ombelico del mondo, dalle ultra sorvegliate metropoli di New York o Washington. Qui il paesaggio è fatto di piccole località, la prima stazione di polizia è a chilometri di distanza, l’intervento statale arriverebbe già in ritardo. Una lacuna nella sicurezza statunitense ben evidenziata con la recente strage di San Bernardino. Il confine Usa-Messico è all’incirca così: minuscole città di cui nessuno ricorda l’esistenza.

Heineman segue i vigilantes nelle loro incursioni notturne, finché non varca il confine e arriva a Michoacán, nel cuore del caldo Messico. Teatro di scontro della guerra ai narcos iniziata dal governo messicano nel 2006 e che ha già lasciato sul campo circa 83mila morti, lo stato del Michoacán è attualmente uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Anche per i giornalisti, giacché si contano in 80 i reporter e i blogger uccisi per aver raccontato le gesta dei cartelli. Così Heineman gira il suo documentario embedded, sotto copertura, a due passi dalla più grande democrazia del mondo.

Cartel Land non è Breaking Bad, la pluripremiata serie tv che pure aveva mostrato sottoforma di fiction le produzioni di metanfetamina messicana (una delle principali risorse dei cartelli), la loro capacità di infiltrazione nell’economia americana, il sostentamento delle multinazionali al narcotraffico. In Cartel Land tutto è reale. Si inizia con i fumi chimici della meth, ribolle vischiosa sotto gli occhi di un membro del cartello che dice “produciamo la miglior metanfetamina del mondo, ecco perché questa storia non finirà mai”. Poi si passa alle brutture, al machete.

cartel land 3I cartelli messicani sono tristemente noti per gli orrori inflitti sulla popolazione civile. Rapimenti di massa, stupri e teste mozzate hanno dato il via ad una sorta di guerra civile perpetua, dove a cadere sono sempre gli innocenti. Per dare una lezione ad un piccolo imprenditore che si rifiuta di pagare il pizzo, i carteles trucidano tutti i dipendenti assunti nell’azienda. Come in quei piccoli paesini del confine americano, anche qui l’assenza di sicurezza è plateale. La capacità dei narcos di infiltrarsi nei gangli dell’apparato statale, specie in quelli demandati alla sicurezza, e la corruzione della classe dirigente ha lasciato i cittadini sguarniti di qualsivoglia protezione.

Così anche qui, come negli Usa, nascono i primi vigilantes. Si chiamano gruppi di Autodifesa e sono civili illegalmente armati e non riconosciuti dallo Stato che tentano di difendere i propri concittadini. La loro guida è José Mireles, un medico divenuto guerriero e poi leader della rinascita messicana.

I gruppi di Policia Popular (polizia popolare) nascono tra il 2012 e il 2013 per sopperire alla mancanza di fiducia che i messicani hanno nei confronti dello Stato.  Sono protetti dalla popolazione e suscitano accesi dibattiti politici per le strade. C’è un uomo, tra la folla, che si rifiuta di sostenere le milizie popolari perché non inserite in un quadro di legalità: “quando noi non crediamo più nello Stato, smettiamo di essere cittadini”, dice a forza. E in quel continuo dibattito fra l’ideale e la sopravvivenza, i gruppi di Autodifesa crescono, arruolano volontari in una comitiva che è ormai una struttura paramilitare, Mireles è già un leader politico.

Il governo messicano ne è spaventato. Prima li combatte, poi cerca di inglobarli nelle strutture statali. La carriera politica di José Mireles viene stroncata da un attentato a cui riesce a sopravvivere. I miliziani sono dotati di tutto punto, fanno rastrellamenti casa per casa e utilizzano metodi assai poco ortodossi: la tortura, ad esempio. Presto o tardi verranno insidiati dallo Stato, che li legalizza, e dai narcos, che li infiltra. Perché i confini, aldiquà e aldilà della democrazia, sono assai labili.

DATA USCITA: 3 luglio 2015
GENERE: documentario
ANNO: 2015
REGIA: Matthew Heineman
PROTAGONISTI: Matthew Heineman, José Mireles, Tim Foley
FOTOGRAFIA: Matthew Heineman, Matt Porwoll
EDITING: Matthew Heineman, Matthew Hamachek, Bradley J.Ross, Pax Wassermann
MUSICHE: Jackson Greenberg, H.Scott Salinas
PRODUZIONE: The Documentary Group, Our Time Projects
DISTRIBUZIONE: The Orchard
PAESE: USA
DURATA: 100 Min

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