NON È CON GLI OCCHI CHE AMORE GUARDA

L’omaggio teatrale a Shakespeare di Maurizio Canforini, al Teatro Agorà di Trastevere.

In occasione del quarto centenario dalla morte di Shakespeare, che ricorre in questo 2016, l’autore e interprete Maurizio Canforini ha voluto tornare in scena con lo spettacolo “Non è con gli occhi che amore guarda”, omaggio alla grandezza del bardo di Stratford. Una storia d’amore tra un Lui e una Lei attraverso sonetti e stralci di opere di Shakespeare. I due innamorati parleranno con le parole di Romeo e Giulietta, di Benedetto e Beatrice, di Bassanio e Porzia e di altri personaggi ancora, vivendo così tutte le fasi della loro conoscenza, dall’incontro iniziale fino all’epilogo, di cui sarebbe inopportuno svelare l’esito…

Non è con gli occhi che amore guardaOra è il turno di William Shakespeare. Dell’eclettico Maurizio Canforini stiamo scoprendo gli interessi un pezzettino alla volta, spettacolo dopo spettacolo. E se gran parte delle commedie precedenti proponevano Roma di sguincio, Roma sullo sfondo, Roma nel cuore, qui è stato come tuffarsi in un vortice spazio-temporale dalle conseguenze inaspettate. Sì, perché con questo Non è con gli occhi che amore guarda è il più noto rappresentante del teatro elisabettiano a balzare prepotentemente in primo piano. Ma in una forma tutt’altro che scontata: autore sia del testo che della regia, Canforini tenta per l’occasione di far dialogare uno dei massimi rappresentanti della letteratura mondiale con il presente, mettendo in scena un’apprezzabile leggerezza, pur non perdendo di vista i necessari scrupoli filologici. Il risultato, neanche a dirlo, corrisponde all’esempio di un teatro colto e al contempo assai godibile per gli spettatori, compresi quelli che con un certo corpus di opere possono vantare minor confidenza.

Supportato sul palco dalla sempre più affiatata Alessia Tona (già presente in alcuni dei precedenti spettacoli) e da un interprete di considerevole personalità e spessore, come l’esperto Marco Belocchi (sua ad esempio la moderna incarnazione del bardo britannico, spassosamente immaginato in chat con una giovane ammiratrice dalle uscite un po’ coatte, all’interno di uno degli sketch più originali e brillanti), un Canforini decisamente a suo agio si diverte a saldare tra loro alcuni degli spezzoni più importanti, sotto il profilo squisitamente sentimentale, del teatro shakespeariano. Da Molto rumore per nulla all’Otello, da Romeo e Giulietta a Il mercante di Venezia, passando per altri ancora fino a comporre, quasi fosse la proverbiale veste di Arlecchino, un variopinto collage, le parole del grande scrittore vengono a riprodurre lo scheletro di una relazione amorosa a suo modo esemplare. Sospesa tra dramma e commedia.

Gli attori mostrano una qualche euforia anche nel riproporre in scena un linguaggio tanto raffinato e profondo, ma è da rinvenire proprio negli intermezzi, nel “montaggio” consequenziale dei diversi omaggi da cui si rivela la natura persino giocosa dell’operazione, quella molla che assicura al brioso intrattenimento allestito per l’occasione una reale freschezza. Ciò che ne risulta, insomma, è un modo alternativo, coinvolgente ed indubbiamente efficace di riproporre a teatro i cosiddetti “classici”.

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