LA MEMORIA DEL FUTURO

Partendo dall’eBook che tanti consensi sta ricevendo in rete, abbiamo intervistato le giovani scrittrici Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia

La memoria del futuro è un eBook, pubblicato da Edizioni Il Pavone, che nasce dalla collaborazione tra le giovani scrittrici Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia. A proposito del loro libro si sentono cose egregie in rete, specialmente da parte di quei lettori che amano un approccio alla science fiction coraggioso, maturo, dalle implicazioni sociologiche tutt’altro che secondarie. Silvia peraltro la conoscevamo già, per via di alcune passioni cinematografiche in comune, sicché è da lei che abbiamo saputo qualcosa in più su questo interessante esperimento narrativo a quattro mani, che si sta già indirizzando verso una vera e propria saga fantascientifica. Grazie a lei anche Simona è stata coinvolta, in un secondo momento, nella piacevole chiacchierata, che come ora vedrete ha finto per toccare le attuali evoluzioni dell’editoria, del cinema, della letteratura, persino della musica. Con l’occhio costantemente rivolto al futuro. Ecco come si è sviluppata questa nostra conversazione a distanza, nata da una singolare triangolazione tra Roma, Milano e Genova.

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S.C.: Silvia, prima di parlarci della saga fantascientifica cui si è dato inizio con La memoria del futuro, romanzo che segna una fase importante della tua collaborazione con la scrittrice ligure Simona Ingrassia, vorrei che accennassi brevemente ai tuoi esordi letterari. Mi riferisco più in particolare alla genesi dei romanzi La Luna Oscura del Neckar e Ho Sognato Babilonia.

Silvia Azzaroli: Beh, allora, La Luna Oscura del Neckar fu un gioco fatto più per sfida che per altro, non mi ci ritrovo in quel libro, ora come ora lo rifarei da capo a piedi. Ci sono tante cose che non sento mie. Ai tempi seguivo molto il mondo dello yaoi e volevo provare a tuffarmici dato che in molti apprezzavano il mio stile, ci provai, ma non venne come volevo io.
Ho Sognato Babilonia, invece, ha tante cose che sento mie. La mia passione per la storia, l’archeologia, Parigi, i miei nonni e i miei fratelli. In qualche modo Cecilie, la protagonista, è parte di me.

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Le autrici Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

S.C.: Come è nato invece il vostro sodalizio artistico e il desiderio di scrivere un libro a quattro mani?

Simona Ingrassia: Ci siamo conosciute grazie alla nostra serie preferita Fringe. Ci siamo trovate d’accordo su alcune teorie a proposito della trama e di Peter Bishop. E’ stata lei ad introdurmi al mondo delle fanfiction. Ne ho scritte un po’ di mie, da sola, ma la maggior parte sono state create insieme a quattro mani. Mi sono trovata bene sin da subito con lei. Poi nel 2013, finito Fringe, lei mi propone: “perché non scriviamo un libro?” E io: “Oddio, ma fai sul serio?” Non ero molto fiduciosa dei miei mezzi narrativi ma lei mi ha convinto dicendo: “Scriviamolo per noi e, se vediamo che viene fuori qualcosa di buono, successivamente pensiamo a proporlo a qualcuno per venderlo.”

Silvia Azzaroli: Sì, è stato così. Ci siamo innamorate di questo telefilm così speciale insieme. Ad entrambe ha lasciato dentro qualcosa di importante e così abbiamo provato a scriverci sopra svariate fanfiction e successivamente ci siamo ispirate per creare qualcosa di nostro. E’ stato bello trovare qualcuno con cui ho tanta sintonia.

La-Memoria_del_futuro-JasonS.C.: Con La memoria del futuro si viene proiettati da subito in una cornice fantascientifica. Come è nata l’idea di ambientare il vostro romanzo in una ipotetica Londra del 2707? Ci sono riferimenti culturali di natura cinematografica e letteraria che vi sono stati particolarmente utili, nel caratterizzarla?

Simona Ingrassia: Sono una appassionata di fantascienza dalla prima adolescenza. Ricordo ancora con affetto il primo libro che ho letto: Autocombustione Umana di Bob Shaw. Mi ha letteralmente catapultato in un mondo nuovo ma, allo stesso tempo, familiare. Ci siamo ispirate credo ad alcuni testi di fantascienza sociologica. Ossia quella parte di fantascienza che si interroga sull’uomo e sulla società di oggi con lo stratagemma del punto di vista spostato in avanti nel futuro. Credo sia questo.

Silvia Azzaroli: A me Londra affascina molto, ho sempre pensato che fosse una metropoli, in cui passato e presente si mescolino benissimo e ho pensato fosse perfetta per una storia ambientata nel futuro dove però il passato gioca un ruolo molto importante. Abbiamo pensato di ambientarla tra 700 anni perché la fantascienza di oggi, salvo poche eccezioni, sembra aver paura di guardare al domani mentre noi, cresciute con la fantascienza degli anni 60-70 dove si parlava tanto di futuro, volevamo fare come i nostri “miti.” Guardare al futuro.
Il primo libro di fantascienza che lessi fu il Sole Nudo di Asimov, avevo 16 anni e poi Abissi di Acciaio e Io Robot, sempre di Asimov. Come dice Simona ci piace interrogarci sulla natura umana, crediamo che l’umanità abbia molto da dire sia in positivo che in negativo, purtroppo.

S.C.: Anche a prescindere dal romanzo, Silvia, sembrerebbe che per te il cinema sia costante fonte di ispirazione. Cosa puoi dirci a riguardo?

Silvia Azzaroli: Il cinema mi piace tantissimo, trovo che sia una forma d’arte molto esplicativa e affascinante. In poco più di due ore, al massimo tre-quattro, si deve raccontare una storia e far sì che intrighi a tal punto da diventare parte di noi, da spingerci a riflettere sul nostro modo di vivere e nel contempo farci sognare. Ho diversi film che amo, è davvero impossibile fare un elenco esaustivo, ti posso dire i primi 10 che mi vengono in mente: Star Wars, Prima dell’Alba, Lady Hawke, Blade Runner, Pane e Tulipani, Incontri ravvicinati del terzo tipo, La fortuna di Cookie, Una storia vera, La gatta sul tetto che scotta, Il gattopardo. Anzi facciamo dodici: Piramide di Paura e L’attimo fuggente.
Le poche volte che sono riuscita ad andare a dei festival del cinema mi sono sentita a casa mia. E’ bellissimo. C’è un fermento continuo di idee, di dibattiti, proiezioni. Sono anche stata a lezioni di cinema ed è stato fantastico. Il cinema è magia, emozione, divertimento, riflessione. Ti confesso che quando ti ho visto al Noir in Festival di Courmayeur ti ho invidiato Stefano.
Quando scrivevamo il libro ho sempre sperato che potesse coinvolgere le persone come lo fa il cinema.

S.C.: Quali sono invece, sempre a proposito della fantascienza, i modelli letterari che tu e Simona avete più a cuore?

Simona Ingrassia: Ray Bradbury e il suo tocco fantastico nel descrivere i sentimenti umani. L’ho trovato raramente nella letteratura in generale.

Silvia Azzaroli: Come per Simona anche io amo Bradbury. Ha una capacità innata di parlare di psicologia umana anche in racconti molto brevi. Naturalmente apprezzo anche Clarke, Asimov e poi Heinlein, quest’ultimo scoperto di recente grazie a La Porta Sull’estate.

La-Memoria_del_futuro-copertina2S.C.: Sulla vostra pagina FB vi appellate ai lettori presentandovi in questi termini: “stiamo scrivendo una saga fantascientifica che parla di popoli antichi, multiuniversi e città del futuro.” Pensi sia il caso di aggiungere qualcos’altro, riguardo alla trilogia che sta prendendo forma da La memoria del futuro? E ci sono altri progetti che state portando avanti insieme?

Simona Ingrassia: So che sembra assurdo specificarlo ma… è una saga molto umana. Tocchiamo dei temi fondamentali per tutto il corso della saga, non solo con il primo libro. Mi piacerebbe tanto che il lettore capisse che il primo libro è un’introduzione, un modo per presentare i nostri personaggi. Spero che, come noi ci siamo affezionati a Curtis, Dalia e Jason, anche i nostri lettori arrivassero ad amarli e a chiederci: “Cosa sta succedendo? Dove sono finiti? Come affronteranno le conseguenze di quello che è stato fatto? Fateli parlare ancora!”

Silvia Azzaroli: Siamo molto legate ai nostri tre protagonisti. Ci stanno accompagnando ormai da tre anni e sentiamo che non hanno ancora finito di parlarci. Quando scrivevamo il primo libro avevamo in mente una storia singola che poi man mano si è allargata ed è diventata sempre più grande. Ricordo ancora il momento in cui decidemmo di farlo. In un capitolo preciso del primo libro vi è qualcosa che ci proietta nei successivi, ma quello che è divertente che solo noi, al momento, ne siamo consapevoli. Finora nessuno che ha letto e ha apprezzato La Memoria del Futuro ha notato questo particolare.

MemoriaS.C.: In maniera speculare, rispetto a una domanda fatta precedentemente a Silvia, vorrei sapere anche da te, Simona, come è nata e come si sta sviluppando la vostra collaborazione.

Simona Ingrassia: Well… ho già detto prima com’è nata la nostra collaborazione. E direi che sta continuando bene. Siamo un po’ ferme nella scrittura del terzo libro, a causa mia. Ho avuto diversi problemi con l’informatica. A parte questo ci sentiamo tutti i giorni, lavoriamo insieme per gli articoli su Over There e altre testate. Scriviamo continuamente insieme. E mi ci trovo molto bene. That’s it.

S.C.: E quali sono, Simona, i tuoi punti di riferimento più significativi nelle varie arti, per quanto riguarda la science fiction?

Simona Ingrassia: Vado sul classico: Asimov, Sheckley, Bradbury, Silverberg, Matheson. Questi gli autori. Mentre per il cinema il mio punto di riferimento è Blade Runner. Sono una grande fan di questo film, lo so a memoria. Mi piace la storia che c’è dietro, la sua riflessione sull’essere umano. Aggiungerei anche Gattaca, Predestination, Il 13mo piano, Ghost in the shell – anche se è un’opera animata ma ha anticipato in maniera secca tematiche che sarebbero state riprese in Matrix.

S.C.: Tra i tuoi interessi e le corrispondenti attività giornalistiche ho notato che la musica occupa un posto di primo piano. Cosa puoi dirci a riguardo?

Simona Ingrassia: Se c’è una cosa che ho sempre amato fare è, appunto, scrivere di musica. Alcune delle mie recensioni sono state pubblicate su riviste specializzate nel passato. Ero riuscita anche a lavorare in un negozio di dischi, per un po’. C’è un saggio che diceva: la vita senza musica sarebbe un terribile sbaglio. E io sono d’accordo. Per me la musica è ciò che davvero arricchisce la vita di ognuno di noi. Pensa a tutti i bei film con sontuose colonne sonore. Gente come Zimmer, come Morricone, come Williams. Cosa sarebbero quei film senza musica? Non li posso nemmeno lontanamente immaginare. Ho sempre avuto il pallino di descrivere ciò che la musica mi smuovesse dentro, nelle mie recensioni. Perché purtroppo ne ho lette tante di recensioni ma poche mi facevano davvero capire com’è un disco e se valeva la pena di essere ascoltato. Io provavo a scrivere di questo. Uso il passato perché adesso ho un po’ tralasciato questo lato di me, ed è un vero peccato.

S.C: Rispetto ai tuoi interessi culturali e giornalistici, Simona, Genova si è rivelata una città recettiva?

Simona Ingrassia: Allora. Devo essere onesta: Genova non è una città molto ricettiva. Qualcosa è cambiato, ho visto giusto un paio di concerti qui. Si parla ormai di diversi anni fa. Non so se sono io, che ho interessi tanto particolari da non trovarmi in questa città oppure è proprio Genova a essere morta sotto un certo punto di vista. Poi c’è da dire che la maggior parte delle sedi delle emittenti televisive sono a Milano. Mi risulta difficile pensare a una conferenza stampa sul nuovo palinsesto di una rete fatta a Genova. E’ un peccato perché la città avrebbe molto da offrire. La sua vicinanza con Milano, secondo me, un po’ la penalizza.

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