Intervista a Davide Pagnini

Davide Pagnini
Il cantautore pesarese presenta un lavoro introspettivo ed emozionale, che punta al cuore, ad un pubblico che abbia voglia di assaporare le mille sfumature di un viaggio vitale.

“Se la musica non emoziona, significa che qualcosa non va. La musica deve unire i cuori e i battiti, creare un vortice di sensazioni e formare un ricordo indelebile in chi ascolta. Questo è il mio fare musica: emozionarmi per emozionare.”

Davide Pagnini

Davide PagniniMaschere” è il tuo primo album da solista. Quali storie ed emozioni contiene questo disco?
E’ proprio questo il cuore di un disco o anche di una singola canzone: raccontare una storia che contenga qualcosa di emozionante.

E’ proprio per questo che il primo “lavoro” di un cantautore è vivere le giornate, entrarci dentro il più possibile, lasciarsi emozionare dalle persone e dagli avvenimenti. Chi scrive è un cacciatore alla continua ricerca di una preda. Io sono così.

E dentro questo album ho raccolto alcune storie di personaggi senza tempo che mi hanno stupito e incantato come “Il Mimo” e “Il Ballerino di Jazz”, o di eventi naturali e quotidiani che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni della nostra vita, ma ad un tratto ci sembrano diversi e fanno scattare una riflessione che fino a quel momento non avevamo realizzato, ad esempio un tramonto in “Rosso di Sera”.

Un tema ricorrente di questo album è l’accettazione del riflesso che si vede nello specchio. Una sorta di autoanalisi a cui mi sottopongo spesso e che spesso mi pone di fronte quesiti ai quali non so rispondere. Lo specchio può farci del male, può renderci felici, può prendersi gioco di noi e un attimo dopo chiederci scusa, ma sono arrivato alla conclusione che la cosa più importante sia vivere tutte queste emozioni in modo sincero.

Da qui il titolo “Maschere”. Troppo spesso lo specchio è solo un “Alibi di vetro” e non riflette ciò che c’è sotto di noi. Non siamo solo pelle e occhi, siamo soprattutto vibrazioni e sguardi e dobbiamo essere i primi ad accettarlo per provare ad amare il nostro riflesso. Toglierci le maschere e saperci guardare nudi. Da qui nascono le emozioni che hanno composto questo album. Tutte quelle piccole, ma fondamentali sfumature che vivono nello spazio invisibile tra me ed il mio riflesso.

Quanta strada, avventure ed esperienze hai intrapreso prima di arrivare alla realizzazione di questo lavoro?
La più recente avventura a cui mi sono sottoposto è stata quella di calarmi nel ruolo di protagonista nel mio nuovo videoclip “Alla Follia”. Per girare le scene iniziali sono rimasto nudo per 5 ore consecutive immerso in un fitto bosco a febbraio, durante una giornata con una temperatura media di 4 gradi. Stendermi sull’erba ghiacciata e correre scalzo nel sottobosco è stato davvero selvaggio e faticoso, ma emozionante e unico.

Potete trovare il pazzo videoclip su YouTube.

Cerco sempre di tuffarmi nelle esperienze che mi vengono offerte e spesso queste si trasformano in avventure, in strade difficili e prive di segnaletica, ma per questo capaci di donare emozioni forti e autentiche. La realizzazione di questo progetto è durata un anno, durante il quale ho macinato migliaia di km d’asfalto e innumerevoli ore in studio di registrazione.

Gli spostamenti mi fanno bene, soprattutto quando sono solo nella mia auto, di notte, con poco traffico e la radio a basso volume. E’ un’atmosfera che mi ispira e mi fa credere in ciò che faccio.

Anche il videoclip di “Rosso di Sera” ci ha regalato un fantastico viaggio. Io e la mia squadra composta dal manager Raffaele Montanari e Matteo Bartolotti abbiamo girato i primi secondi di ripresa a Venezia, poi a Firenze, Milano, Roma e siamo finiti in mezzo al mare Adriatico su una barca a vela durante il tramonto.

E’ stato come finire dentro un flipper, ma ne è valsa la pena. E’ stata una delle esperienze più gratificanti ed emozionanti della mia vita. E invito tutti a vedere il risultato finale che trovate su YouTube.

Davide PagniniGiovane cantautore pesarese, quanto la tua realtà ha influito sulla tua musica? Quali sono le “note” e le “immagini” che emergono dalla tua musica?
Sono un cantautore spesso introspettivo, mi piace mettere il mio essere dentro le canzoni e quando parlo del mondo intorno, mi piace prendere spunto dalla mia realtà, dalle mie relazioni, dai miei luoghi, dalle mie persone.

La mia famiglia mi sostiene, come anche i miei amici e i miei cari. Tutto si sviluppa e diventa un vortice di energia positiva, una spinta che percepisco fortemente e che rientra spesso nella mia musica. Anche la mia città è importante. Io amo la mia città e la trovo poetica ed elegante. Ha una caratteristica che mi affascina in modo particolare: possiede mille volti. Non mi trasmette la solita ispirazione, ma ogni volta accende una scintilla diversa. E questo mi permette di apprezzare i numerosi viaggi che intraprendo: la mia non è una fuga, ma una ricerca profonda con la voglia di tornare.

I viaggi sono la cosa più emozionante del mondo, e ne traggo sempre una grande ispirazione, i viaggi sono il percorso che uno fa e mi piace pensare che sia un cerchio, un giro tondo, dove alla fine si torna al punto di partenza per confrontare le nuove scoperte con quello che si conosceva già. Cerco di inserire la mia musica in quella delicata miscela di scoperta e conoscenza.

Quali sono le “maschere” più comuni ove ci si cela e ci si nasconde, dal tuo punto di vista?
Ci sono due maschere molto diffuse tra le persone che incontro: quella del “va tutto bene, non esistono problemi” e quella del “il mondo fa schifo e l’unica cosa da fare è lamentarsi”. Sono due estremi che non comprendo e mi infastidiscono. Soprattutto la maschera del “lamentoso”.

Parlare male, essere arrabbiati con tutti, sfogare le proprie frustrazioni sugli altri e disinteressarsi della parte bella del mondo (che esiste ed è importante) maschera un disagio di fondo e un malessere che andrebbe affrontato e non nascosto.

Ci si maschera da “duri”, si recita la parte di chi ha tutto sotto controllo e sa giudicare ogni cosa, di chi ha ragione ed è convinto di sé. E’ una maschera che non ha buchi per le orecchie. Una maschera che ti rende sordo ed impedisce di ascoltare la diversità e la bellezza che alcune cose sanno dare. E’ una maschera che cela tanta insoddisfazione e fragilità ed è tanto diffusa quanto triste.

L’ascolto è la via più intelligente verso l’accettazione di ciò che ci sta intorno e soprattutto è l’unico modo reale per provare a trovare un equilibrio con se stessi.

Davide PagniniIl tuo singolo “Chiedersi perchè” ha venduto 2000 copie, classificandosi così tra i 10 finalisti del contest “La battaglia degli inediti”; “Rosso di sera” ha venduto 1800 copie digitali ed è stato trasmesso su NuovaRete Tv, vincendo il premio “Miglior fotografia di un video emergente”. Ottimi risultati per un inizio nel mondo musicale. Te lo aspettavi?
Non do mai nulla per scontato. Non ci riesco. Ho un enorme senso di conquista nei confronti di tutto e questo, a volte, mi si ritorce contro, facendomi soffrire per piccole banalità che io vedo come giganti montagne da scalare.

Questi sono numeri importanti e risultati fantastici, come anche altri che sto ricevendo e conquistando passo dopo passo, ma fa tutto parte di un percorso. Torniamo sempre lì, al viaggio e alla sua strada che non sai dove ti porterà, ma in realtà ad ogni passo ti ha portato esattamente a quel passo. Non so se mi spiego.

I risultati mi fanno molto piacere e fungono da spinta per il passo successivo. L’importante, per me, è che ci sia sempre un motivo che sappia spostarmi un centimetro più in la.

Il pubblico ha dimostrato così di interessarsi al tuo lavoro. Questo significa che anche gli emergenti, quando creano musica di qualità, giungono al cuore delle persone, che ne premiano il lavoro. Concordi?
Pienamente! La musica non c’entra niente con la fama di chi la fa. Quella è solo una cassa di risonanza con un raggio più ampio. La musica di qualità non ha padroni, non è solo per chi ha un grosso pubblico. La bellezza artistica può nascondersi in un garage di un ragazzino e nella sala prove di un gruppo rock, o nel concerto semideserto di un cantautore, o nel testo di un rapper. Non c’è genere o livello di fama che importi.

La musica è un solo genere e tutti, a tutti i livelli in cui si trovano, possono produrre e creare buona musica. Sono convinto, come nel mio caso, che se c’è il cuore e l’emozione, anche le canzoni nuove e gli artisti nuovi possano arrivare all’anima di chi ascolta. Lo penso prima di ogni concerto. E dopo ogni concerto ne ho la certezza.

Dove potremmo ascoltarti prossimamente?
Stiamo organizzando la stagione estiva, sicuramente a Pesaro in diverse serate, a Bologna, Urbino, Ozzano (BO), Rovigo, Apecchio e tante altre città. Tutte le date precise si potranno trovare sul mio sito www.davidepagnini.com o sulla mia pagina facebook Davide Pagnini.

Ho da poco lanciato il “Salotto Tour”, di cui si può trovare l’evento su Facebook sempre sulla mia pagina, che nasce con l’intento di andare nelle case della gente che desidera un mio concerto privato.

Basta contattarmi, darmi l’indirizzo, e fissare una data per farmi venire a suonare nel proprio salotto. Sto già ricevendo le prime richieste e sono molto eccitato per questo.

A quali altri progetti stai lavorando?
Sto prendendo parte ad un progetto intitolato “Viva L’Italia”, un tributo a Francesco De Gregori, dove diversi cantanti interpretano canzoni del grande cantautore.

La prima data è stata a pesaro, la seconda al Teatro Sanzio di Urbino e speriamo di proseguire con un bel tour di teatri.

Nel frattempo sto scrivendo tante nuove canzoni e sto preparando alcuni singoli per le selezioni di concorsi importanti come Sanremo Giovani e Musicultura. Sto lavorando anche come autore, scrivendo dei testi per alcuni cantanti che, con grande fiducia, mi hanno affidato il ruolo di paroliere.

Davide Pagnini
Nasce a Pesaro il 16 settembre 1988. Il 27 dicembre 2015 esce il suo primo album solista Maschere che nel
primo mese vince “Miglior disco della settimana” su CiaoRadio e vende 2500 copie tra digitali e fisiche. Il disco contiene dodici brani inediti, compresi i due singoli precedentemente pubblicati, oltre ad una bonus track.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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