Intervista a Francesco Bertone

Francesco Bertone
Footprints è il suo ultimo lavoro discografico.

Francesco BertoneFootprints” nasce con un metodo piuttosto particolare, anzi, diremmo anche “pericoloso”. Vuoi raccontarci l’idea e perchè hai deciso di realizzarlo in questo modo?
Perchè volevo fare una scommessa, se avessi perso non avrei pubblicato niente.

Però ho scritto otto brani lasciando molto spazio ai musicisti e li ho scelti confidando sul fatto che un incontro direttamente in studio, senza prove, avrebbe prodotto una musica fresca, rischiosa ma piena di ‘fermenti vivi’.

Per i cinque duetti con la cantante Nitza Rizo abbiamo fatto prove per sistemare testo e musica, ma poi in studio (l’ottimo Only-Music di Carlo Miori) ci siamo buttati fingendo di essere su un palco, cercando di catturare un po’ di stupore.

Al disco partecipano Fabio Gorlier e Paolo Franciscone per i brani di natura jazz, R’n’B e ‘metheniano’, mente altri sono ispirati alla musica cubana e vi partecipa Nitza Rizo. Una mescolanza di suoni, “mood” e “colori” musicali che completano il tuo disco. Come è stato collaborare con loro?
Loro sono una grandissima percentuale del disco.

Mi sono comportato come un regista che lascia molta libertà agli attori e intanto li spia con la telecamera.

Nitza poi ha scritto i testi, oltre a cantare. Io non amo arrangiare i pezzi, credo che valga di più l’apporto di un buon musicista che mette la sua idea accanto alla tua, di solito il risultato di gruppo è migliore rispetto ad un lavoro a tavolino.

È anche una questione di rispetto, loro sono dei grandi ed è obbligatorio dargli massima fiducia.

Dal punto di vista del procedimento è un disco molto jazz anche se non tutti i brani sono strettamente jazz. Penso che un disco meriti più ascolti e quindi deve essere il più vario possibile.

Come dunque definiresti questo tuo disco? E come si differenzia dagli altri lavori?
Il disco precedente era ‘Aritmiaritmetica’ dedicato ad Africa e Brasile.

Footprints’ è dedicato al jazz, all’ R’n’B e a Cuba. Come tutti i dischi ti rispecchia per quello che sei nel momento in cui lo fai, io ora ho bisogno di essenzialità, suoni acustici, molta improvvisazione, momenti furibondi che si alternano a momenti rarefatti, tutti brani legati dalla stessa volontà: offrire a chi ascolta un prodotto “vecchio stile” fatto come si faceva prima che la tecnologia facilitasse la postproduzione.

Come hai scelto gli artisti che hanno collaborato a “Footprints“?
Nitza Rizo era la destinataria di queste melodie che cercano di avvicinarsi ad un feeling latino. Il fatto stesso che abbia accettato è stato incoraggiante perchè correvo il rischio di voler sembrare uno che imita qualcosa che non gli appartiene; invece penso che l’amore per la musica sudamericana me l’abbia fatta interiorizzare.

Con Fabio Gorlier (il pianista) ho suonato per la prima volta 15 giorni prima di entrare in studio ed ho avuto la certezza che sarebbe stato quello giusto.

Paolo Franciscone lo conosco da più tempo ma non avevamo mai avuto modo di fare qualcosa di mio insieme in studio.

E’ ancora possibile donare emozioni con la musica? O il pubblico secondo te è “distratto” da altro?
Distrazioni ce ne sono eccome, basta guardare i volti illuminati dai telefonini in una sala cinematografica, se ci pensi è assurdo.

La vita che scorre farà ‘pulizia’ nel senso che ora siamo in una fase acuta dove smartphone e social sono giovani e incuriosiscono molto. ma poi vinceranno le cose semplici. Le persone si accorgeranno che è sbagliato fare cento cose tutte male.

È proprio il senso del mio disco, una cosa semplice che richiede solo ascolto, pulizia della mente, 49 minuti da prendersi per sè.

In passato hai collaborato con numerosi ed importanti artisti. Quali tra questi ti hanno colpito particolarmente?
Gian Maria Testa, uno di quegli artisti che producono canzoni a gocce, come la grappa, e prima che la bottiglia sia piena le gocce devono scendere tutte, ci vuole pazienza, bisogna ascoltare e ascoltarsi.

Tra i vari festival e manifestazioni, qual è l’esperienza che ti piacerebbe ripetere o magari “esportare”?
Sono tutte esperienze gioiose quando un’organizzazione ti permette di portare la tua musica ad un pubblico curioso.

A questo proposito bisognerebbe sottolineare quanto importante sia il ruolo di chi ci crede e ci lavora nei festival.

Mi auguro però che si passi da una mentalità che vede solo mega eventi isolati ad una che preferisca tanti piccoli eventi culturali diffusi sul territorio e per tutto l’anno. Alla fine costerebbero di meno.

In quali occasioni i nostri lettori potranno vederti esibire?
Sto organizzando presentazioni dal vivo di ‘Footprints’, fresco di stampa. Ne darò notizia sul mio sito www.francescobertone.it o su Facebook.

Progetti imminenti o futuri ai quali stai lavorando?
Oltre a portare ovunque la musica di ‘Footprints’, nel 2017 saranno 25 anni di attività con il mio gruppo di cabaret musicale Trelilu.

Ci sarà una grande festa al Teatro Alfieri di Torino il 13 Marzo 2017.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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