CONVERSANDO CON DARIA PETRILLI E GERLANDA DI FRANCIA

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Due delle artiste di punta della mostra EXIT VOTO si raccontano, ponendo in evidenza le loro fonti di ispirazione

VOTORoma, Galleria Parione9, Martedì 28 giugno 2016

Così come era accaduto in occasione della mostra dedicata al film di Paolo Gaudio, Fantasticherie di un passeggiatore solitario, anche durante questa nostra incursione alla nuova mostra collettiva ribattezzata EXIT VOTO, con ben 110 figure di santi rappresentate da artisti differenti, siamo rimasti particolarmente colpiti dalle opere di Daria Petrilli e Gerlanda di Francia. Della mostra in genere abbiamo già parlato, in un altro articolo, dove a essere coinvolta nella discussione era la curatrice stessa dell’evento, Rosanna Calbi. Ma ora abbiamo deciso di aprire un focus sulle due artiste testé citate, interrogandoci assieme a loro sulle fonti di ispirazione e sul percorso fin qui compiuto. Cominciamo proprio da Daria Petrilli.

Le tue opere, Daria, ci hanno molto colpito sia alla mostra inaugurata di recente, EXIT VOTO, sia a quella cui partecipasti qualche mese fa, dedicata invece al film “Fantasticherie di un passeggiatore solitario”. Cosa puoi dirci di entrambe queste esperienze?

 

Fantasticherie
“Libro” by Daria Petrilli & Shone

L’esperienza che ho fatto partecipando alle due esposizioni è stata decisamente positiva.
Entrambe avevano un filo conduttore che m’ha aiutato a catalizzare il mio immaginario. Con i temi suggeriti per parteciparvi, magari, da sola non mi sarei confrontata, ma trovo che sia molto stimolante avere situazioni da illustrare al di fuori della propria “iconografia”.
Nascere fondamentalmente come illustratore predispone, con una particolare forma mentis, a seguire un discorso di narrazione, e questo l’ho potuto fare con le quattro immagini che ho realizzato per “Fantasticherie di un passeggiatore solitario”.
Invece EXIT VOTO, l’immagine unica, mi ha dato la possibilità prima di tutto di confrontarmi con un soggetto inerente al Sacro, che di solito non affronto, e al contempo di dedicarmi alla costruzione di un immaginario femmineo che solitamente è quello che mi caratterizza, soprattutto nelle cose che sto facendo in questi ultimi anni.
L’ispirazione di tutto ovviamente per me è il pop surrealismo e tutti e due i temi a mio avviso si prestavano al suo utilizzo.
Le esposizioni dei lavori mi hanno molto divertito.
EXIT VOTO ha concesso a ogni artista il giusto risalto al proprio lavoro, creandogli attorno un contesto; in particolare la mia opera è stata molto valorizzata, essendo stata messa sotto la campana di vetro, un oggetto che mi ha sempre affascinato per la sua polverosa decadenza alla Guido Gozzano, e così il barocchismo della mia Santa Filomena ha preso ancora più corpo arrivando ad assomigliare a una figura di presepe napoletano del settecento .

Entrando nello specifico, per EXIT VOTO come mai la tua scelta è caduta su Santa Filomena, cosa puoi dirci di questa figura?

"Santa Filomena" di Daria Petrilli
“Santa Filomena” di Daria Petrilli

La scelta ha premiato Santa Filomena innanzitutto perché tutti gli altri santi che conoscevo erano già stati prenotati da altri artisti, così sono andata a documentarmi sul martirologio.
Cercavo una Santa perché preferisco sempre rappresentare personaggi femminili, qualcuna che avesse delle caratteristiche iconografiche che mi allettassero e il fatto che la poveretta avesse subito vari tormenti fra cui flagellazione con guarigione angelica, annegamento con rottura dell’ancora, saettamento con deviazione delle frecce e infine decapitazione corrispondeva a prerogative decisamente interessanti. I sui simboli del martirio sono per l’appunto un’ancora, frecce, una palma e fiori ed io ho cercato di inserirli tutti. Ho una particolare passione per le ancore e per tutto ciò che è marinaro, questa cosa l’ho vista perciò come un autentico segno del destino.
Ho cercato di dare l’idea di un’immagine pittorica classica, anche se io realizzo i miei lavori interamente in digitale, sia nell’impostazione della composizione, sia nella texture dei colori, sia nella scelta della modella che mi ha subito colpito per quella sua aria patibolare e quasi malaticcia.

In riferimento sia alla tua Santa Filomena che alle opere realizzate in precedenza, su quali coordinate si muove la tua ricerca estetica? Quali tecniche hai usato e da quali sensazioni ti lasci guidare, nell’approcciare tali soggetti?

Le coordinate della mia ricerca estetica sono abbastanza racchiuse, quindi, nell’immagine che vi ho appena descritto: l’uso di un personaggio femminile, cui di solito tolgo espressioni giulive o allegre e che dia invece un’idea di malinconia e di estraniamento dalla realtà, più a livello compositivo una ricerca di classicità nelle pose e nelle ambientazioni, con particolare riferimento a sfondi manieristici; e l’uso di colorazioni basse con colori sfumati, il tutto miscelato con un senso di surrealtà che dovrebbe, nelle mie intenzioni, sconcertare un po’ lo spettatore portandolo quindi a perdersi nel mio immaginario onirico.

Ringraziamo Daria e coinvolgiamo invece nella discussione Gerlanda di Francia. Una tua fantasiosa, sognante opera, esposta qualche mese fa all’altra mostra collettiva curata da Rossana Calbi e ispirata al film “Fantasticherie di un Passeggiatore Solitario”, campeggia ora in casa di chi scrive. Verrebbe voglia di partire proprio da lì, da tale esperienza… come è nato quel tuo lavoro, che sensazioni ti aveva lasciato il film e con quali tecniche hai pensato di tradurle?

assenzio
Gerlanda di Francia, “L’Heure verte”

Ho trovato la trama del film di Gaudio molto originale, ma con riferimenti che mi hanno riportato alla mente i film fantastici che amavo da bambina. Un film suggestivo, e a tratti delirante… ne sono stata ispirata sin dalle prime scene.
Nell’opera L’Heure verte, che tu hai nominato, ho voluto riproporre lo studio del personaggio che mi ha colpita maggiormente, lo scrittore Renou, fulcro dello svolgimento di tutto il racconto: l’autore di un libro, “Fantasticherie di un Passeggiatore Solitario”, che diventa quasi una porta dimensionale, il mezzo che lega i personaggi in quanto essi vivono l’esperienza emotiva e delirante che Renou riporta nella sua scrittura; e i capitoli del libro non a caso sono definiti “ricette”, per cui Renou è quasi un alchimista alla forsennata ricerca di qualcosa che gli manca, che è causa della sua sofferenza, condizione emotiva che lega anche gli altri personaggi nelle realtà parallele, la ricerca spasmodica di un metodo (una ricetta) per sopravvivere al dolore che causa la mancanza; fattore, questo, reso oltremodo delirante, nello studio di Renou, dalla presenza costante di codesto liquore verde, che lui assume come se ne fosse dipendente, e che sembra essere essenziale per la sua ricerca emotiva.
La collettiva da Sacripante Gallery era composta da piccoli lavori su carta, anzi, per la precisione, su pagine di vecchi libri; un medium particolare che ha reso ancora più preziosa questa mostra, mentre la tecnica che ho usato per il mio lavoro è mista, sono acquerelli con interventi in acrilico e matite, ciò che uso normalmente per i lavori su carta.

Per quanto riguarda invece EXIT VOTO, cosa puoi dirci della tua Santa Eulalia? E che effetto ti ha fatto vederla esposta accanto a tanti altri approcci, tra loro differenti, al sacro… e al profano?

Eulalia
“Santa Eulalia” di Gerlanda di Francia

Prima di tutto voglio sottolineare che lavorare a questo progetto mi è piaciuto moltissimo, ringrazio Rossana Calbi per avermi invitata a partecipare; tempo fa abbiamo lavorato a qualcosa di molto simile, una sua idea mi ha condotto in un viaggio nel mondo degli ex-voto sfociato poi in una mostra personale che comprendeva 40 opere, all’Hangar Studio di Roma.
In EXIT VOTO ho sentito la tematica affine al mio mondo, difatti lavoro molto sulle icone sacre perché le osservo e ne sono affascinata da quando ero bambina, ne studio l’aspetto formale, iconografico, quello poi che mi attrae è la forza del concetto che regala la costruzione dell’immagine legata ai suoi simboli e ai colori: spesso sono pochi elementi che montano una struttura complessa, archetipica e quindi riconoscibile, unita a un immaginario che sovente è molto forte e cruento, altro aspetto che ai miei occhi appare interessante, ossia quello che in un altro linguaggio può essere tradotto in exploitation, termine che forse non è del tutto appropriato, ma risulta efficace per il tipo di “attrazione” che intendo. Eulalia l’ho scelta principalmente perché è una bambina e spesso nei miei lavori i soggetti sono bambini o preadolescenti. 13 anni e martirizzata da parte dei romani, una creatura giovane sottoposta a 13 torture. Il ripetersi casuale (forse non casuale) di questo numero mi ha dato spunto per cominciare a lavorare, numero che nella geometria sacra simboleggia l’eterna distruzione e creazione della vita, il ciclo. Nel Karma il 13 allo stesso modo rappresenta la morte, il transito, cambiamento e rinascita. In effetti, nella piccola Eulalia ciò che mi ha affascinato, che ho sentito affine e poi reso nella mia opera, è proprio questo passaggio, l’idea di questa figura fisicamente fragile in quanto bambina che, come un agnello sacrificale, subisce la violenza fisica, da parte di un sistema sociale che non accetta il pensiero diverso: il forte contrasto è l’accanimento stesso della tortura, ben 13 modi di martoriare un corpo, secondo un processo che condurrà alla morte.
E la risposta dello “spirito” supera il sentire fisico (cambiamento). La mia Eulalia non viene data alle fiamme ma le fiamme vengono fuori dal corpo, i chiodi sono parte integrante della stessa carne, non traspare la sofferenza nel volto, perché questo ci fa bene pensare che lo spirito e la fede l’hanno resa un Super Eroe. La croce non è uno strumento di tortura ma diventa quasi una cornice che mette in risalto la figura, una “cornice” eccessivamente decorata, nella quale ho voluto simboleggiare ciò che la fede cristiana e poi la chiesa diverrà nei secoli a venire.
Infine la colomba, che spicca il volo dalla bocca, può essere letta come la rinascita o la coscienza collettiva, che prende l’aspetto riconducibile ad un simbolo universale.
La mia opera è piuttosto classica, pur ribaltando il concetto di base o regalando punti di lettura differenti, volutamente rispecchia degli schemi iconografici precisi, a differenza di molte altre opere presenti alla mostra; tale diversità però mi ha divertita e affascinata, ed è stato interessante vedere come nei diversi linguaggi un oggetto/immagine che rappresenta un personaggio “sacro”, unito alla personalità dell’artista, acquisisca maggiormente il concetto di “feticcio”.

Come nasce la tua passione artistica e in che direzioni si è sviluppata, fino ad ora?

L'artista Gerlanda di Francia
L’artista Gerlanda di Francia

Mi sono appassionata all’arte e alla pittura sin da quando ero bambina, ho cominciato a disegnare in età giovanissima e con l’entusiasmo tipico dei bambini, entusiasmo rimasto immutato nel corso della mia esistenza, almeno finora.
Posso dire di stare realmente bene con me stessa e in accordo con il mondo quando dipingo, quando metto in azione un processo interiore che conduce a qualcosa che sarà letto ed interpretato da qualcun altro, all’esterno. Non so, credo sia una magia, per questo mi fa stare bene.
E questo è uno dei moti della ricerca del mio lavoro, che è assolutamente personale e intimo, ma riconoscibile ai più, o almeno credo, da quel che mi dicono, forse proprio perché traduco nella pittura un mondo interiore, lo spazio in cui tutti ci riconosciamo in qualche modo; un universo che non è sempre “bello e sereno”, che rimane nascosto nel profondo ma che necessità d’essere portato all’esterno, esorcizzato in qualche maniera, reso tangibile e appunto riconoscibile. Attualmente sto lavorando ad un paio di progetti differenti, uno legato alla pittura in relazione alla musica che da sempre fa parte del mio modus operandi: una riflessione immaginifica che scaturisca dalla melodia, un viaggio emotivo legato al mutare della musica, che attua a sua volta il cambiamento del “paesaggio” della mia immaginazione. L’altro è un progetto espositivo che avrà come soggetto principalmente le donne, che nella Storia sono state pioniere nel cambiamento della struttura sociale.

Infine, una piccola e futile curiosità, se hai voglia di rispondere: si può rimanere colpiti anche dalla tua firma. Gerlanda di Francia, così evocativo e musicale, è per caso un nome d’arte?

Gerlanda non è “inventato”, è di fatto il mio secondo nome. Coloro che mi conoscono bene, ad esempio gli amici, mi chiamano Francesca, ma l’associazione del cognome seguito dal nome risulta cacofonica, dunque potendo scegliere ho preso Gerlanda per la firma delle mie opere. Pare che funzioni.

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