LE “ORIGINI” DI ACE FREHLEY

"Origins" vol. 1 mette in mostra le radici dell'ex Space Ace

Origins 1ACE FREHLEY – ORIGINS VOL. 1 – STEAMHAMMER – 2016

Produzione: Ace Frehley

Titoli: 1 – White room; 2 – Street fighting man; 3 – Spanish castle magic; 4 – Fire & water; 5 – Emerald; 6 – Bring it on home; 7 – Wild thing; 8 – Parasite; 9 – Magic carpet ride; 10 – Cold gin; 11 – Till the end of the day; 12 – Rock & roll hell

 

L’Ace Frehley di sempre, chiariamolo subito. Solido, ruvido ma fresco e moderno nonostante riproponga tutti pezzi piuttosto datati. Il feeling c’è sempre, e forse proprio la scelta dei pezzi, di artisti di fama mondiale ma non i più gettonati, mostra l’autenticità e la spontaneità del tributo che Space Ace rende ai suoi idoli giovanili, coloro che lo hanno plasmato come chitarrista fino ad influenzare egli stesso un’ampia schiera di giovani axemen.

Antico e moderno si fondono meravigliosamente perchè gli ospiti di riguardo del disco appartengono alla generazione di rocker successiva a quella degli artisti omaggiati, ma sono tutti molto rispettosi.

Canta spesso, Ace, almeno alcune parti in quasi tutti i pezzi, salvo lasciare il microfono a Scot Coogan (batteria dei Brides of Destruction) per la parti più tirate, cosciente dei limiti della sua ugola, come fa in Bring it on home White room.

Riproposti tre pezzi degli stessi Kiss, promosse a pieni voti Parasite Cold gin, abbastanza fedeli ma dal sound più attuale, mentre cee un pò il passo Rock & roll hell, che mostra il nostro inferiore almeno al microfono nell’inevitabile confronto con l’originale del 1982 cantata da Gene Simmons.Origins 3

Poi è tutta una sorpresa, a cominciare da quella più grande, Paul Stanley, che interpreta da par suo una forsennata versione di Fire & water dei Free, potentissima nonostante lui resti su timbri più bassi dei suoi abituali standard con i Kiss, segno di classe pura; nel videoclip appositamente girato i due si incontrano casualmente per strada come due vecchi amici e si uniscono per una jam, impreziosita anche dal guitar solo fumante di Space Ace come ai vecchi tempi. E questo basta per un bel tuffo al cuore per i nostalgici.

Per il resto il tributo riguarda quelli che sono stati i miti di Ace Frehley, quelli giovanili come Jimi Hendrix (omaggiato con Spanich castle magic), Eric Clapton (con l’opener White room), Jimmy Page con una versione blueseggiante di Bring it on home, Keith Richards con Street fighting man; ma anche quelli più recenti come Slash, con cui incrocia la chitarra per Emerald dei Thin Lizzy. Altri nomi roboanti che compaiono nel lungo elenco degli ospiti sono Lita Ford e John 5.

Il sound è sempre ad alto volume, anche grezzo se vogliamo ma comunque diretto. Le nozioni chitarristiche ci sono tutte e anche quegli elementi più tirati che lo hanno fatto conoscere come Space Ace.Origins 2

E’ uno di pochi salamelecchi, Ace Frehley, e non perde occasione per ricordarcelo. Se questo gli ha in alcune circostanze limitato la carriera, è anche vero che proprio questo suo modo di essere gli permette di pubblicare un lavoro di cotanto sentimento. Un disco che dice la verità.

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