Elvis & Nixon

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Sono gli ispiratissimi Michael Shannon e Kevin Spacey, nei panni di due icone potenti della società americana, l’arma in più di un film arguto, divertente e sottile.

 

LocandinaREGIA: Liza Johnson

SCENEGGIATURA: Joey Sagal, Hanala Sagal, Cary Elwes

GENERE: Biografico / Commedia

PAESE: USA, 2016

DURATA: 86 Min

CAST: Kevin Spacey (Richard Nixon), Michael Shannon (Elvis Presley), Alex Pettyfer (Jerry Schilling), Colin Hanks (Egil Krogh), Johnny Knoxville (Sonny West), Evan Peters (Dwight Chapin), Tate Donovan (H. R. Haldeman), Hanala Sagal (segretaria di Chapin)

FOTOGRAFIA: Terry Stacey

MONTAGGIO: Michael Taylor

SCENOGRAFIA: Mara LePere-Schloop

CASA DI PRODUZIONE: Amazon Studios

DISTRIBUZIONE: Videa

TRAMA: In una mattina di dicembre del 1970, il Re del Rock’n’Roll Elvis Presley si reca alla Casa Bianca chiedendo di incontrare l’uomo più potente del mondo, il presidente Richard Nixon, in seguito ad una lettera in cui gli chiedeva di “diventare un agente segreto del governo”.

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I veri Richard Nixon ed Elvis Presley nella storica foto alla Casa Bianca.

L’incontro di Elvis Presley con Richard Nixon alla Casa Bianca, tra Storia e leggenda. Soprattutto leggenda. Perché il delizioso film di Liza Johnson ha innanzitutto un merito, quello di trasformare la curiosa visita, datata 21 dicembre 1970, in un mitopoietico detour nella società americana dell’epoca, con tutte le sue contraddizioni in evidenza; ciò che ne consegue è quel caleidoscopico viaggio nel tempo che vede mescolarsi forti tensioni politiche e cultura pop, all’interno di un cocktail il cui gusto predominante resta comunque, ed è giusto così, un intrattenimento arguto e a tratti irresistibile.

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Elvis Presley (Michael Shannon) con il suo entourage

Scontro tra titani sullo schermo. Un Kevin Spacey burbero più che mai è Richard Nixon, mentre un trasognato Michael Shannon, decisamente sexy ma in modo crepuscolare, quasi staccato dalla realtà, incarna magnificamente Elvis dentro e fuori dal mito. Quello tra i due interpreti è scontro aperto, incontro del destino, gara di bravura giocata a colpi di classe. Ma se le due stelle brillano fino a tal punto (e altri comprimari di lusso, come Alex Pettyfer, Colin Hanks e Johnny Knoxville, regalano a loro volta trascinanti siparietti) il merito è di una sceneggiatura a dir poco brillante, ben lontana da certi parametri hollywoodiani ormai triti e ritriti. Nei ficcanti dialoghi e nelle stranianti situazioni proposte vi è ciò che uno sguardo distratto potrebbe scambiare per futilità, allorché trattasi invece di leggerezza, non disgiunta peraltro da una sottile ironia.

È un po’ come se l’America stessa sorridesse, con ritmi e tempistiche da vaudeville, del suo Dark Side più o meno evidente. Regalandoci così un frullato di impressioni discordanti, contraddittorie e proprio per questo illuminanti. L’idolo dei giovani (e non solo), Elvis Presley, colleziona armi da fuoco e bacchetta i Beatles, vorrebbe un distintivo da agente federale (questo il motivo che lo ha spinto a bussare alle porte della Casa Bianca) e aspira a un ruolo che gli consenta di tenere lontani i giovani da certi rischi, tipo la droga o la mancanza di patriottismo. Insomma, in certi momenti del film pare più reazionario lui di Nixon. Ma con toni così naif, ingenui, da fargli bypassare allegramente qualsiasi etichetta politica o sociale comunemente intesa. L’allora presidente degli Stati Uniti, d’altro canto, sin dal primo incontro coi suoi collaboratori rivela quell’animo astioso, autoritario, retrogrado, incline alla più sordida realpolitik, che è fin troppo facile attribuirgli. Ma sarà oltremodo divertente vedere come anche il dispotico Nixon possa arrendersi ai capricci di una figlioletta viziata. O come la sua autorità possa andare in crisi, assieme al rigido protocollo della Casa Bianca, nello stesso momento in cui il ciclone Elvis fa il suo ingresso in scena.

Un Kevin Spacey straordinariamente somigliante a Nixon!
Un Kevin Spacey straordinariamente somigliante a Nixon!

In Elvis & Nixon è un piacere vedere come gli autori dello script e la regista abbiano voluto divertirsi con miti di tale levatura, facendoli occasionalmente scambiare di ruolo, minandone (seppur con sfumature diverse: maggiore empatia per Elvis, fredda ironia nei confronti di Nixon) il prestigio, giocando a rimpiattino coi paradossi riferibili al loro incontro. Ne deriva una commedia abbastanza fuori dagli schemi, ben costruita intorno ad opportuni incastri temporali (anche la suspance inerente all’attesa e all’esito dello storico faccia a faccia funziona), impreziosita dalla buona vena di tutti gli interpreti.

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