I Sigur Rós all’Open Air di Zurigo

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Fino a poco tempo fa, in ambito rock asserivo senza dubbi: “per me in una qualsiasi canzone rock sono essenziali i testi”. Bene, dopo aver visto sbiascicare i Mogwai a un concerto romano di qualche anno fa e dopo aver visto gli islandesi dei Sigur Rós all’Open Air di Zurigo, posso dire con certezza che, per quanto mi riguarda, i testi non sono tutto. Un live da pelle d’oca è quello che hanno regalato questi postrocker psichedelici islandesi alle migliaia di spettatori giunti al grande festival zurighese.

Una sorta di celebrazione artistica, una solenne rappresentazione musicale guidata dagli islandesi Jón “Jonsi” Þór Birgisson, Georg Hólm e Orri Páll Dýrason. Non si “poga”, non ci si dimena, non si canta a un concerto dei Sigur Rós: si assiste in religioso silenzio, in alcuni casi persino ad occhi chiusi, imbambolati oppure con la testa chinata.  Le note spaziali che emette Jonsi e l’avvolgente atmosfera creata dal mix perfetto di musica e luci crea un clima allo stesso tempo inquieto e celestiale.

Il live ha tra i suoi punti di forza degli effetti scenici davvero magnifici, che sembrano raccontarci un film in maniera molto suggestiva. Sul video wall si staglia la storia di una personalità frammentata e inquieta, una figura umana che poi si scompone in un miliardo di pixel. Boschi, paesaggi in divenire, fulmini, effetti psichedelici al limite dell’attacco epilettico completano un quadro che, purtroppo, non è facile da descrivere in maniera esaustiva a parole. La loro musica non ha mai ingressi esplosivi, ma piuttosto un graduale e quieto crescendo, spesso surreale e sognante, ma a tratti anche violento e inesorabile come il salto di una cascata.

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