Nona edizione del Festival della Musica Italiana di New York. Se Italia e Italy non sono la stessa cosa

imageDomenica 11 Settembre in quel di New York City, si è svolta la Nona edizione del Festival della Musica Italiana, su iniziativa dell’Associazione Culturale degli italiani a New York e del suo Tony Di Piazza.
Un festival ideato e strutturato alla Sanremo: dieci concorrenti in gara, cinque italiani e cinque italo-internazionali hanno gareggiato a suon di inediti al Master Theatre di Brighton Beach a Brooklyn.

Le redini dello show sono state tenute da Pupo, nel ruolo innanzitutto di presentatore, ma anche di entertainer e performer. Ai giurati Patrizio Rispo, Bridget Cady, Silvia de Ieso, Giovanni Cacioppo, capitanati da Paolo Vallesi, è spettato l’onere e l’onore di valutare gli artisti.

La selezione degli artisti è stata portata avanti su due binari. Da un lato gli italo-internazionali sono stati ascoltati e selezionati dall’Associazione Culturale degli italiani a New York dato lo stretto legame con le comunità italiane nel mondo. In ordine di apparizione: Martino Nacca dal Brasile, Angelica di Castro e Luka Fante dal Canada, Elisabetta Russo da Los Angeles e Maria Venuti da New York.
D’altro lato, sono stati scelti e scortati nella Mela da Tony Vandoni, direttore artistico della parte italiana del Festival, nonché di Radio Italia, gli artisti italiani. Vincitori a loro volta di cinque festival in Italia, da nord a sud: Elisabetta Gagliardi e il suo bassista Nicola Bruno dal “Premio d’Autore Città di Asti” in Piemonte; Irene Venturi dal “Festival di Ghedi” in Lombardia; Valentina Astolfi da “Il bolognino d’oro” in Abruzzo; Ottavio Sirianni dal “Concorso canoro interpreti musica leggera italiana” in Calabria; Giovanni Saccà dallo “Sciroccu Fest” in Sicilia.

Una selezione di questo tipo, che cioè ha viaggiato e battuto le strade di diverse regioni, ha permesso al pubblico di toccare con mano il polimorfismo italiano. Lo stesso polimorfismo, qui famosissimo, dell’Italian food.
Sì, da un po’ di tempo qui si sono accorti che non abbiamo inventato solo la pizza, ma anche le trofie al pesto, i tortellini, gli arancini e un’infinità di altre cose buone di cui tutti siamo al corrente; motivo per cui l’aggettivo Italian è il più stuprato di tutti nei supermercati (dove, peraltro, di Italian c’è molto poco, ma qui esco dal seminato).

Dicevo, una selezione, quella italiana, molto interessante, che ha messo in luce la vera ricchezza del Bel Paese: la capacità di essere un paese multiforme e succoso, una macedonia. In una parola, la ricchezza della diversità.
Ahimè, non posso dire lo stesso per i ragazzi italo-internazionali. Dovrei aprire un’enorme parentesi storica e culturale sul come viene percepita l’Italia all’estero, anche dalle stesse comunità italiane, (pur)troppo ancora legate a vecchi e stanchi cliché.

Diciamo solo che Domenica 11 Settembre, sul palco del Master Theatre di Brooklyn ci sono stati due grandi concorrenti: Italianità italiana vs. Italianità estera.

Sul podio, al primo posto: Elisabetta Gagliardi e Nicola Bruno, da Asti con “Una volta sola” (https://www.youtube.com/watch?v=DVqpRacZysA). Secondo e terzo posto rispettivamente a Giovanni Saccà con “Senza di te” e Irene Venturi con “Boom”.

Ha vinto l’Italianità italiana. (Per fortuna posso dirlo?)

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