Broadway, non poteva mancare. A Taste of Honey at The Pearl Theatre

Broadway è una lunghissima strada che dal cuore della City si snoda per quasi 34 km fino ad arrivare alla contea di Westchester. L’unica strada storta in quella mappa perfettamente in linea con la mentalità americana di cardi e decumani che è Manhattan. Non so se è voluto o se è un caso, ma quella linea storta è l’emblema perfetto di ciò che con gli anni Broadway è diventata: lo scintillante mondo del teatro e del musical statunitense che ha influenzato, e ancora influenza, il nostro immaginario collettivo. Il cuore di Broadway, Times Square, è un crocevia figurale e figurato. Certo, da un lato è un vero e proprio, banalissimo incrocio (infatti non ho mai capito perché la chiamano piazza). D’altro lato però porta con sé, nella sua essenza, tutto ciò che di buono da un incrocio può scaturire: l’incontro. Luci ed ombre, lezzo ed olezzo, polizia in ogni angolo e criminalità (niente di scandaloso, solo qualche zaffata di marijuana). Gente, lingue, razze, donne, uomini, vecchi e bambini. E poi i teatri.

Dove poteva fiorire la comunità artistica newyorkese se non nell’unica strada storta? Geniale.

Per raccontare meglio che cosa è Broadway e perché ancora oggi eserciti un fascino così prepotente, vorrei spendere due parole riguardo uno dei migliori musical della storia del cinema (e voi direte, ma non stavamo parlando di teatro? Sì, lo so. Broadway non è cinema, ma in questo teatro, in questa strada-storta, è nato il musical, e tante stelle che solo dopo, attraverso il cinema, hanno conquistato la fama mondiale).
Sto parlando di Top Hat, diretto nel 1935 da Mark Sandrich. Protagonisti: Fred Astaire e Ginger Rogers. Non voglio sbrodolare troppo, quindi sarò breve.
Consideriamo solo il numero di Fred Astaire Top Hat, White Tie and Tails, dove vediamo lui, Astaire, il fuoriclasse che si distacca dalla massa, dagli omologati, dai sottomessi, e danzando li annienta. Perché sullo sfondo c’è la Tour Eiffel? Perché è un messaggio all’Europa, ed è il 1935.
Mentre in Europa la massa si piegava al giogo delle dittature e attraversava una delle pagine più nere della sua storia, l’America, a Broadway, nella persona di Astaire, realizzava orgogliosamente il sogno americano. Quell’incrocio e quella strada storta manifestano ancora oggi quello stesso orgoglio.

Ora, la febbre da musical si è allargata a macchia d’olio per la città, al punto che oggi le programmazioni In- e Off-Broadway compilano liste infinite. È in corso a The Pearl Theatre, uno dei numerosi teatri che  ospitano appunto i cosiddetti Off-Broadway shows, la rimessa in scena dello spettacolo teatrale A Taste of Honey, prima opera della drammaturga inglese Shelagh Delaney. È la storia di Jo e della madre Helen, del loro controverso rapporto e di tutte le problematiche sociali dell’Inghilterra degli anni ’50. Una curiosa rielaborazione ad opera di Austin Pendleton, attore e regista statunitense. Un mix di spensieratezza e seriosità, commedia e tragedia, accento British e colonna sonora newyorkese. Uno spettacolo perfettamente Broadway nel realizzare quel sincretismo americano così evidente nell’arte. Uno spettacolo dove il teatro dell’engagement europeo si unisce al teatro del divertimento americano, e dove quindi i personaggi non possono fare a meno di cantare, e dove i musicisti sono sulla scena (letteralmente, cioè seduti sul divano del salotto di Jo). Insomma, can’t help singing (espressione rubata sempre al mondo del musical, ma io non ve l’ho scritto, sennò pare brutto come quando uno spiega le barzellette).

Concludo con un invito: alla prima occasione in cui passerete da New York fatevi un giro a teatro. Io, fossi ricca (eh già), comprerei abbonamenti su abbonamenti, per tutte le stagioni. Nel caso in cui il portafoglio pianga consiglio comunque di recarsi fuori dai teatri verso le diecietrenta, orario in cui più o meno le prime visioni volgono al termine: osservate la gente che esce perché è qualcosa a cui non siamo abituati. Davvero, forse per quel suo carattere ibrido, il musical newyorkese ospita tutti. Lo studente, la donna super-tirata e super-in-carriera, l’intellettuale radical chic sulla quarantina, il professorone dotto-medico-e-sapiente, lo skaterboy, la compagnia di amici cazzoni, e chi più ne ha più ne metta.

A TASTE OF HONEY – http://www.pearltheatre.org/production/a-taste-of-honey/

taste-of-honey-2

Cast

HELEN: Rachel Botchan
JO: Rebekah Brockman
PETER: Bradford Cover
GEOFFREY: John Evans Reese
JIMMY: Ade Otukoya

Musicians
Max Boiko (Tromba)
Phil Faconti (Chitarra)
Walter Stinson (Contrabbasso)

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