IL DOLORE PAZZO DELL’AMORE

La magia di una Sicilia in chiaroscuro, ritratta tra commoventi slanci affettivi e osservazioni mordaci, ironiche, inonda il Teatro Vittoria di musica.

SiciliaRoma, Teatro Vittoria, 1 ottobre 2016

Di: Pietrangelo Buttafuoco (tratto dall’omonimo libro edito Bompiani)
Regia: Mario Incudine
Cast: Pietrangelo Buttafuoco, Mario Incudine e Antonio Vasta.
Musiche: Mario Incudine e Antonio Vasta
Produzione: Terra di Mario Incudine e Compagnia dell’Arpa
Date: Dal 29 settembre al 9 ottobre 2016

INTRO: Apre la stagione del Teatro Vittoria uno spettacolo che fa mostra delle tradizioni della Sicilia. I canti di un unico canto, un “cunto” che è un tuffo nel passato dell’autore Pietrangelo Buttafuoco, imbevuto innanzi tutto delle tradizioni della sua terra, la Sicilia, restituite con passione di antico cantastorie, per cristallizzare quelle storie, quei canti, e farne la rappresentazione di un mito sopravvissuto ai tempi bui del mondo.

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Pietrangelo Buttafuoco, Mario Incudine e Antonio Vasta in scena.

Ecco leggende e personaggi che emergono da quei luoghi e da quel tempo: le preghiere che portano doni e dolcetti; i diavoli, gli angeli, i re, le ninfe, le regine e i vescovi di una mille e una notte che prima di essere un libro è il teatro della vita popolare, in cui passato e presente si mescolano in un rabbioso andirivieni.
Al Teatro Vittoria di Roma è sbarcata una Sicilia capace di soggiogare il pubblico con un calore antico, lasciando al contempo i giusti margini per un’osservazione attenta, acuta e all’occorrenza anche ironica della realtà. Merito della favella pungente di Pietrangelo Buttafuoco, con le sue storie che toccano la mente e il cuore. Merito del musicante Mario Incudine, al cui rodato talento di menestrello s’abbina una genuina verve teatrale. E merito infine dell’accompagnamento musicale puntuale e discreto di Antonio Vasta.

Il musicante Mario Incudine in azione.
Il musicante Mario Incudine in azione.

Un po’ spettacolo musicale, un po’ ritratto ombreggiato delle tradizioni musicali sicule e del loro peso nella memoria collettiva, un po’ saggio di affabulazione con cui la vibrante voce di Buttafuoco, giocando pure con la musicalità del dialetto, si guadagna progressivamente l’attenzione degli spettatori. Tutti molto partecipi, a loro volta, sia che il senso delle parole arrivi in modo più diretto, sia che l’intonazione della voce o le atmosfere evocate compensino il perdersi di qualche parola o espressione locale nei meandri di una così peculiare parlata. In ciò potrebbe forse riassumersi il fascino atavico e pur così attuale di una rappresentazione come Il dolore pazzo dell’amore.

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Pietrangelo Buttafuoco racconta…

La musica stessa accanto a una forma di storytelling dal palco un po’ trasognata, quasi confidenziale, viene a costituire il sostrato attraverso il quale l’affiatato terzetto ci conduce nel viaggio denso di emozioni tra la Sicilia di oggi e quella del recente passato, che odora di antiche consuetudini e precisi stili di vita. A tratti quasi si avvertono i colori dell’isola. Evitando, però, un altrimenti fastidioso “effetto cartolina”, grazie a quella scorrevole partitura in cui i momenti di amarcord si fondono con osservazioni taglienti, ironiche, magari sottilmente caricaturali ma in nessun caso sopra le righe. Lo spettacolo appare del resto ben strutturato. Le immagini amorose ora passionali e ora più tenui, malinconiche, evocate dalla scioltissima lingua di Pietrangelo Buttafuoco, chiamano in causa al momento opportuno il sodale Mario Incudine, ottimo musicista che anche quando rivisita brani della tradizione popolare sa evidenziare una sua chiave personale, molto viva, moderna. Ed è così che, tra aneddotica spiccia e speculazioni di vario genere, si approda a quella digressione (in parte autobiografica, stando a come viene introdotta) in cui si passa dalla musica suonata in chiesa, per funzioni di vario genere, alla particolarissima arte (capace di trasformarsi in popolaresca tenzone) rappresentata dalle serenate. Fino alla fine il pubblico si diverte, si appassiona, ritma i brani, trascinato in questa immaginifica trasferta sicula dalle note e dalla voce di Incudine, così come dai suadenti e salaci interventi di Buttafuoco.

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