Nirvana, cosa resta del grunge nel 25° di “Nevermind”

Spencer Elden-Twitter

Il secondo album dei Nirvana usciva il 24 settembre 1991 con la Geffen Records. E dopo 25 anni “Smells Like Teen Spirit” suona ancora, soprattutto di notte in radio e sui dancefloor più banali del rock. Ma negli anni Novanta era diverso.

nirvananevermindalbumcoverQuando i figli depressi del “baby boom” scoprirono il grunge, trovarono un rifugio perfetto per la propria tristezza, per il proprio disagio. Un rifugio dove il talento degli outsider poteva esprimersi in tutta la sua prorompente intensità lontano dagli sguardi indiscreti del mainstream, o almeno così fu inizialmente. Col crescere dei fan, arrivò anche per Nirvana, Pearl Jam, Alice In Chains, Stone Temple Pilots & Co. il momento di scalare le classifiche e conquistare un pezzo di Olimpo. Mentre queste e altre band hanno rappresentato per anni la crème de la crème della musica underground e restano per molti appassionati un mito insuperato, per i Millennials si tratta pressapoco di quattro matti con i capelli lunghi e vestiti male che inneggiano al sacro triangolo “droga, sesso e rock’n’roll”. Niente in confronto a Justin Bieber.

In ogni caso, ai tempi di “Nevermind” c’erano un ancora spiantatissimo Dave Grohl, un Krist Novoselic che ancora non si era messo in testa di governare lo Stato di Washington e il futuro martire Kurt Cobain. I tre di Seattle, con la Yoko Ono “made in Hole” Courtney Love, divennero presto il manifesto vivente del grunge e della Generazione X sapientemente descritta da Douglas Coupland.

Nell’era di Youtube e Spotify, però, la musica è cotta e mangiata. Poi presto dimenticata. Bene il tormentone estivo, ma l’anno dopo si cambia: nuovo anno, nuova hit. Per i nostalgici della cassetta riavvolta all’infinito, c’è da dire che “Nevermind” è dal 2006 nella lista del Time “The All-Time 100 Albums” e dal 2003 al 17esimo posto nella lista del Rolling Stone dei 500 migliori album di sempre. La sua importanza culturale non è stata sminuita col passare degli anni ma, anzi, apparentemente assorbita e dunque consacrata. Anche se quel bebè in copertina ha ormai 25 anni (e si è rifatto la foto per l’occasione), anche se c’è Justin Bieber.

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