SCARABOCCHI

Nel passaggio dalle vignette al teatro, si è compiuto un piccolo miracolo.

scarabocchioRoma, Centrale Preneste Teatro, 5 ottobre 2016

Teatro Rebis e Maicol & Mirco presentano: Scarabocchi
Da: Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco
Con: Meri Bracalente, Sergio Licatalosi, Fernando Micucci
Drammaturgia e regia: Andrea Fazzini
Musiche: Maestro MAT64
Scenografie: Cifone

INTRO: Gli Scarabocchi di Maicol & Mirco sono un vestito stracciato. Un sassolino nelle scarpe. Il sale nel caffè, il dente da latte sputato in terra. L’incendio di una biblioteca. Il sorriso di un decapitato.
Sono una guerra persa.
Profondi e vuoti. Come un burrone.

Scarabocchi in teatro, nasce dalla collaborazione del Teatro Rebis con Maicol & Mirco, ed è la metamorfosi scenica dei loro fumetti, caratterizzati dalla feroce comicità dei testi e dall’immediatezza folgorante del segno grafico.

scarabocchio2La sera del 5 ottobre intorno alle 22.30, prima che al Centrale Preneste Teatro iniziasse lo spettacolo, si respirava un’atmosfera particolare, a tratti già euforica. Vi era insomma una curiosità palpabile per ciò che sarebbe andato di lì a poco in scena. E tanta, tantissima gente, nonostante l’ora tarda. Tra i presenti, assieme a coloro che amano un teatro di ricerca, anche qualche figura nota della scena fumettistica italiana. E ciò ci offre già un indizio determinante, sulla natura di tale rappresentazione teatrale…

Teatro Rebis, compagnia marchigiana che nei suoi sporadici blitz capitolini ci ha già abituato a scelte un po’ temerarie, in questa occasione ha alzato decisamente la posta, proponendosi (e proponendo al pubblico) una sfida non da poco: portare in scena il mondo del fumetto, nella fattispecie le vignette così acide, corrosive, devastanti nella loro cruda essenzialità, partorite dal nero umorismo di Maicol & Mirco. Molti sono coloro che ne apprezzano il sulfureo e mai gratuito sarcasmo, vista la loro diffusione sempre maggiore sul web, sui social network, sui nuovi canali di comunicazione. La scommessa perciò è diventata anche questo, trasferire in un contesto espressivo diverso qualcosa di già vicino, per altri versi, alla sensibilità e agli interessi del pubblico. Scommessa vinta, possiamo già anticiparlo.

scarabocchio3La scena di Scarabocchi è pertanto quasi spoglia. Vi campeggiano tre figure umane, in rigoroso silenzio: sono i tre protagonisti dello spettacolo, Meri Bracalente, Sergio Licatalosi, Fernando Micucci. Il loro silenzio iniziale è uno di quei silenzi che è fin troppo facile definire “assordanti”. Genera un promettente disagio. Basta poi un quid, una piccola miccia, affinché quei tre, preparatissimi sia sul piano della gestione corporea che a livello vocale, comincino a interagire tra loro. E le più graffianti vignette di Maicol&Mirco prendono magicamente vita. Così ha luogo il miracolo: quello humour nero che già su carta può vantare una qualche ascendenza beckettiana, un afflato esistenzialista indirizzato al nonsense generale, acquisendo tridimensionalità sul palco non perde tali prerogative ma a suo modo le valorizza.

scarabocchio4Un po’ come negli spettacoli di Rezza, volendo tracciare un nobile paragone, la comicità non scaturisce soltanto da ardite e paradossali invenzioni verbali, ma dalla musicalità di una partitura che spinge gli interpreti a relazionarsi tra loro nello spazio attraverso pause, sguardi, movimenti, che sconfinano volentieri (e intelligentemente) nell’assurdo. Sketch surreali si susseguono, ottimamente legati tra loro, accompagnandoci in metafisiche e saturnine digressioni sul rapporto di coppia, sull’amicizia, sulla morte, sulla società dello spettacolo. Argomento principale, quest’ultimo, di una divertente e applauditissima post-fazione, messa in scena quando la rappresentazione appariva virtualmente conclusa.

La regia di Andrea Fazzini è un autentico meccanismo ad orologeria, votato al comico e al grottesco. Ma è la sorprendente bravura degli interpreti a fare il resto. In particolare Meri Bracalente, capace di padroneggiare ogni sfumatura di una voce quasi ipnotica; il che ci ha ricordato giocoforza la sua interpretazione, così espressiva, nel precedente spettacolo di Teatro Rebis, Signorina Else, in cui era stata proprio lei a riproporre con personalità il sofferto flusso di coscienza dell’eroina di Schnitzler.

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