Ce lo chiede l’Europa

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Al Teatro Belli va in scena uno spettacolo ispirato dall’Austerity, ma dove non si risparmia certo in risate.

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Di: Avaro, Marini, Sgamas
Con: Fabio Avaro, Vanina Marini e La Banda dell’Uku (Fabrizio Sartini, Luca Sgamas, Luca Lepore)
Regia: Vanina Marini
Disegno luci: Maximiliano Lumachi
Date: dal martedì al sabato alle ore 21,00 – Domenica alle ore 17,30

INTRO: Un’improvvisata compagnia teatrale proverà a realizzare uno spettacolo per vincere un bando della comunità europea. Riuscirà la giovane regista a domare l’esuberante attore con al seguito la sua assurda band? Riusciranno i nostri a rispettare le rigide richieste del bando?

Il titolo completo è: Ce lo chiede l’Europa – Una commedia che la metà basta. Già questo può offrire una prima idea dei temi esplorati dalla commedia che gli attori Fabio Avaro e Vanina Marini hanno messo a punto in combutta col musicista Luca Sgamas, presente sul palco con la Banda dell’Uku. E sono temi decisamente attuali. A riprova del fatto che nei teatri più grandi si tenta ancora di far ridere con spettacoli decisamente più datati, ed omologati, resi magari appetibili solo da qualche volto noto della televisione; mentre in altri contesti la comicità può scaturire da una maggiore libertà espressiva e da un legame più forte con il presente, coi cambiamenti in atto all’interno di una cornice sociale sempre più frammentata e allo sbando.

Europa1Traducendo queste estemporanee riflessioni, che potrebbero apparire persino allarmate, in dati più concreti, cominciamo col dire una cosa: anche al di là dell’apprezzabile malizia con la quale gli autori si fanno beffe della nostra società, su cui di recente si sono sovrapposti i diktat dell’Unione Europea a una già soffocante burocrazia nostrana, il tratto fondamentale è che si ride, e molto. Si ride per quel ritmo spigliato e veloce al quale si adegua ben presto la rappresentazione. Si ride per gli irresistibili siparietti musicali. E si ride per la curiosa e beffarda catena di equivoci determinata dalla situazione iniziale. Come a incarnare in due personaggi tendenzialmente opposti i differenti modi di guardare all’Europa che caratterizzano, anche da noi, il corrente dibattito culturale, l’idea di mettere in scena una strampalata, bizzarra commedia contagia i protagonisti a partire dalla ghiotta opportunità rappresentata da un bando europeo. Ma ad esserne al corrente è in realtà solo lei, intellettuale un po’ spocchiosa, che pare quasi rispecchiare un certo progressismo nostrano lontano dai problemi reali e ormai assuefatto alle diverse sfumature del “politicamente corretto”. L’effetto irresistibilmente comico dello spettacolo scaturisce quindi dai grotteschi sotterfugi che la protagonista femminile, una convincente Vanina Marini, porrà in atto per convincere a partecipare l’istrionico mestierante interpretato con spassosa ribalderia da Fabio Avaro: lui invece delle magagne europee non vorrebbe nemmeno sentir parlare, lo irritano profondamente, perciò i suoi colleghi musicisti d’accordo con la giovane donna faranno veramente di tutto, pur di fargli credere che il loro progetto parli di altro. Con esiti naturalmente esilaranti e bislacchi. Non vi diciamo, ovvio, come la faccenda si risolverà, ma vi suggeriamo piuttosto di prestare orecchio alle spassose parodie musicali, con tanto di incursioni nell’antica Roma, che sono tra i tanti stratagemmi comici pienamente azzeccati della vivacissima pièce teatrale.

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