E basta co’ ‘sto Shakespeare

Al Teatro L’Aura l’amore per i classici e lo sperimentalismo teatrale si sfidano, diventando pretesto di una singolare, esilarante baruffa.

Senza titolo-1Roma, Teatro L’Aura, 12 gennaio 2016

Scritto e diretto da: Enzo Masci
Con: Maurizio Canforini, Valeria Iovino, Laura Monaco, Giulia Pelliciari, Giuseppe Renzo, Stefano Scaramuzzino e Max Zanussi
Regista assistente: Angela D’onofrio
Date: il 31 dicembre 2016 dalle ore 21.30 e dal 5 al 22 gennaio 2017, dal giovedì al sabato ore 21.00 – domenica ore 18.00

INTRO: Una compagnia di quelle che “lo famo strano”, praticante integralista del teatro d’avanguardia e nemica giurata dei classici (e dei teatri frequentati da una qualsivoglia forma di pubblico pagante) si trova davanti all’occasione della vita: un invito a preparare lo spettacolo di apertura per il World Shakespeare Festival a Londra. Come ha fatto quell’invito ad arrivare a loro? E soprattutto, che fare? Restare duri e puri, sconosciuti ma fedeli ai propri “ideali”, o cedere alla tentazione del successo e rappresentare Lui, il Male, l’Orrore da secoli incarnato in uomo, il mefistofelico William Shakespeare? Davanti all’odore della popolarità anche i princìpi più saldi vacillano, ed una masnada di incapaci si getta nell’epica impresa di portare in scena qualcosa di cui non sanno assolutamente nulla. Ma le imprese disperate riservano sempre delle sorprese, e se il Bardo è sulla cresta dell’onda da più di quattrocento anni un motivo c’è… In un crescendo di risate, mescolate a celebri scene delle opere del Bardo, conoscerete un William Shakespeare come non lo avete mai visto.

Shakespeare 2Al Teatro l’Aura la commedia è spesso protagonista. Ma in una stagione rigida come questa può anche capitare che il “generale inverno”, trasformandosi in personaggio dagli intenti subdoli e meschini, crei ad arte una cornice per certi versi “drammatica”. Ci riferiamo più semplicemente al fatto che la replica di E basta co’ ‘sto Shakespeare del 12 gennaio si è svolta con una presenza del pubblico, eufemisticamente parlando, estremamente rarefatta, complici un gelo implacabile e le tante prenotazioni disdette (come ci è stato detto al botteghino) per improvvisi e devastanti attacchi influenzali. A quel punto gli attori avrebbero potuto davvero dire “basta con Shakespeare”, rinunciando ad andare in scena! E invece no. Hanno regalato ai pochi spettatori “superstiti” una performance decisamente grintosa, in linea peraltro con la brillantezza del testo. Questo ai nostri occhi li rende doppiamente bravi.

sahakespeare3Si diceva quindi del testo. Ciò che della pièce di Enzo Masci ci ha rallegrato di più è innanzitutto il fluire di quella leggera ironia, qui usata per condire un tema tutto sommato abbastanza frequente: l’eterna diatriba tra i più fanatici cultori dello sperimentalismo a tutti i costi e gli altrettanto accaniti sostenitori dei “classici”, spesso tacciati di portare a teatro spettacoli già ricoperti di muffa. Il tutto rapportato, per l’occasione, all’italica cialtronaggine di una compagnia assai scombinata che, se non fosse per le generose tasche del papà di un attore, guarda caso quello più infervorato con un teatro di ricerca dai contorni astrusi e involontariamente caricaturali, avrebbe già dovuto disperdersi di fronte ai troppi insuccessi. Questa situazione è la premessa di una indiavolata commedia degli equivoci, volendo semplificare l’essenza del plot, che vedrà alcuni degli interpreti ingegnarsi in ogni modo possibile pur di accettare il comunque avventuroso invito pervenuto loro da un prestigioso festival scescipiriano…. senza che il loro principale finanziatore scopra che è proprio Shakespeare, massimo ispiratore di un teatro d’impronta tradizionale, quel che si apprestano a mettere in scena!

Oltre ai ben oliati meccanismi comici, in E basta co’ ‘sto Shakespeare l’attenzione viene tenuta viva dall’intelligente parafrasi, nonché dall’arguzia, con cui alcuni inserti delle opere del Bardo vengono citati in scena; a volte in modo parodico e a volte con una più spiccata aderenza al testo originario, dando così la possibilità agli attori di mostrare pure la loro versatilità, nell’estemporaneo sovrapporsi di comico e tragico. Non sorprende che tra loro ci sia una vecchia conoscenza, Maurizio Canforini, che ha già alle spalle un suo percorso di rilettura delle opere scespiriane. Ma un bravo va anche ai vari Giuseppe Renzo, Valeria Iovino, Laura Monaco, Giulia Pelliciari, Stefano Scaramuzzino e Max Zanussi, vista la vivacità della loro interazione sul palco, che in parte strappa risate a scena aperta (persino con una platea così numericamente ridotta, nella circostanza) e in parte fomenta ragionamenti non così peregrini, sulle pressoché infinite possibilità insite in una rappresentazione teatrale.

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