EMMA B

Bovary
Una moderna Madame Bovary alle prese con sentimenti plastificati, debolezze e ipocrisie varie, al Teatro Lo Spazio.

Bovary1Roma, Teatro Lo Spazio, 5 ottobre 2017

Di: Enza Li Gioi
Regia: Sabina Pariante
Con: Eleonora Manara, Francesco Laruffa, Gabriele Tuccimei, Tony Caporale, David Mastinu
Costumi: Antonio Ventura
Direzione artistica: Mariaelena Masetti Zannini
Scenografie: Antonio Bonaviri
Date: DAL 28 FEBBRAIO AL 5 MARZO dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 17.00

Intro: Emma B. è la trasposizione in chiave moderna di madame Bovary. Ambientata nella provincia francese ai giorni nostri, la protagonista incarna una donna vittima delle sue frustrazioni. Priva di ambizioni e passioni Emma è una donna viziata ed egoista che si crogiola nel suo disagio. Frivola e superficiale le basta un complimento per divenire lasciva. Sembra che questo sia l’unico ruolo appartenerle e dove riesce a dare il meglio di se. Vi si immerge completamente travestendosi da seduttrice istintiva e sentimentale. Ma la chiave ironica e dissacrante che ci fornisce l’autrice ci fa entrare in empatia con lei e con i suoi goffi tentativi di seduzione. Il suo, anche se la mette a nudo completamente, è un occhio benevolo che ci permette di immedesimarci con lei nonostante il suo essere a volte patetica. Tranne che scoprire poi nel finale la vera natura di donna che si cela dentro di lei e che le permetterà di essere se stessa fino in fondo.

Bovary2Come immaginare Madame Bovary oggi, in una provincia francese dove si respira ancora quell’aria immobile, stantia, nonostante il peggio delle mode attuali vi si sia probabilmente già affacciato? Alla faccia di Flaubert, potrebbe esserci anche la dieta vegana, tra i motivi di conversazione a tavola…
Ciò che non sembra essere cambiata è la mediocrità del dottorino di turno: vanesio, distratto, fintamente empatico. Mentre la Emma B impersonata dalla procace, bravissima Eleonora Manara con una verve assai genuina, si rivelerà tanto facile alle illusioni quanto incapace di emanciparsi realmente dalla mesta cornice che la circonda, perdendosi così in amorazzi altrettanto superficiali e privi di prospettive. Le diverse scenette di cui si compone la rappresentazione (purtroppo un po’ slegate tra loro) mettono progressivamente a nudo la frivola vacuità di un simile ambiente domestico, dando possibilità agli attori di esibirsi con grande mestiere in siparietti talora assai divertenti; anche per quel tocco straniante di cui lo spettacolo si colora, quando fa riferimento alla contemporaneità. Oltre alla stessa Manara, si distinguono in positivo Francesco Laruffa, nei panni del medico condotto Charles Bovary, ed il domestico intrigante cui Tony Caporale sa conferire un’arguzia lasciva, a colpi di mimica facciale. Forse meno appariscenti gli amanti della Bovary, interpretati in successione da Gabriele Tuccimei e David Mastinu.

Bovary3Se gli attori si sono rivelati mediamente in parte (e con qualche gustosa sorpresa, a partire dall’avvolgente passionalità della protagonista), se il testo regala comunque quella brillantezza e quei piccoli spazi di riflessione che ci si può (o meglio si deve) aspettare da un adattamento del genere, qualche motivo di perplessità lo ha destato invece la regia, in Emma B, soprattutto per quei cambi di scena gestiti non sempre in modo appropriato. Da cui certi evidenti cali di ritmo. Uno spettacolo del genere ha in ogni caso quei margini di miglioramento, che potrebbero venire proprio da una maggior confidenza con lo spazio scenico in cui si incontrano i personaggi. Integrando maggiormente con le parti dialogate quei curiosi, stranianti siparietti nei quali il domestico si occupa di imbandire la tavola o spolverare un ritratto, l’atmosfera potrebbe ad esempio acquisire intensità. Già così, però, il pubblico comincia piano piano ad affezionarsi alla protagonista o ad immedesimarsi in quei dilemmi, in quel senso di inadeguatezza, che lei e gli altri personaggi in scena a turno rivelano.

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