BANKSY? HA INAUGURATO UN ALBERGO

Si chiama Walled Off Hotel e si trova al ridosso del muro che in Cisgiordania separa israeliani e palestinesi. È l’ultimo attacco artistico dello street art di Bristol.

thewalledoffhotel_banksy19Nove stanze, un museo, una galleria d’arte e un salotto con piano bar. L’artista underground Banksy inaugura il Wall Off Hotel, struttura ricettiva costruita a ridosso del muro in Cisgiordania. L’occasione è quella dei cento anni dalla Dichiarazione di Balfour, il documento storico con cui il Regno Unito s’impegnava a concedere uno Stato sovrano alla popolazione israeliana e che per Banksy rappresenta l’inizio di un conflitto che dura ormai da 70 anni. È un attacco artistico in piena regola fatto nello spirito provocatorio tipico dello street artist più famoso del mondo.

 

L’albergo consta di nove stanze totali, di cui sette decorate direttamente da Banksy, mentre le due rimanenti sono opera del palestinese Sami Musa e dell’artista canadese Dominique Petrin. Ad accogliere i visitatori all’ingresso c’è una statua di una scimmia in divisa e all’interno è presente un salotto con piano bar. Il pianoforte viene suonato in remoto da artisti internazionali, nel giorno dell’inaugurazione ad aprire le danze è Elton John, collegato via skype. In futuro gli ospiti della struttura potranno ascoltare greatest hit dei Massive Attack suonate a tre mani, e brani originali di Trent Reznor & Atticus Ross, Flea e Hans Zimmer.

 

 

Le nove stanze rappresentano a conti fatti nove diverse installazioni. Si va dalla suite Presidential che contiene tutto ciò di cui “un capo di stato corrotto potrebbe aver bisogno”, come si legge in presentazione. E dunque una biblioteca, opere d’arte originali, un bagno per le immersioni e una fontana crivellata di proiettili da cui sgorga acqua. Le camere Scenic e Artist sono equipaggiate con wi-fi, frigorifero, cassetta di sicurezza, radio e aria condizionata. C’è anche l’alloggio per i meno abbienti, denominato Budjet, e arredato con le rimanenze di un campo militare israeliano. Il costo parte dai 30 dollari per notte ed così descritto:  “niente fronzoli, comprende armadietto, cassetta di sicurezza personale, bagno in comune, tappi per le orecchie gratuiti”. Le opere d’arte sono distribuite in tutti gli ambienti dell’hotel, bagni compresi, ed è presente una galleria permanente con opere eseguite da artisti palestinesi.

banksy-the-walled-off-hotel-bethlehem-designboom-08È l’hotel con “la vista più brutta del mondo”, afferma Il direttore della struttura Wisam Salsaa. Il Walled Off Hotel (letteralmente “l’hotel murato”) si affaccia direttamente sul muro di Gaza e non è di proprietà di Banksy. Salsaa ha dichiarato che “la struttura esisteva già con regolare licenza” e che ci si è solo occupati di ristrutturare interamente gli interni. Non vi sono dunque né quote societarie né altri fini di lucro per Banksy che ha soggiornato segretamente in Cisogiordania per 14 mesi e si è intestato personalmente il costo dei materiali.

 

Il consulente per gli Affari strategici alla Presidenza della Palestina Husam Zomlot non sta più nella pelle: “questo è il modo migliore per trasformare un’area in conflitto in un luogo di arte, cultura e informazione”. Secondo Zomlot il Walled Off Hotel, con l’esposizione permanete di artisti locali, è il miglior modo per “elevare l’arte palestinese a livello globale. Inoltre è un luogo aperto a tutti, non solo agli inglesi, ma a tutte le nazionalità compresa quella israeliana. Non è un approccio conflittuale, ma pacato. Dico a tutti: venite qui a vedere la realtà”. La speranza è che il “marchio” Banksy possa attrarre visitatori da tutto il mondo e quindi, attraverso l’arte, aiutare la comunità palestinese a risollevarsi anche dal punto di vista economico. Certo, la Cisgiordania non è il luogo ideale per una rilassante villeggiatura. E lo sarà ancor meno nel futuro giacché si prevede che gli insediamenti israeliani nell’area aumenteranno. La preoccupazione di Zomlot è che i nuovi insediamenti accresceranno le frizioni fra le due etnie “per questo  è importante stare qui, in questo posto”.

 

In un’intervista resa a Channel 4, Zomlot si dice contrariato rispetto alle occupazioni israeliane ma usa il guanto della diplomazia nei riguardi dell’amministrazione Trump, la cui partecipazione all’intera vicenda non è di poco conto. Zomlot spera che si possa trovare una “soluzione win-win” e che il nuovo Presidente Usa sia propenso ad ascoltare anche le ragioni dei palestinesi dopo aver dato udienza a quelle israeliane.

 

Banksy-IsraeleNell’incontro avuto a febbraio tra il Presidente israeliano Netanyahu e Trump, the Donald si è detto propenso ad una soluzione che piaccia ad entrambe le parti. Alla domanda diretta sulla prosecuzione della soluzione a due Stati, Trump ha risposto di lasciar perdere le etichette e badare alla sostanza: “uno o due Stati, mi va benissimo l’una o l’altra scelta”. Il che equivale a dire tutto e il contrario di tutto giacché avere uno Stato non è la stessa cosa che averne due. In generale Trump ha espresso il desiderio che Israele fermi gli insediamenti per un po’ per favorire il dialogo fra le parti. L’incontro è stato giudicato proficuo per Netanyahu. Decisamente opposta la reazione dell’Olp, il comitato per la liberazione della Palestina, che teme il tentativo di mettere da parte la soluzione a due Stati. L’Olp lamenta il cambio di strategia della Casa Bianca che aveva visto nei due Stati l’unica soluzione possibile al conflitto (con Obama i rapporti Usa-Israele erano in perenne frizione). Inoltre pesano sull’amministrazione Trump i legami tra Israele e Jared Kushner, genero di Trump e consigliere senior alla Casa Bianca, ora delegato agli affari in Medio Oriente. In passato la famiglia Kushner ha finanziato scuole e ospedali israeliani, comprese le strutture all’interno degli insediamenti, come quello di Beit El (da qui lo scetticismo dei palestinesi).

 

Questi grandi giochi di equilibrio corrispondono, nella realtà dei cittadini palestinesi, ad un dramma brutale. Il conflitto si abbatte ovviamente anche sulla popolazione israeliana, soprattutto su chi abita a ridosso delle zone calde. Vale la pena fare del sarcasmo? Lo stile con cui Banksy affronta temi cruciali è quello di una dissacratoria ironia che lo ha consacrato alla fama mondiale. L’ultima dichiarazione di cui si ha traccia sulla questione Trump-muro è quella che Banksy ha reso a Channel 4: “walls are hot right now, but I was into them long before Trump made it cool (i muri adesso vanno di moda, ma io c’ero dentro prima che Trump li rendesse fighi)”.

 

walledoff2Il conflitto in Cisgiordania per l’artista di Bristol corrisponde a un soldato israeliano e un attivista palestinese che fanno la lotta con i cuscini spargendo piume dappertutto (l’immagine è dipinta nella camera Artist del Walled Off Hotel). Secondo quanto riportato da Al Jazeera, i palestinesi sono attualmente divisi nel giudizio sulla creazione del Walled Off. Non tutti sono disposti a prendere alla leggera la creazione di un muro costruito da Israele nel 2002 per proteggersi dagli attacchi suicidi e missilistici dei palestinesi di Hamas, e che al termine della sua costruzione dovrebbe raggiungere, secondo l’Onu, i 712 km (adesso è completo per due terzi).

 

La stessa discrepanza di idee si ebbe nel 2007 quando lo street artist organizzò una spedizione artistica per dipingere il succitato muro. A prendere parte all’iniziativa, oltre a Banksy, ci furono Blu, Faile, Swoon, Ron English e artisti locali come Suleiman Mansour. In quell’occasione Banksy (lui o il gruppo di persone che lavora con questo nome) realizzò una serie di illusioni ottiche per bucare la superficie e lasciar intravedere luoghi esotici, mondi migliori. L’attivista Nigel Parry, co-fondatore dell’associazione Electronic Intifada, racconta di aver avuto uno screzio con Banksy riguardo la decorazione del muro. Secondo Parry, decorare una camera a gas non l’avrebbe certo resa più accettabile, lo stesso poteva dirsi del muro in Cisgiordania. Successivamente Parry si ricrede e afferma: “Banksy è il genere di persona che preferisce disegnare una freccia alta sette metri puntata su quella bruttura per stimolare gli altri a domandarsi prima di tutto perché mai esista”.

 

75d2bf28987d40dca9402ff87f4dc2a9_18Questo è uno dei motivi che spinge Banksy a tornare a Gaza dopo il 2014 per disegnare un tenero micetto sulle rovine: “la gente su internet vuole vedere solo gattini”, dice. E aggiunge: “quanto potrà essere illegale vandalizzare un muro che è già stato dichiarato illegale dalla Corte di Giustizia Internazionale?”. Quale sia l’effetto che sortiranno le opere dipinte sul muro e il Walled Off Hotel non è chiaro. Secondo Suleiman Mansour, che ha partecipato alla decorazione del muro, “alcuni pensano che potrebbe essere un espediente, altri che sortirà un effetto”. C’è anche chi ha parlato di mossa pubblicitaria, utile per gonfiare la fama di Banksy a livello internazionale. La sensibilità resta in capo a chi la vive. Per quanto riguarda l’artista, la linea ideologica di Banksy sulla street art si trova in una sua dichiarazione di un po’ di tempo fa: “i graffiti sono uno dei pochi strumenti in mano a chi non ha quasi niente. E anche se non si inventa un’immagine in grado di cancellare la miseria umana, si può sempre riuscire a strappare un sorriso a un tizio mentre fa una pisciata”.

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