Intervista a Francisca Berton

sin volver la cara
Ideatrice, coreografa e regista dello spettacolo Sin Volver La Cara, in scena il 18 e 19 Marzo.

sin volver la caraSIN VOLVER LA CARA
Ideazione, Coreografie e Regia di FRANCISCA BERTON
TEATRO DEL CAMPUS DI CINECITTA’
Via Quinto Publicio, 90 – Roma
Sabato 18 Marzo 2016 ore 21:00 – Domenica 19 Marzo 2016 ore 17:30

Bruno Marocchini: Electronic music, Sergio Varcasia: Chitarra, Riccardo Garcia Rubi: Chitarra, Paolo Monaldi: Percussioni, Claudio Merico: Violino, Franco Urbani: Tamburello, Cateriena Lucia Costa: Bailaora ospite, Francisca Berton: Bailaora solista, Chiara Candidi: Balli popolari italiani, Alessandra Cocaina, Vania Granata, Flavia Luchenti e Giulia Pettinati: Corpo di ballo.

Costumi di Daniela Catone, Scultura Toro-Chitarra di Alessandro D’Ercole, Versi di Luigi De Pascalis.

Info e Prenotazioni:
Associazione Culturale Algeciras Flamenco www.algecirasflamenco.com

 

Sin volver la cara è il nuovo spettacolo della Compagnia Algeciras Flamenco il quale nasce dall’esigenza di trattare temi attuali, dando vita non solo a concerti musicali e composizioni coreografiche, ma a spettacoli teatrali basati su spunti narrativi mediati dal flamenco.

Sin volver la cara è il nuovo spettacolo della Compagnia Algeciras Flamenco. Come nasce l’idea di questo spettacolo?
Nasce dall’esigenza di trattare temi attuali, volevo trovare un modo per rielaborare un tema, quello della separazione, e le immagini visive e sonore che mi hanno più colpito negli ultimi anni.

Il mio canale espressivo è il flamenco, ma ancora una volta abbiamo cercato di non mettere limiti alla
libertà espressiva. Per questo motivo sono nate le collaborazioni con chi, tramite linguaggi diversi,
voleva esprimere esattamente lo stesso.

Inoltre, ho scelto tutti elementi che in questo momento mi attraggono e rispondono di più al mio gusto personale e, credo, alla contemporaneità del mio essere donna, maestra ed allieva, coreografa, ballerina di flamenco.

Otto sono le scene ove è ambientata la storia di Sin Volver la cara, ovvero “senza voltarsi”. Scene in cui ci si avvicina il momento di un cambiamento. Qual è il cambiamento che viene messo in scena?
Direi che viene portata in scena la possibilità del cambiamento!

A volte non decidiamo, ma altre volte prendiamo consapevolmente delle strade, facciamo delle scelte di separarci da qualcosa, portandone memoria sicuramente, alla ricerca di una condizione migliore.

Alla fotografia viene affidato il ruolo della Memoria nello spettacolo: viene passata da una mano all’altra, rappresenta il trait-de-union fra i diversi quadri.

Negli anni, ho cercato di avvicinarmi e di studiare il flamenco con tutto il rispetto che posso e cercando di conoscere la tradizione. Ma il mio modo di pensare le coreografie e ballare non può che essere il risultato di una separazione: la tradizione nel flamenco, come in altri ambiti, rappresenta le fondamenta su cui si può costruire un nuovo stile, che più ci rappresenta, perché più vicino alla sensibilità contemporanea e più calzante con la realtà attuale.

Ma non è un abbandono, è una separazione; e per separarcene, dobbiamo conoscere la tradizione ed amarla.

Tradere (che in latino significa consegnare,trasmettere), è la radice etimologica di più parole: tradizione, traduzione.

Jorge Luis Borges sosteneva che non esistono traduzioni errate ma solo traduzioni figlie del proprio contesto storico.

A rappresentare la Tradizione abbiamo l’onore di avere come ospite Caterina Lucia Costa, una
artista che tra le prime in Italia ha avvicinato ed amato il flamenco, fino ad “importarlo” dalla Spagna ed a sostenere l’inizio di una nuova possibilità di espressione artistica.

Uno spettacolo di danza di flamenco, dove la forza del ballo, in qualche modo è la forza del cambiamento stesso. Cos’è per te il flamenco?
Il flamenco per me è poesia!

E’ la danza che più mi rappresenta, la musica che più mi piace, il canto che vorrei sapere cantare; il linguaggio corporeo nel flamenco diventa ritmo e melodia, attraverso la musica risuona ciò che non si riesce ad esprimere altrimenti e attraverso il corpo prende forma e si materializza.

Il Flamenco comunque non è l’unica forma di danza presente all’interno dello spettacolo. Quali altri balli sono presenti?
All’interno dello spettacolo c’è anche un quadro di pizzica salentina, ballo popolare italiano; abbiamo inserito una scena con un brano in dialetto salentino, musica popolare , un accenno dei balli popolari italiani.

E’ un omaggio alla tradizione autoctona e facente parte del tesoro culturale del Mediterraneo, che abbiamo individuato per la sua immediatezza espressiva e come testimone della separazione dalla Terra che in passato è avvenuta anche in Italia.

Quali note accompagneranno la danza?
La musica non soltanto accompagna, ma fa parte integrante del flamenco.

Abitualmente, la chitarra è lo strumento principe; la percussione, oltre ad ornare la musica, detta il
ritmo, el compás, agli altri strumenti ed al baile; il violino interpreta la componente melodica. Tutti
gli elementi devono rispettare dei codici attraverso cui potere interagire.

La scelta della musica elettronica è dovuta alla volontà di sperimentare continuamente, cercando ,anche attraverso un ambiente sonoro piu’ contemporaneo e condiviso, l’ambientazione più consona alla nostra riflessione ed alla creazione.

Un viaggio emozionante attraverso la danza e la musica. Qual è dunque la meta finale di questo fantastico viaggio?
Il viaggio si interrompe momentaneamente quando si trova una condizione migliore.

Simbolicamente la nostra fotografia finalmente sarà messa a posto, la splendida cornice sarà la scultura che ha realizzato per noi Alessandro D’Ercole, il Toro-chitarra.

Mi ha fatto questo enorme dono, un’opera d’arte realizzata pensando al flamenco, una scultura che può anche suonare e creare dei suoni che possano “accompagnare” chi la guarda. Come il baile flamenco.

Strepitoso!

Come nasce la tua passione per il flamenco?
Ho iniziato a 6 anni lo studio della danza classica, come tante bambine. Ho incontrato la danza
contemporanea e ne sono stata affascinata, l’ho studiata per molti anni.

Poi, nella scuola di danza che frequentavo c’erano anche dei corsi di flamenco. Mi incantavo a guardare, ho capito subito che era il linguaggio in cui più mi riconoscevo.

Ho iniziato studiando danza, ma con il flamenco ho trovato la mia “casa”. Che poteva diventare una professione non l’ho mai progettato, è successo.

Quali altri appuntamenti ci saranno prossimamente per vedere lo spettacolo anche altrove?
“Sin volver la cara” debutta ed abbiamo scelto questo luogo magico che è Cinecittà per Roma, la nostra città, ed il mondo dello spettacolo.

Presto renderemo pubblici i prossimi appuntamenti in tournée in Italia.

A quali altri progetti stai lavorando?
Sto lavorando ad un nuovo spettacolo che parte dalla collaborazione, che dura da molti anni, con la mia amica Perla Elias Nemer, danzatrice e coreografa di danza orientale, con la quale abbiamo creato “Algeciras”, il nostro primo spettacolo, grazie al quale abbiamo viaggiato tanto e che è arrivato all’Auditorium Parco della Musica di Roma con un altro progetto “Algarabía” (unendo anche la Danza Duende).

Ora abbiamo più esperienza, abbiamo continuato a studiare e ricercare; vediamo stavolta cosa succederà.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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