FUGGIRE, LA NUOVA MISSIONE DI GUY DELISLE

Arriva in Italia l’ultimo lavoro a fumetti dell’artista canadese. Le “Memorie di un ostaggio” sono quelle di Christophe André, rapito in Cecenia nel 1997.

È  finalmente disponibile dal 13 aprile l’ultimo lavoro del fumettista canadese Guy Delisle, Fuggire – Memorie di un ostaggio (Rizzoli Lizard). L’autore si è già fatto conoscere al mondo per i reportage a fumetti Shenzhen, Cronache Birmane, Pyongyang e Cronache di Gerusalemme, in cui racconta i luoghi d’oriente in cui si è trovato ad operare. In Fuggire Delisle cambia rotta. I libro infatti non nasce da un’esperienza diretta dell’autore ma dal racconto di Christophe André, operatore della ong Medici Senza Frontiere che nel 1997 venne rapito in Cecenia e recluso per 111 giorni.

Il contesto è quello post bellico della prima guerra cecena, quando il controllo degli indipendentisti nel Caucaso non regge e si assiste alla nascita di numerose bande armate che operano a sud-ovest del territorio. Al momento del rapimento Christophe André si trova infatti in Inguscezia dove, tra il 1996 e il 1999, le bande armate sequestreranno circa 1300 persone con un guadagno in riscatti stimato intorno ai 200milioni di dollari.

Fuggire02Christophe diviene suo malgrado uno dei protagonisti di questi eventi storici nella notte tra l’1 e il 2 luglio, quando un gruppo di uomini armati lo preleva dal suo alloggio e lo porta via ancora in mutande. Da quella notte, e fino al 20 ottobre, Christophe passerà le sue giornate ammanettato ad un termosifone di una stanza vuota. Racconta l’esperienza traumatica a Delisle che 15 anni dopo la trasforma in un libro.

Sebbene sia ritenuto uno dei massimi esponenti del graphic journalism (giornalismo a fumetti), nell’intervista resa al magazine on line Paste, Delisle dice di non ritenersi un giornalista, “e neanche un avventuriero”. “Non faccio giornalismo, faccio delle cartoline”. Una missione che si rende ben evidente nei suoi lavori precedenti, ad esempio in Cronache di Gerusalemme.

Nel 2008 Delisle si trasferisce con tutta la famiglia a Gerusalemme per seguire la moglie Nadége, impegnata nell’amministrazione di Medici Senza Frontiere, e si fermerà per un anno. In quell’occasione Delisle rinuncerà a vedere luoghi o ad assistere ad eventi su cui un qualsiasi giornalista si sarebbe fiondato a capofitto. Il colmo è che sua moglie Nadége si troverà a Gaza proprio durante l’operazione Piombo Fuso portata avanti da Israele, mentre Delisle si ferma con i suoi due bambini a Gerusalemme. Ha paura. Non crede che valga la pena affrontare un simile rischio per soddisfare la sua curiosità, per realizzare una cronaca atroce che invece andrebbe denunciata. Guy Delisle è un semplice essere umano, come tanti altri. E solo scorrendo le pagine successive ci si rende conto che quegli stessi eventi vengono raccontati sotto altre forme, cioè attraverso i piccoli gesti della vita quotidiana. Il dramma palestinese è nella normale routine: accompagnare i bambini a scuola, riparare un guasto alla macchina, andare a cena a casa di amici costretti ad affittare un appartamento nelle colonie israeliane perché non possono permettersi una retta più alta (il gap tra le possibilità pecuniarie dei cittadini palestinesi e il contesto economico in cui sono inseriti è abissale). Delisle mira dritto alla dimensione umana che in un perfetto articolo di cronaca, fatto di dati, cifre e puntuali dichiarazioni politiche, forse si perde. In Fuggire l’umanità è tutto.

Anche qui, Delisle non spiega niente. Non si sa chi siano i rapitori, per chi lavorano, con chi trattano il riscatto. Il Fuggire03lettore è chiuso nella stessa stanza senza mobili in cui si trova Christophe, ammanettato ad un termosifone, e sa esattamente ciò che sa l’ostaggio. Cioè un bel niente. Sente le voci che arrivano dalle stanze dell’appartamento in cui è rinchiuso. Non capisce cosa dicono, parlano in ceceno. Mangia tre volte al giorno sempre lo stesso rancio (una zuppa di verdure, un tozzo di pane e una tazza di tè). Immagina con lui infinite possibilità di fuga: affrontare i rapitori, colpirli con un pugno, uscire fuori dalla stanza, poi dalla casa, correre via senza sosta, scendendo gradini, saltando muretti, e poi correre ancora fino alla sede di Medici Senza Frontiere, fare una sorpresa agli amici che lo aspettano, sono tornato, sono a casa. Ma ce la fa Christophe, indebolito da oltre cento giorni di prigionia, ad affrontare i suoi rapitori? Se ruba loro il kalashnikov, avrà la forza di sparare? Di sparare ad un essere umano? Per difendersi? “Nei film sembra più semplice”, pensa l’ostaggio. Christophe è solo un essere umano, come tanti altri. Le certezze sono poche, la paura è tanta.

Questa chiave di lettura dà a Delisle l’occasione di trasformare un’esperienza claustrofobica e monotona in un racconto avvincente, aggiungendo qua e là piccole dosi di ironia. “La sfida è non raccontare tutto”, dice l’autore in un’intervista rilasciata al Guardian nel 2012. Con la pubblicazione di Fuggire, lo stesso Guardian incorona Delisle “uno dei migliori fumettisti della nostra epoca” e il libro è considerato, in qualsivoglia recensione, il suo capolavoro. Non è sbagliato. Raccontare 111 giorni di prigionia, tra terrore, noia, esaltazioni e profonde depressioni, è un compito arduo. Il racconto è inoltre fedele alla realtà, giacché in fase di lavorazione Delisle ha più volte mostrato le tavole a Christophe per avere certezza che i sentimenti espressi dal disegno fossero quelli effettivamente provati dal protagonista.

Le occasioni per incontrare personalmente l’autore saranno quelle del 21 aprile alla fiera Tempo di Libri di Milano e del 22 aprile al festival di Cortina D’Ampezzo Una Montagna di Libri.

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