IL DRAGONE D’ACCIAIO

Le interviste a dieci artisti cinesi contemporanei di Annarita Curcio aiutano a far luce su una realtà fertile e variegata.

DRAGONE - COVTitolo: Il dragone d’acciaio (Interviste a dieci artisti cinesi contemporanei)
Autore: Annarita Curcio
Prefazione: Riccardo Rosati
Editore: Postcart
Pagine: 172
Costo: € 13,50
Pubblicazione: 2015

Intro: L’ingresso della Cina nel mercato globale ha imposto questo Paese all’attenzione del mondo. Non ultimo, assistiamo a un fenomeno sul piano artistico che merita una attenta disamina: la presenza sempre maggiore di artisti cinesi sulla scena del mercato internazionale dell’arte. Questo libro raccoglie dieci interviste ad altrettanti artisti cinesi affermati, tutti accomunati da una disinibita inclinazione alla sperimentazione trasversale di stili, tecniche e generi. Attraverso la forma dell’intervista, l’autrice ha scelto di ripercorrere assieme a ciascun artista le principali tappe del suo percorso creativo, influenzato dai complessi mutamenti politici, culturali e sociali in atto nella Cina degli ultimi trent’anni. Gli artisti intervistati sono: Liu Bolin, Gao Brothers, Zhang Dali, Weng Fen, Zhang Huan, Wang Qingsong, Huang Rui, Lin Tianmiao, Li Wei, Zhang Wei.

L'autrice del libro Annarita Curcio intervista Weng Fen
L’autrice del libro Annarita Curcio intervista Weng Fen

Il libro-intervista di Annarita Curcio, possiamo affermarlo con certezza, non è soltanto una guida preziosa per chiunque voglia conoscere meglio alcune delle figure più importanti e valide della scena artistica cinese contemporanea. Oltre ad avere il pregio di affrontare un tema noto principalmente agli specialisti con grande chiarezza espositiva e scorrevolezza, Il dragone d’acciaio – Interviste a dieci artisti cinesi contemporanei è un testo che sa indagare in profondità i fenomeni artistici, lasciando poi emergere senza alcuna forzatura il particolare background socio-politico degli autori presi in esame; così da trasformare l’analisi delle loro opere, all’occorrenza, nell’accurata radiografia della vita culturale di un paese dalle dimensioni continentali, divenuto negli ultimi decenni assoluto protagonista della scena mondiale.

Del resto già la prefazione di Riccardo Rosati, anche lui orientalista di riconosciuta bravura, focalizza l’attenzione su quelle che saranno le coordinate essenziali del libro, ovvero il carattere esemplare di determinate parabole artistiche, quel loro essere rappresentative di una scena sempre più apprezzata dai galleristi, dai collezionisti e dai critici d’arte di mezzo mondo, depositaria anche però delle spinte contraddittorie di una società passata attraverso eventi decisamente traumatici; e con gravi problematiche ambientali, umane e di libertà espressiva, a minarne il passo apparentemente così risoluto verso il futuro. Nei concisi ritratti d’artista e nelle belle, empatiche interviste realizzate da Annarita Curcio prende corpo infatti un affresco della Cina contemporanea variegato e complesso, inevitabilmente sospeso tra Modernità e Tradizione.

"Li Wei falls to the Earth" (Li Wei, 2002)
“Li Wei Falls to the Earth” (Li Wei, 2002)

Già, le tradizioni. Quelle stesse tradizioni millenarie che certe direttive politiche della Cina maoista, in particolare la famigerata Rivoluzione Culturale, hanno fatto di tutto per annullare assieme alle vestigia di un importante passato. E così ne Il dragone d’acciaio non si parla soltanto di pittura, fotografia, installazioni, ma anche degli hutong (antichi agglomerati urbanistici con le tradizionali abitazioni a corte) demoliti a Pechino per far posto a grattacieli e abitazioni moderne, delle diverse forme di censura imposte dall’autorità governativa, del formarsi di villaggi di artisti aperti alle più disparate sperimentazioni e a un confronto originale con gli artisti occidentali, delle conseguenze di radicali riforme economiche come quella voluta da Deng Xiaoping, il quale, spalancando le porte della Cina al libero mercato, causò sconvolgimenti non meno gravi e l’irrompere di modelli americani o di altre spinte disgreganti in un assetto socio-famigliare già messo duramente alla prova.

Ecco, che si parli delle “performance” estreme di Li Wei o dei graffiti di protesta realizzati da Zhang Dali, dell’uso catartico e sottilmente provocatorio dell’abbracciarsi in luoghi pubblici dei Gao Brothers o del percorso così lungo e articolato di Huang Rui, la vivacità della scena artistica cinese trova terreno fertile nel testo di Annarita Curcio, studiosa che ha dimostrato pertanto di saper coniugare la conoscenza al dettaglio delle diverse tendenze artistiche contemporanee con un sincero interesse per il panorama antropologico e culturale ivi scandagliato.

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