Otros Sonidos, Otros Paisajes

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La prima mostra di arte sonora cilena in Europa al MACRO, fino all'11 giugno 2017.

macroAl MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma arriva la mostra Otros Sonidos, Otros Paisajes, a cura di Antonio Arévalo (critico, curatore e addetto culturale dell’Ambasciata del Cile in Italia) e Leandro Pisano (curatore, teorico e ricercatore sonoro indipendente).

Per la prima volta in Italia arrivano i lavori di cinque sound artists cileni che esplorano i pasaggi del Cile attraverso il suono, dal deserto di Acatama fino alla regione della Patagonia. Il filo conduttore è quello del suono e dell’ascolto di aree geografiche e storie ai margini del contesto globale. Un po’ come esplorare la terra a noi  “sconosciuta” attraverso proprio quei suoni che si possono ascoltare proprio come se fossimo sul posto.

Hidroscopia / Mapocho è l’opera di Claudia Gonzàles Godoy. Questa installazione sonda gli aspetti, visibili o meno, del fiume Mapocho e dei processi (naturali o artificiali) che ne hanno poi modificato il suo corso. Le installazioni presenti al MACRO sono delle ampolle d’acqua che, tarate in un determinato modo, fanno scivolare delle gocce su delle piastrelle, creandone un suono diverso per ampolla. Le frequenze delle gocce non sono altro che le variabili fisiche a cui l’ambiente è sottoposto.

macroAtacama 22° 54′ 24″ S, 68° 12′ 25″ W è invece l’opera di Fernando Godoy è una installazione che nasce dalla ricerca e dall’analisi realizzata dall’artista all’interno del deserto Acatama. L’artista, accompagnato dall’artista austriaco Peter Kutin, ascolta i suoni in alcuni punti del deserto, come una miniera di sale, le rotaie di un treno, il suono del vento e della sabbia. Collegandosi nei punti contrassegnati dalla mappa con le cuffie, è possibile dunque ascoltare quei suoni.

macroConferencia de Pàjaros Cantores è invece l’opera di Sebastiàn Jatz, realizzata durante una residenza d’artista nel 2016 a Casa Poli (Cile) che si ispira ai principi dell’arpa eolica, uno strumento musicale le cui corde vengono suonate dal vento. Al centro dell’opera vi è quella dell’artista Violeta Parra, poetessa e cantautrice cilena. L’artista ha rimodulato l’opera originaria lavorando a stretto contatto con i bambini.

Lenguas locales è invece l’opera di Rainer Krause, composta da tre altoparlanti dove viene diffusa la voce di Cristina Calderòn, l’ultima donna a parlare la lingua yàgan, un idioma della popolazione indigena vissuta lungo la costa del Cile e decimata dalla colonizzazione europea del diciannovesimo e ventesimo secolo. Con questa installazione, l’artista vuole sondare il rapporto tra l’uomo e il suo territorio, così stretto e delicato al contempo.

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macroL’ultima opera in esposizione è quella di Antartica 1961 – 1996 di Alejandra Perez Nunez, un’opera interattiva composta da una tela quadrata “ricamata” da cavi e con un altoparlante sospeso in alto. Accostandosi all’opera, più o meno vicino, il livello del suono cambia. La tela raffigura l’Antartide, territorio che ha ospitato attività militari e nucleari fino al 1996.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta dall’Ambasciata del Cile a Roma e da Interferenze New Arts Festival, e realizzata in collaborazione con Tsonami Arte Sonoro.

La mostra è aperta al pubblico fino all’11 giugno 2017.

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Giornalista. In special modo seguo mostre di artisti contemporanei, spettacoli teatrali, anteprime cinematografiche e tutto ciò che mi incuriosisce.

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