BEATRICE CENCI – SE L’AMORE E’ IL CONTRARIO DELLA MORTE

L'interessante proposta della Compagnia Campo de' Sogni

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Giovedì 15 giugno, Roma splendente. Un sole forte che esalta i colori di ogni cosa. Una giornata caldissima, da vivere tutta tra le fresche ombre di persiane socchiuse, con gli echi di un patio, ma l’invito, nonostante l’insolito orario, è allettante.

Alle 18, uno spettacolo teatrale all’interno di uno dei palazzi più belli di Roma a pochi metri da piazza Farnese e Campo de’ fiori: Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, per niente austero, ricco di storia, di stucchi e affreschi pregiatissimi, famoso per la prospettiva del Borromini; andate a vederla, sarete rapiti da un’illusione.
Affronto quasi con piacere l’afa anche perché c’è da godersi un gruppo di attori, dipendenti del Consiglio di Stato, che mai hanno recitato in vita loro. Già questo basterebbe a sollecitare la mia curiosità. Ma i neo attori sono diretti da Francesca Tricarico attrice e regista, predicatrice di teatro, nota a Roma per il suo impegno sociale.Francesca Tricarico
Tra i suoi tanti gruppi di teatro il più famoso e importante è quello de “Le donne del muro alto”: cercatevi qualcosa su internet e su youtube e vi accorgerete che in questo mondo di idioti furfanti che ci spingono nel baratro c’è ancora qualcuno che ha la forza di abbracciare gli altri con gioia per salire, invece, un gradino verso quella humanitas di cui tutti abbiamo bisogno. Non posso mancare a questa nuova prova della Tricarico.
Lo spettacolo si svolge in una specie di aula magna del Consiglio di Stato, la Sala di Pompeo. Incantevole. Luogo incantevole, non c’è altro da dire. Però non è un teatro, non c’è un palco. Sembra di stare in una basilica: una navata centrale delimitata ai lati da antichi scranni in legno, al posto dell’altare c’è un imponente scranno presidenziale e dal lato opposto impera un’enorme statua di Pompeo Magno. Il tutto contornato da affreschi leggeri e luminosi che danno spazio agli occhi. Purtroppo però, l’altezza dell’aula è tale che l’acustica è alquanto problematica, qui dentro potrebbe entrare tranquillamente una palazzina di tre piani, forse più.
CompagniaVediamo come se la cavano.
Titolo: “Beatrice Cenci, se l’amore è il contrario della morte”. Le vicende, un po’ cronaca e un po’ leggenda, che costituiscono la storia della giovanissima nobildonna romana sono lo spunto per parlare di temi attuali oggi come nel 1599 (anno del suo martirio) e anche per mettere a nudo stati d’animo e sentimenti intimi. Da questa esplosione d’interiorità è evidente l’impronta della regista. Anzi, direi che si tocca con mano la fune che lei ha calato nella profondità delle loro anime per portare in superficie il “teatro” che sta in ognuno di noi. E infatti, nonostante la leggerezza e la concretezza, non sono i personaggi ad essere rappresentati e ad uscire allo scoperto, ma sono le anime degli interpreti ad aggirarsi nello spazio scontrandosi e incontrandosi in questa “basilica”. Dalle ottime performance recitative non vengono fuori i personaggi della storia ma gli stati d’animo e le riflessioni interiori degli interpreti. Traspare, si sente, si apprezza il canto profondo dell’anima messa in difficoltà dal giogo della vita, complice la storia che si vuole raccontare. E si riflette di giustizia, si riflette sulle verità, sulle certezze, sul dubbio, sull’amore.
L’uso dello spazio è geniale. Il parterre della navata è il luogo della gente comune e qui si alternano quasi tutti i dialoghi e i monologhi:Paola Fusco
. Carmela (Paola Fusco), una saggia prostituta delusa dalla vita e dall’amore scuote i fulmini delle sue riflessioni e  imbecca le reazioni degli altri (è lei il perno centrale su cui ruota la rappresentazione), brava, padrona della scena, si vede e si sente il sangue napoletano;
Silvia Ercoli. Plautilla (Silvia Ercoli), una dolce consorte tradita che invece crede nella forza del suo amore e si arrende con speranza al suo destino, delicato e coinvolgente il suo monologo, aspro e divertente lo scontro con Sora Menica;
. un testimone (Maurizio Colica), quasi un cantastorie dell’orrendo spettacolo avvenuto sopra e intorno al patibolo di Beatrice, scandisce per gli altri personaggi e per il pubblico i tempi della riflessione;Maurizio Colica
GalimbertiFusco. Sora Menica (Alessandra Galimberti) una specie di scanzonato “Pasquino” al femminile con i suoi ironici richiami alla concretezza e al desiderio di felicità, provoca, deride ma il suo cuore e la sua chitarra hanno un canto profondo;
. un domestico della famiglia Cenci (Carmelo Provenzano), da bambino compagno di giochi di Beatrice, ora implacabile giudice della propria vigliaccheria per non aver fatto nulla per salvarla, cerca e suscita umana comprensione col calore del dialetto siciliano. Questo il parterre.Carmelo Provenzano
In alto invece, sopra gli scranni, a dominare la scena alle spalle e al di sopra del pubblico, da un lato l’amore maschile, dall’altro l’amore femminile:
Lino Di Santo. uno è l’anziano amante di Beatrice, Olimpio Calvetti (Lino Di Santo), sputando la sua rabbia al mondo per la morte di lei e per i facili giudizi sul loro amore, scende nella navata a urlare la sua verità, poi, per descrivere la purezza di quell’amore, torna a dominare il mondo dall’alto degli scranni;
. l’altra, l’amore femminile, madre di Beatrice (Paola Poggi), una madonna bianca, madre e moglie addolorata che non perdona e che non si perdona, tra riso e pianto agghiaccianti, le sue parole restano “alte” e incombono su tutti scuotendo vibrazioni.Paola Poggi
Lo spettacolo è molto originale, Beatrice non è in scena ma il suo spettro vaga e incombe in tutti i dialoghi. Ottimi i testi, scritti col cuore da ogni attore. Ottima la regia. Stupenda l’ambientazione.
Meritatissimi applausi.
Se si faranno repliche ve lo farò sapere.
Claudio Rampanti

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