INTERVISTA A SARA DI CARLO

Organizzatrice delle sfilate "Tutte le età della moda"

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Foto Daniele Cama

 

Grazie Sara per questa intervista. La tua organizzazione, la Alpa M. Eventi by Sara di Carlo, cura una serie di sfilate dal titolo “Tutte le età della moda” nonostante l’età sia un fattore determinante in questo settore. Spiegaci questa scelta.

Ho iniziato a curare questi eventi sette anni fa con l’idea di promuovere  il concetto che la moda è per tutte le età e tutte le fisicità. E’ una mia sfida far sfilare non solo le taglie trentotto ma anche le calibrate anche perché promuovendo il commercio sul litorale di Anguillara, Bracciano e Trevignano la clientela che compra in questi negozi è composta da persone normali.

Soprattutto  perché l’abbigliamento è una necessità nel quotidiano, non soltanto alla moda, quindi tutti si devono vestire.

Esatto, anche perché, basta accendere la tv e vediamo ragazze magre con fisici non naturali, il bello della mia iniziativa è proprio quello di fare sfilate di moda con persone vere e reali.

A proposito di moda, tu hai frequentato questo mondo, tu eri una di queste modelle da passerella.

Sì, proprio perché nell’alta moda eravamo considerate solo in base alle nostre taglie, scartando magari bellissime ragazze, con stile, energia e carattere a favore dell’uniformità vuota del corpo misurato al centimetro. Questa cosa a me non è mai piaciuta e mi ha spinto a valorizzare l’unicità dei corpi veri.

Avere questa fisicità da passerella, quanto sacrificio richiede?

Io sono fortunata perché ho un metabolismo veloce ma tante ragazze evitano di mangiare, oppure si arriva a quelle malattie alimentari per cui la moda è tristemente famosa. Ed è un bene che se ne parli, perché in quell’ambiente è un comportamento che viene considerato normale quando invece bisogna ricordarsi che è sbagliato, non si tratta più di essere in forma ma di sfruttare il proprio corpo per un ideale imposto.

Per quanto riguarda i negozi a cui fai pubblicità nelle tue sfilate, tu scegli sia gli outfit che le modelle, qual è l’immagine che vuoi dare attraverso le tue scelte?

Bella questa domanda. L’immagine che io voglio dare è innanzitutto quella di sentirsi a proprio agio sperimentando magari outfit, proponendo ad esempio ad  una ragazza che indossa sempre pantaloni, magari un abitino, cercando di valorizzare degli aspetti che magari loro trascurano. Se vedo del potenziale cerco di provocare in modo delicato per ispirare una prospettiva nuova.

Sei anche un po’ psicologa quindi.

Sì, questa è la parte dura del mio lavoro perché lavorando con tante ragazze e ragazzi nella fase adolescenziale è difficile gestire le insicurezze che ti portano a indossare sempre le stesse cose che magari ti fanno sentire al sicuro. Questi ragazzi sono in cerca di se stessi e della loro immagine, il mio impegno, attraverso le mie competenze  è quello di offrire nuovi spunti. Alcune volte però mi trovo a scontrarmi con persone che si approfittano della mia elasticità e mettono in discussione le mie scelte e il mio ruolo, rendendo difficile il mio lavoro. Scegliere più di cinquanta outfit, l’ordine di uscita, considerare i tempi per cambiarsi non è semplice. Nel mondo professionale, o ti metti quello o ti metti quello, senza badare ai gusti della modella. Io già cerco di andare incontro alle esigenze personali e questo contestare significa anche avere poca fiducia nel mio lavoro.

La prima delle “età della moda” che mi hai nominato sono gli adolescenti, le insicurezze che vedi sono dovute solo alla normale fase della vita o alla forte influenza dei social?foto2

L’influenza dei social è importante per l’ideale che pubblicizza, anche se attraverso i social ci si può nascondere, creando un’immagine nuova. E’ nella realtà che si fanno i conti. Facendo le sfilate all’interno di realtà di paese, finisce inevitabilmente che pubblico e modelli si conoscano, e mi sono accorta che c’è molta invidia, e quando fai qualcosa di diverso dal gruppo vieni subito preso in giro, perché per queste persone insicure diventi una minaccia. Sbeffeggiano gli altri perché se per primo individui un nemico, magari nessuno se la prenderà con te. I ragazzi autentici e sinceri con loro stessi, che spesso hanno delle idee diverse dal gruppo, dalla massa, vengono emarginati perché fanno paura.

Tornando all’immagine che vuoi dare alle tue sfilate, come sono le tue modelle, come le scegli?

Io scelgo la ragazza acqua e sapone, che non si monta la testa, con i piedi per terra, che mi ascolta perché la cosa principale è che abbia rispetto e fiducia in me. Sono sempre mini-professioniste a cui io mi dedico insegnando come sfilare e che devono collaborare fra di loro.

Quindi cerchi delle modelle con dei valori.

Soprattutto dei valori, nelle mie sfilate non troverai mai una ragazza con i grilli per la testa, specialmente perché quando ti trovi a fare tanti cambi, ti affidi alle tue amiche per una etichetta, per una lampo e inevitabilmente si forma un gruppo, diventa come una famiglia.

Come mai hai abbandonato una carriera che fa invidia a molti per lavorare all’interno del tuo paese?

Forse perché ho dei valori e vorrei provare a trasmetterli. Poi comunque penso che ci si un tempo e un modo giusto per tutto, per esempio per me ha significato molto diventare mamma e il giusto compromesso è stato quello di portare il mio amore per la passerella nella mia realtà quotidiana.

Riguardo a questa tua affermazione “c’è un tempo e un modo giusto per tutto”, parliamo un attimo di buongusto e di ridicolo.

Io penso che ogni età abbia il proprio abbigliamento in base soprattutto al decoro che è una linea talmente tanto sottile che finire nel ridicolo è un attimo.

Eppure ognuno è libero di indossare quello che vuole.

Sì sì, sicuramente, ma sempre con le dovute attenzioni, per esempio, una signora di 50-60 anni non è appropriato una gonna trasparente invece magari è più appropriata una bella scollatura.

Eppure si fa tanto per avere un corpo in forma e giovane da poter scoprire, il collegamento fra bellezza e età viene scontato. La bellezza è solo dei giovani?

La bellezza è prima di tutto salute, in ogni età. In teoria quando si è giovani si sta più in salute, quindi si cerca di mantenere quei caratteri del corpo giovane: un fisico tonico, una pelle luminosa, capelli curati, e va tutto bene, è tutto giusto. Il problema è sempre quando si esagera. Vedo molte signore così attente a queste cose da non essere più naturali, anche perché comunque il corpo rivela la vera età, e tutta questa artificiosità può anche portare all’effetto contrario. Curati sì ma non finti. Dall’altra parte vedo donne completamente trascurate, che mangiano male, che scelgono un abbigliamento quasi trasandato pur di essere comode, senza un briciolo di femminilità. Ho parlato di signore, ma queste due categorie ci sono anche fra le giovani, in quella età in cui il corpo è vitale e basta pochissimo per essere bellissime. Dalla mia esperienza ho notato che quello che mette molto in crisi le donne è il confronto con le figlie, alcuni atteggiamenti mi fanno pensare a delle insicurezze. Sembra come se ci fosse una gara, le mamme vogliono brillare di luce riflessa attraverso le figlie e contemporaneamente le temono, come delle rivali. Le figlie poi vogliono soddisfare le mamme e quindi si fanno guidare in attività che magari a loro non interessano, e lo vedo anche con i bambini.

Mi introduci quindi la seconda categoria, i bambini. Quando tu scegli l’outfit per i bambini, vengono anche i genitori.

Mi è capitato molto spesso che i bambini fossero d’accordo con quello che propongo, sono dei modelli perfetti perché accettano tutto molto tranquillamente, e invece le mamme vogliono cambiare i vestiti. Poi mi sono resa conto che la praticità e la velocità spinge i genitori a vestire i bambini un po’ tutti uguali, tute per i maschietti, leggins per le femminucce e quindi durante le sfilate mi trovo molte mamme che mi chiedono di far sfilare le figlie con i vestiti perché sono abbigliamenti che non gli mettono mai. Di nuovo per un discorso di praticità non si usano più tutta una serie di capi di abbigliamento più ricercati e sì, più impegnativi da lavare e stirare che però tradizionalmente sono legati agli eventi più importanti, ad esempio la domenica per fare una passeggiata tutti insieme e che indicano un giorno di festa. Poi  un’altra cosa che secondo me si fa poco è rispettare la creatività del bambino, anche se con accostamenti audaci, tanto sono ancora in quella fascia d’età dove si sperimenta senza pregiudizi.

foto3Parliamo ora della fascia più adulta dei tuoi modelli.

Loro sono forti, ed esigenti. Non andrò mai a forzare una persona che si è guadagnato sicurezza, con l’esperienza e attraverso le sfide della vita. In questa fascia lavoro di più proponendo agli uomini t-shirt e jeans, dosando i colori o le fantasie.

Sono sette anni ormai che fai questo lavoro, come si sono evolute le tue giornate?

È tutto molto più frenetico, mi occupo dei negozi, delle locandine, le prove, le location.

Cosa cerchi nelle location?

Quest’anno ho voluto esagerare, per esempio oltre alla nostra bella Piazza del Molo ho fatto una collaborazione con uno stabilimento lungolago a Vigna di Valle.

Sei molto legata al tuo paese quindi.

Sì, assolutamente sì, da Anguillarina, nel mio piccolo cerco di trovare i posti che meglio rappresentino il mio paese, quelli più caratteristici. Infatti una cosa che mi rattristisce molto è vedere la carenza di iniziative. Ricordo dei grandi eventi quando ero piccola, molta pubblicità, molto coinvolgimento anche perché il turismo è una risorsa che non tutti i posti possono sfruttare. Bisognerebbe accettare più  volentieri le varie iniziative e essere aperti a sperimentare. Io ho cercato anche di variare le location, tipo le Aste Taurine e sto lavorando per il Centro Commerciale di Le Rughe, per fine anno poi spero andrà in porto un’iniziativa ancora più bella che però ancora non voglio rivelare…

Durante le tue sfilate porti anche dell’intrattenimento, nella tua ultima sfilata, quella del 28 Maggio hai proposto il Burlesque.

Nel contesto poco aperto alle innovazioni di cui parlavamo prima, come mai hai fatto questa provocazione con il Burlesque, che è poco conosciuto anche nella metropoli?

La mia scelta è sempre legata al concetto di novità, tra l’altro è stata molto apprezzata. L’unica accortezza è stata quella di avere Sophie Sapphire e Ann Da Loss ospiti in una sfilata in cui non ci fossero i bambini, non tanto per i bambini, quanto per i genitori che magari potevano sentirsi in difficoltà. Credo che ci sia più imbarazzo tra gli adulti perché si fanno un’idea senza sapere, le bambine che sono venute dallo stabilimento sono rimaste affascinate dai vestiti e dalle musiche, vivono tutto in modo più sincero, libero, senza pregiudizi.foto4

Come ha preso il tuo pubblico questo nuovo intrattenimento?

Benissimo, si sono divertiti perché essendo anche in una location di vacanza, erano tutti più o meno in costume, e quindi l’abbigliamento non era molto diverso da quello delle ragazze, poi il pubblico è aumentato mano mano che sentivano fare gli applausi alle ragazze che comunque sono state molto coinvolgenti.

Come descriveresti il Burlesque?

Io ho percepito gioco, divertimento. Inoltre il fatto che fossero donne reali ha fatto si che le donne si immedesimassero, che è la stessa complicità che cerco di creare fra pubblico e modelli. E soprattutto è un intrattenimento che voglio riproporre anche sperimentando contesti e scenografie diverse.

Eleonora “Spicy Cookie” Semprini

 

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