I Placebo al Live at Sunset

Placebo

I Placebo hanno suonato martedì 11 luglio a Zurigo all’interno della rassegna Live at Sunset. Un festival che, giunto alla 21° edizione, si dimostra come uno dei più interessanti del panorama dei festival europei. Basta citare i nomi di alcuni degli ospiti di questa ultima edizione: Elton John, Norah Jones e, appunto, Placebo, per confermare quanto appena detto. Il concerto si svolge a Zurigo, sopra una collina appena fuori la città. Da qui, proprio dietro a dove è stato allestito il palco, è possibile ammirare in tutto il suo splendore il tramonto che lentamente avvolge il cielo.

I Placebo sono ancora impegnati nel loro “20 Years World Tour”, il tour che festeggia i venti anni dall’uscita del loro primo album omonimo (Placebo, 1996), quando, poco più che ventenni,  Brian Molko e Stefan Olsdal (che si erano conosciuti casualmente pochi anni prima alla fermata della metropolitana di South Kensington, a Londra), insieme al batterista Steve Hewitt, successivamente uscito dalla band, si affermarono sulla scena post-rock britannica. Da allora sono successe tante cose: 7 dischi, quasi 11 milioni di copie vendute, tour in tutto il mondo.

Chi segue i Placebo da anni, conosce benissimo la ritrosia della band a suonare i pezzi più commerciali durante i loro show. Un’ingiusta punizione per i fan di ogni latitudine interrotta proprio per celebrare questo ventesimo compleanno. Un regalo per i fan, secondo le dichiarazioni di Brian Molko. “Diciamo che ci saranno canzoni nella setlist che avevo giurato di non suonare mai più. Ma penso che sia giunto il momento di restituire ai fans dei Placebo quello che vogliono veramente sentire in un concerto dei Placebo. Questo tour è soprattutto per i nostri fans”.

Puntuali, alle 20:30 partono le note di “Every You Every Me”, con il palco ancora vuoto mentre i musicisti di supporto  prendono la loro postazione.  Gli schermi proiettano frammenti di vecchi video, riprese dal vivo e materiale di backstage che ripercorre la storia del gruppo, con le date degli anni che si seguono velocemente per poi fermarsi al 2016. E’ a questo punto che fanno il loro ingresso Brian Molko e Stefan Olsdal, regalando subito quel gioiello musicale che è “Pure Morning“. Il palco si illumina con decine di effetti, il suono è perfetto. Alla fine della prima esibizione Brian mormora: siamo i Placebo, veniamo da Londra, Inghilterra. Oltre al “thank you” di fine concerto saranno le sole parole pronunciate dal frontman durante tutto lo spettacolo. Una presentazione che ricorda molto il modo di fare delle band giovanili agli inizi della carriera, quando suonano per la prima volta in un luogo diverso da quello abituale. Ci tengono a far sapere come si chiamano e da dove vengono. Poi, spazio alla musica. Chissà che non fosse un modo di evocare proprio la band degli inizi…

Il gioco di luci ed effetti è parte integrante dello show. Con “Loud Like Love” c’è un’esplosione di colori ad accendere la scena, mentre su brani più introspettivi come “Special Needs” o “Lazarus” vengono proiettati dei video o, semplicemente, riproposto su maxi schermo ciò che avviene sul palco. Vanno in successione alcuni brani meno “commerciali” dei Placebo, insieme a una perla come “Without You I’m Nothing“, dedicata al Duca Bianco, David Bowie, che fu tra i primi a credere nella band britannica (i Placebo, nel 1996, seguirono Bowie nel tour di “Outside” come gruppo spalla).

La qualità della musica sale con il passare dei minuti. I suoni sempre al confine tra glam-rock e progressive sono la base ideale di chitarre distorte e feroci sessioni di basso e batteria. Le luci psichedeliche accompagnano alla grande il pubblico che, all’inizio un po’ freddino si lascia trascinare quando il cielo è diventato finalmente buio. Arriva il momento dei grandi successi rock con “Slave to the Wage”, “Special K”, “Song to Say Goodbye” e la meravigliosa e potentissima “The Bitter End”. I Placebo salutano, ma il pubblico sa che non è ancora finita. Ecco allora gli “encore” della band: prima con “Teenage Angst“, poi con “Nancy Boy” e infine con “Infra-red”. Ma non è ancora finita, perché Brian Molko concede un inaspettato bis con il pubblico che già cominciava ad abbandonare il concerto. È “Running Up That Hill” (cover di Kate Bush) a richiamare ancora il pubblico, che celebra la fine – stavolta vera – del concerto con un lunghissimo e convinto applauso.

Nei loro venti anni di storia, i Placebo hanno lasciato certamente un segno nella storia del rock contemporaneo. La capacità di innovare e innovarsi è certamente una nota di merito nella produzione discografica del duo londinese. Dalla loro hanno una qualità musicale di altissima fattura, un suono sempre ricercato, a volte cupo, a volte potente ma mai banale. Probabilmente, nella loro carriera manca (ancora?) quella “hit” generazionale, una canzone che segni un intero periodo e che racconti un’epoca. È successo, ad esempio, con i loro contemporanei Oasis, che sempre a cavallo del 1996 hanno saputo incidere brani come “Wonderwall” e “Don’t Look Back in Anger” che sono diventati inni generazionali, cantati negli stadi, come abbiamo visto anche recentemente per i tragici fatti di Manchester. Il successo della band di Brian Molko è forse meno scontato, ma va tenuto un riconoscimento vero nei confronti di un gruppo che ha saputo comunque raccontare in musica quegli anni.

 

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