ALLA SCOPERTA DEL PERCORSO EVOLUTIVO DEL BURLESQUE COME LIBERAZIONE DELLA FEMMINILITA’

Eccoci alla terza puntata

Nello scorso capitolo ci siamo fermati alla prima contaminazione artistica nel Burlesque, la danza orientale, che tanto ha plasmato le esibizioni di questa nuova arte.

Le Exotic Dancer erano avvantaggiate nell’introduzione nei loro spettacoli di queste straniere forme d’arte poiché, in pieno periodo di colonialismo e dei primi transatlantici, c’era una curiosità intellettuale verso le nuove colonie, le nuove razze e le nuove culture con le loro usanze, perciò l’introduzione di nuove danze, musiche, abiti, gioielli ed accessori era accolta con molto interesse.

Perciò, nonostante la danza del ventre fosse scandalosa e contro i principi della la moralità europea, venne accettata sotto la copertura ipocrita dell’interesse intellettuale.

Per il bene della cultura, ci si poteva approcciare a queste selvagge forme di intrattenimento che provenivano da popoli disinibiti che non controllavano i loro istinti più primitivi.

Le pulsioni, negate dalla classe borghese, erano soddisfatte attraverso la vista di questi spettacoli che prevedevano dei riferimenti alle selvagge culture primitive, senza regole e freni, stimolando gli interessi più interiori e profondi propri di ogni essere umano, fortemente legati alla sessualità.

Da questo momento in poi, le performer avranno molti strumenti per creare i loro spettacoli, il più importante è l’innegabile fascino e attrazione del corpo femminile che ormai, svelato nella sua interezza, stava diventando l’effettiva attrattiva degli spettacoli.

Questo intrattenimento che prevedeva una nudità più o meno parziale, era gestito da compagnie stabili che proponevano un burlesque di tipo più popolare (stock burlesque) ed erano gestite dalla American Wheel che era un ramo della Culumbia Amusement Company che invece gestiva il burlesque “approvato” e rispettabile.

Un’altra categoria di burlesque era quella della Mutual Burlesque Association con spettacoli che per incassare puntavano sui corpi nudi delle ragazze, purtroppo questo intrattenimento che sfruttava la donna-oggetto ebbe vita lunga grazie ai bassissimi costi di produzione.

E’ importante notare che la rispettabilità e la qualità degli spettacoli erano inversamente proporzionali alla nudità delle ragazze cioè: più le ragazze erano esposte, più il pubblico che attiravano era di ceto medio basso e quindi non c’era più il discorso di arte quanto di semplice esposizione di merce.

Un’ulteriore crisi fece abbandonare gli spettacoli itineranti e confluire la gran parte di questo intrattenimento nello stock burlesque che registrava migliori incassi anche rispetto al Vaudeville, che era l’intrattenimento teatrale-musicale leggero, preferito del tempo.

Un esempio di Vaudeville fastoso e costoso è rappresentato dalle “Ziegfeld Follies” di Florenz Ziegfeld J.r che nei primi trent’anni del ‘900 a Broadway produce spettacoli sul genere delle Folies Bergère Parigine ed aveva come caratteristica principale le scale nelle scenografie, le coreografie di gruppi di ballerine e i tableau vivant.

Una delle compagnie di stock burlesque più famose era quella dei fratelli Minsky nei cui teatri addirittura venivano installate delle passerelle all’interno dei locali per ammirare meglio la performer in shorts e reggiseno trasparente.

L’incidente che rese il burlesque lo spogliarello come lo conosciamo oggi avvenne nel 1917 sul palco dei fratelli Minsky dove la ballerina Mae Dix perse l’abito durante lo spettacolo.

Inutile dire che la sorpresa di quella sera ebbe un successo straordinario, soprattutto per essere involontaria ed inaspettata.

Il fatto che il pubblico volesse essere stupito e stuzzicato denota un desiderio di partecipazione più intellettuale rispetto al solo guardare passivamente.

Questo nuovo genere di spettacolo, che prevedeva una serie di tappe che conducevano al nudo,  venne chiamato Minsky.

A questo proposito vi consigliamo la visione del film “Quella notte inventarono lo spogliarello” (titolo originale “The night they raided Minsky’s) del 1968 di William Friedkin.

Chiudiamo questo capitolo della storia del burlesque e, al pari del pubblico, ci facciamo stuzzicare la mente dall’immaginare le conseguenze di questo pepato incidente sul palco dei fratelli Minsky.

 

Eleonora “Spicy Cookie” Semprini

 

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