Fiorella Mannoia per la prima volta a New York

In occasione del suo primo concerto nella Mela, la Mannoia ha incontrato gli italo-newyorkers all’Istituto Italiano di Cultura.

(Fiorella Mannoia all’Istituto Italiano di Cultura con Giancarlo Lombardi. Foto di Claudio Cravero)

Si è parlato di città, profumi e donne; di Lucio Dalla e di Ivano Fossati, di Pino Aprile e di Thomas Sankara. Con Fiorella Mannoia all’istituto Italiano di Cultura non si è parlato di politica, nel rispetto della par condicio e forse anche perché, in questo clima elettorale confuso, c’era altro di cui parlare.

Ha aperto le danze Giorgio Van Straten, direttore dell’Istituto di Cultura di New York. L’incontro si è svolto in forma di conversazione guidata da Giancarlo Lombardi, direttore del dipartimento di Letterature Comparate del Graduate Center di Cuny. Lombardi ha intervistato Fiorella muovendo dall’ultimo disco, Combattente, ripercorrendo i successi del passato, il progetto ‘Sud’, passando per Sanremo, fino ad arrivare alle ultime esperienze nel cinema.

Si è dunque parlato di canzoni perché, per parafrasare Fiorella, da quelle tutto parte: “Le canzoni hanno un potere che poche opere d’arte hanno; colpiscono con semplicità” ha cominciato. “Entrano, muovono corde, aprono porte. Una canzone può ricordarti un profumo, un colore. Ti riporta al giorno in cui l’hai sentita la prima volta, alla prima volta in cui ci si è innamorati.” Fiorella ha raccontato di quando, riascoltando i dischi di Lucio Dalla immediatamente dopo la sua morte, si accorse che quelle canzoni erano parte di lei, profondamente e semplicemente: “Cominciai a riascoltare tutti i dischi di Dalla in macchina, e mi accorgevo che le sapevo tutte. Erano parte di me ormai, erano entrate”. Da qui ‘A te’, album del 2013 tributo a Lucio Dalla.

Di Combattente si è giustamente parlato a lungo, d’altronde si sa, gli ultimi nati hanno bisogno di più attenzioni. “Mi ha dato un sacco di soddisfazioni. È un album che raccoglie canzoni di diversi autori, ma in qualche modo sono tutte legate. Diciamo che sono tutte storie al femminile.” Nonostante la tradizionale accoppiata donne-amor, arme-cavalieri, qui Fiorella racconta storie al femminile, sotto il segno però della combattività.

(Fiorella Mannoia live al Town Hall di Broadway. Foto di Anna Chichi)

Si è parlato molto di Sud, dell’importanza che ha nella vita di Fiorella (rapita dal Brasile al punto da averci comprato casa): “amo il Sud, la carnalità e il caldo”. In questo contesto Fiorella ha parlato di Pino Aprile e del suo ‘Terroni’, edito da Piemme nel 2010, libro che ha dato il la all’album Sud (2012). Disco significativo questo per la Mannoia che per la prima volta si è vestita da autrice. Il sud non è solo nel titolo e nel concept dell’album; è anche e soprattutto nei musicisti, nei racconti, negli incontri fatti con gli occhi e le storie di qualcun altro: “non solo e non tanto quando leggi di qualcun altro, ma soprattutto quando vedi l’altra parte, quando la incontri, cambi prospettiva”. L’album è dedicato a Thomas Sankara, la cui figura è stata divulgata in Italia dalla stessa Fiorella, motivo per cui in Benin è stata insignita dell’onorificenza del Cavaliere del Panafricanismo. La Mannoia si è poi soffermata sul nostro sud: ha raccontato dell’Aquila e dell’iniziativa ‘Amiche per l’Abruzzo’. Ovviamente la conversazione ha toccato anche l’ospitata all’appena concluso Festival di Sanremo dove Fiorella si è esibita con Claudio Baglioni e Pierfrancesco Favino in una rivisitazione del brano “Mio fratello che guardi il mondo” di Ivano Fossati.

(Foto di Anna Chichi)

Due ore di conversazione che son parse dieci minuti: l’incontro si è chiuso con l’invito a partecipare al primo concerto newyorkese di Fiorella al Town Hall di Broadway, Venerdì 23 Febbraio. “Siamo reduci da un tour europeo” ha raccontato, “mi colpisce tantissimo vedere l’italianità estera sotto il palco: è vero che sono italiani, ma sono italiani diversi dagli italiani in Italia. Gli italiani-esteri comunicano entusiasmo, fatto di nostalgia e mancanza. Mi colpisce moltissimo la ‘fame di casa’. Sono molto emozionata per questo concerto”.

Noi dalla nostra c’eravamo, con tutta la nostra fame di casa, ma consapevoli che New York sa essere casa di tutti, sia dei nati che degli adottati, anche solo per qualche giorno. Così è stato: Fiorella ha proposto una scaletta ricca di successi passati e presenti, e tutto il pubblico italo-americano è stato capace di accogliere ed ascoltare il vecchio e il nuovo, quel che si conosceva (da Lucio Dalla a Lucio Battisti) e quel che non si conosceva.

 

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