IN NOMINE MATRUM

Atmosfere cupe e sensuali al Teatro Ivelise, per uno spettacolo da brividi a fior di pelle

Roma, Teatro Ivelise, 12 maggio 2018

Regia: Olivia Balzar

Con

Giacomo di Biasio: Lo Scrittore

Joe Filippi: Il Narratore

Red Lily: Levana

Mariaelena Masetti Zannini: Mater Lachrymarum

Olivia Balzar: Mater Suspiriorum

Giuditta Sin: Mater Tenebrarum

e con
Antonio Melillo: pianoforte

***

Tecnico Audio: Illebas Orlac

Ufficio Stampa: Kamelia Production/Stefano Raucci

Date: venerdì 11 e sabato 12 maggio 2018, ore 21

Intro: “Sono qui per raccontarvi una storia, quella di Levana e le Nostre Signore del Dolore e dell’uomo al quale sono apparse in sogno.
E’ una storia che inizia al crepuscolo, quando i lumi si accendono e le ombre si allungano.
Sospesi tra il tempo e lo spazio ci affidiamo ai racconti ebbri di uno scrittore, ospite di un antico palazzo infestato. L’oppio, ad avvelenare i suoi sogni lucidi, a dar corpo a fantasie perverse, a creare mondi nei mondi…” Sono queste le parole con cui inizia In Nomine Matrum, uno spettacolo singolare, visionario e corale che si addentra nei meandri più oscuri dell’animo umano.

Quello cui abbiamo assistito il 12 maggio al Teatro Ivelise non è stato certo uno spettacolo come gli altri. Lugubre e sensuale. Accattivante ed ansiogeno. Languido e spaventoso. Pronto a divorare e a risputare in scena polarità opposte accomunate però da una profonda irrequietezza, dalla ricerca spasmodica dell’atto creativo e da una visionarietà senza freni. In Nomine Matrum riesce ad essere tutto questo anche in virtù dell’incontrarsi sul palco di esperienze artistiche diverse, tra loro però affini, in grado quindi di assicurare allo spettacolo un mood omogeneo, pur a ridosso di un andamento così rapsodico, frammentario, a sussulti. Come se ciascun tableau vivant vivesse di un respiro comune.

Affresco decadente, dark, crepuscolare, questo seducente incubo regalatoci da Olivia Balzar (che oltre a firmarne la regia si distingue, in scena, nelle vesti spettrali di Mater Suspiriorum) si ispira peraltro a Suspiria de Profundis di Thomas de Quincey (Greenheys, 15 agosto 1785 – Edimburgo, 8 dicembre 1859); un testo, quello dell’autore britannico, che nel raffigurare l’allucinante, onirica esperienza di uno scrittore alla mercé di esperienze estreme si vela di fosco romanticismo, di una spasmodica ricerca delle frontiere più oscure dell’animo umano. Fino al tenebroso incontro con Levana e con le Tre Madri. Per dar vita così, nella pièce di Olivia Balzar, a una percezione del racconto da parte del pubblico quasi sensoriale, di sicuro da pelle d’oca, complici qui la dimensione così raccolta del Teatro Ivelise, il fumo in scena, le mefistofeliche incursioni di Antonio Melillo al pianoforte e certi cromatismi dettati dalle luci, combinati poi coi tratti tendenzialmente gotici dell’impianto scenografico.
Se è destino che la presentazione delle Tre Madri finisca per suggerire, a uno sguardo morbosamente cinefilo, qualche suggestione argentiana, l’impressione è che però si punti a costruire un’atmosfera diversa, maggiormente debitrice semmai degli inconfondibili set della Hammer o magari delle pellicole di Jesus Franco, in cui l’orrore si mescolava spesso con l’eros. Sono in ogni caso richiami non così frequenti in uno spettacolo teatrale. Così come non è roba di tutti i giorni l’interazione così fluida in scena, di personalità artistiche attive con profitto in ambiti anche abbastanza particolari, a partire proprio dalle tre madri. Oltre alla già menzionata Mater Suspiriorum, ovvero Olivia Balzar, abbiamo infatti le movenze magnetiche della Mater Tenebrarum sinuosamente interpretata da Giuditta Sin, già ammirata in diversi spettacoli di Burlesque (e non solo); come anche il carisma della “dannunziana” Mariaelena Masetti Zannini nei panni di una Mater Lachrymarum capace a sua volta di ammaliare lo spettatore, con quei modi tormentati e passionali che la performer sa esprimere così bene. Per non parlare poi dell’elemento “bondage”, introdotto sapientemente nella pièce dalle mani sicure ed esperte di Red Lily alias Levana. Crocevia di impulsi artistici differenti ma ben amalgamati, In Nomine Matrum sembra condurre gli spettatori nei meandri di una notte senza tempo e senza fine.

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