IL PARADISO SOTTOSOPRA DI MARYLIN MANSON

Decimo disco studio anche per il reverendo

MARYLIN MANSON – HEAVEN UPSIDE DOWN – LOMA VISTA RECORDINGS – 2017

Produzione Tyler Bates

Formazione: Marylin Manson – voce; Tyler Bates – chitarre e tastiere; Twiggy Ramirez – basso; Gil Sharone – batteria

Titoli: 1) Revelation #12; 2) Tattoed in reverse; 3) We know where you fucking live; 4) Say 10; 5) Kill 4 me; 6) Saturnalia; 7) Jesus crisis; 8) Blood honey; 9) Heaven upside down; 10) Threats of romance

 

E con questo sono dieci! Dieci come quello che era il titolo designato per questo album, Say 10, poi abbandonato in favore di Heaven upside down forse per evitare grane gratuite per l’assonanza con “Satan”.

E’ un album sostanzialmente di ritorno all’industrial metal che costituisce il trademark del nostro, grazie soprattutto alla collaborazione con Tyler Bates alla produzione, una produzione acida il giusto, e al basso devastatore di Twiggy Ramirez come ai vecchi tempi.

Non ci sarà più l’impressionabilità di venticinque anni fa ma si torna decisamente ad un livello compositivo elevato, pur senza pezzi strabilianti. Dopo l’attacco non epocale ma comunque feroce di Revelation #12 è comunque piacevole farsi paranoizzare dai ritmi sbiascicati di Tattoed in reverse, con le sue chitarre maleodoranti, viscide, a volte stridule, per non dire delle varie dissonanze e controtempi che danno comunque quell’imprevedibilità che non guasta. Tempi e sonorità tornano immediatamente più sostenuti, quasi violenti, con la susseguente We know where you fucking live.

Lo stesso dicasi per le urla di Say 10, appoggiate mollemente su un acidissimo tappeto chitarristico; i testi restano provocatori, non spaventano più ma galleggiano bene parecchio al di sopra della banalità, nonostante uso e abuso del termine “fucking”.

In alcuni passaggi le chitarre sembrano cigolare come nei film horror, come in Kill 4 me, in altri sembrano spegnersi mentre il cantato si fa agonizzante, ma non di sofferenza fisica, quanto piuttosto di un’apatia degna del peggior impiegato statale, anche quando sembra volersi intenerire.

Gli elementi industrial e pseudo-punk degli inizi sono rievocati dando loro nuova linfa, con discorso a parte per Saturnalia, dove tutto rallenta e la voce ricorda molto il più oscuro David Bowie, concludendo con un parlato quasi malato.

Prima metà del disco promossa a pieni voti e priva di momenti di stanca, qualcosa meno intrigante la seconda parte, che regala comunque un’elettrica e vivacissima title-track, con la sua parte centrale da acchiappo in vista del live, dopo l’accoppiata Jesus crisis e la lenta Blood honey (ampie citazioni di Antichrist superstar, ma qui mi sembra funzionino un pò meno) che non credo supererà facilmente la prova del tempo.

La conclusiva Threats of romance suona come i primissimi Rage Against the Machine, con la voce di Manson che si guarda bene dal rilassarsi, tanto che pezzo e album si concludono con un urlo strozzato.

Marylin Manson probabilmente non sorprende e non spaventa come una volta, ma ciò non significa assolutamente non aver più nulla da dire perchè questo disco, in tempi di stallo creativo come questi, è riuscito nella piccola impresa di farmi dire: “Già finito?”.

Alessandro Tozzi

 

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