CLAUDIO & I SPORCACCIONI, MUSICA HARD IN TUTTI I SENSI

Divertente la proposta dal Friuli

CLAUDIO MARONGIU & I SPORCACCIONI – AUSTRIA & PUTTANE – La Grande V Records – 2018

Produzione Antonio Gramentieri

Formazione: Claudio Marongiu – voce; Alessio Marocco – chitarra; Andrea Farnè – basso; Michele “kuz” Cuzziol -batteria; Enrico Granzotto – piano e tastiere

Contributi a sorpresa: Gianni Perinielli – sax e cori; Franz Valteri – sax e cori; Nicola Peruch – farfisa; 

Titoli: 1) Cantante demmerda; 2) Caìa; 3) Femena twist; 4) Leccar la mona; 5) Pizzin; 6) Austria & puttane; 7) Cancio folk; 8) Leccamoquette; 9) Pronto soccorso; 10) Apt numero 3; 11) Carneval

Grafica & impaginazione Giuliano Cossu

Foto Sara Svagelj

 

Ecco una proposta per niente banale: un hard rock, e dico hard nel senso più estensivo del termine, perchè non manca adrenalina ed elettricità ma di fianco troviamo contenuti che dire espliciti è dire poco, talvolta sessisti ma non solo… insomma musica non per tutti, quanto meno vietata ai minori ma vi assicuro che per gli adulti è uno spasso.

Si parte rock sul serio con Cantante demmerda, divertente autoironia del vocalist e leader Claudio Marongiu che inizialmente sembra scimmiottare Vasco, condita comunque da un bel guitar solo di Alessio Marocco, per scivolare poi sull’acustica Caìa, salvo poi rialzare subito i ritmi con Femena twist, un twist appunto dal sapore anni ’50 ma rielaborato molto intelligentemente in chiave moderna, molto energica ed elettrica, impreziosita anch’essa da un intrigante lavoro di chitarra.

In alcuni frangenti, come in Cancio folk, Claudio Marongiu è molto abile nel passare dall’interpretazione iniziale più contenuta a quella poi più cavernosa della seconda parte. Diverte anche l’autocelebrazione della “voce narrante” in Pizzin, una sorta di notizia del telegiornale che incensa l’autore.

Il blues biascicato di Pronto soccorso è un altro tuffo nel passato, ma molto ben attualizzato, anche qui la voce è molto ben educata, si pensa più ai bluesmen moderni che a quelli storici fatti per lo più di chitarra classica e tempo battuto col piedino… no, qui c’è anche un’impeccabile sezione ritmica, Andrea Farnè al basso e Michele “kuz” Cuzziol alla batteria, che danno grande prova di sè anche in Apt numero 3, battendo un tempo ipnotico degno dei grandi del genere.

Denominatore comune di tutta l’operazione il dialetto bisiacco, con tutto il suo particolare sound, col suo brio e quel ghigno beffardo sempre in vista. E’ un’operazione che sembra condotta senza lasciar nulla al caso, sia per la cognizione e la quantità delle persone coinvolte a cominciare dalla produzione di “don Antonio” (Gramentieri), che dà pulizia al prodotto finale.

La sensazione generale è che una serata di Claudio & i Sporcaccioni deve essere uno sballo, una risata continua, senza trascurare le capacità musicali e compositive, nonchè una certa abilità di intrattenimento anche dal punto di vista strettamente musicale: ascoltare Leccamoquette per credere, con la farfisa di Nicola Peruch e i sax di Gianni Perinielli e Franz Valtieri a riempire ogni vuoto che per puro caso possa mai venire a crearsi, oppure, a proposito di leccare, Leccar la mona, con l’avvio sornione dello stesso Granzotto al piano.

A chiudere una sorta di pianobar, Carneval, che accompagna dolcemente alla porta un disco che a questo punto meriterebbe al più presto un successore, ma anche una serata tutta da vedere.

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Alessandro Tozzi

 

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