LA FLEMMA NON INGLESE DI RODOLFO LAGANA’

Non a caso lo spettacolo porta il titolo "Toro sedato"

RODOLFO LAGANA’, PAOLA TIZIANA CRUCIANI & ROBERTO CORRADI – TORO SEDATO

Produzione Nevio Schiavone

Con Rodolfo Laganà e Deborah Johnson

All’Ombra del Colosseo, Roma, 5 settembre 2018

 

Ancora romanità, e non potrebbe essere altrimenti “All’Ombra del Colosseo”… quella romanità anche un pò indiana proposta da Laganà, con tanto di diadema in testa, ricordando il detto, tipicamente romano, di colui che “fa l’indiano”, vale a dire fa finta di non capire, vuoi per paura, vuoi per convenienza.

Tutto sommato, dice lo showman, molto meglio fingere di non capire piuttosto che fingere di capire senza invece aver capito nulla, come pure molti fanno… come biasimarlo?

Non c’è individuo al mondo che non abbia fatto l’indiano almeno una volta nella vita, magari per mancanza di valide alternative; Laganà parte da se stesso per rafforzare la sua tesi. Lui ha preso il bruto vizio di fare l’indiano da bambino per piccole cose, poi si è “evoluto” da adulto, ed è incappato in questa necessità come tanti. Fare l’indiano quando non sai dove buttare l’immondizia differenziata e se non ti vede nessuno non differenzi un bel niente, oppure farlo quando uscendo da un parcheggio scortichi la macchina del tuo vicino e nessuno ti ha visto, cose del genere, tutto sommato peccati veniali.

Spiega che il detto “fare l’indiano” deriva dai veri indiani che, interrogati dai conquistatori americani, restavano in silenzio perchè non capivano. Beh, questo è quel che a Roma si fa ben prima della scoperta dell’America, sostiene Laganà, e come dargli torto?

Un altro divertente tormentone della serata poi, proprio una volta che si è iniziato a parlare di indiani, è quelle flemma poco inglese, ma tutta indiana, di Toro Seduto. L’attore si compiace di avere una grande dote in comune con lui: la lentezza, concetto diverso dalla flemma. Per questo si ribattezza Toro Sedato. Si bea di quella pace interiore tipica del romano che non ha nulla da fare, che nemmeno capisce la velocità di tutto ciò che gli ruota intorno.

Stemperando poi il clima cantando e duettando con l’avvenente Deborah Johnson, voce cristallina che molto aggiunge alla serata, intercala spesso qua e là degli “augh” che molto somigliano agli “ahò” romaneschi, ed ecco un’altra insospettabile affinità…

L’abilità di Laganà con sguardi, pause e battute fulminee è conclamata, perciò quasi due ore volano in un attimo. Un’altra serata in cui Roma è stata molto ben rappresentata!

Alessandro Tozzi

 

 

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